Le re­go­le per il li­ti­gio per­fet­to (tra ami­ci)

Vi­ci­ne di ca­sa che si ac­ca­pi­glia­no. Cop­pie so­li­da­li che esplo­do­no. Ex com­pa­gni che pian­ta­no a me­tà fe­ste e va­can­ze. Il tas­so di con­fit­tua­li­tà tra adulti è au­men­ta­to. Ec­co po­chi con­si­gli per di­sin­ne­sca­re le mic­ce (for­se). Af­f­dan­do­si an­che a un’ar­te mar­zial

Corriere della Sera - Io Donna - - Sommario - di Cri­sti­na La­ca­va

Pao­la e lui­sa, vi­ci­ne di pia­ne­rot­to­lo, so­no ami­che. Un gior­no Lui­sa bu­ca per er­ro­re il muro che la se­pa­ra dall’ap­par­ta­men­to di Pao­la. Di­sa­stro. Quan­do Pao­la le chie­de di pa­ga­re il dan­no, Lui­sa, of­fe­sa, ne fa una que­stio­ne di prin­ci­pio: non si me­sco­la l’ami­ci­zia con il vi­le de­na­ro. Il tri­bu­na­le pe­rò le dà tor­to e la co­strin­ge a pa­ga­re 800 eu­ro. Ora le due don­ne non si ri­vol­go­no la parola». Au­gu­sto Ci­lea, se­gre­ta­rio na­zio­na­le di As­so­cond (As­so­cia­zio­ne dei con­do­mi­ni), co­no­sce be­ne le li­ti tra ami­ci per be­ghe da po­co: «Com­pa­gni di scuo­la, qua­si fra­tel­li, che se ne di­co­no di tut­ti i co­lo­ri per i panni ste­si o un po­sto nel par­cheg­gio».

Ma l’ami­ci­zia non do­vreb­be es­se­re il luo­go del­la sin­ce­ri­tà, del dia­lo­go sen­za sconti? Mi­ca tan­to. An­che tra ami­ci si li­ti­ga, e tra le ur­la emer­go­no ve­ri­tà na­sco­ste: suc­ce­de in

Dob­bia­mo par­la­re, il flm di Ser­gio Ru­bi­ni in usci­ta il 19 no­vem­bre. Al cen­tro del­la sto­ria due cop­pie, di­ver­se ma mol­to le­ga­te, che in una lun­ga not­te se le can­ta­no, rin­fac­cian­do­si ipo­cri­sie e si­len­zi. E se so­no com­pren­si­bi­li le sce­na­te tra i co­niu­gi (c’è di mezzo un tra­di­men­to), più inaspettati emer­go­no i con­fit­ti tra gli ami­ci: adulti che si scel­go­no, sen­za ob­bli­ghi, ma­ga­ri an­che per­ché fa co­mo­do con­di­vi­de­re una va­can­za.

Il flm met­te a fuo­co un ta­sto do­len­te: og­gi il tas­so di con­fit­ti tra adulti è sa­li­to in via espo­nen­zia­le: un po’ per­ché «sia­mo tut­ti più per­ma­lo­si, ci of­fen­dia­mo per sce­men­ze» come so­stie­ne lo scrit­to­re Die­go De Sil­va (che ha col­la­bo­ra­to al­la sce­neg­gia­tu­ra del flm), un po’ per­ché la gen­te la le­ga al di­to per po­chi eu­ro (e qui par­la l’av­vo­ca­to Ci­lea), e un po’ an­che per­ché per mol­ti l’ado­le­scen­za, con il suo ca­ri­co di ego­cen­tri­smo, im­ma­tu­ri­tà nel­le re­la­zio­ni, in­ca­pa­ci­tà di ascol­ta­re gli al­tri, non fni­sce mai. Ed ec­co che, im­pla­ca­bi­le, sal­ta la mo­sca al na­so.

«In teo­ria l’ami­co è lea­le, co­no­sce i tuoi li­mi­ti e li ac­cet­ta. Nel­la pra­ti­ca, spes­so gli ami­ci si tol­le­ra­no, e ba­sta po­co per far sal­ta­re il tap­po» so­stie­ne De Sil­va. «Il peg­gio ar­ri­va se il si­len­zio è co­va­to trop­po a lun­go; a quel pun­to par­te lo scat­to re­troat­ti­vo, che met­te in di­scus­sio­ne il pas­sa­to. Lì, è brut­ta». Ag­giun­ge Ru­bi­ni: «Par­la­re si­gni­f­ca sca­va­re, ma sca­van­do trop­po si fni­sce in una zo­na d’om­bra. Cer­to, l’ami­ci­zia ha più pos­si­bi­li­tà di

re­si­ste­re ri­spet­to all’amo­re, per­ché c’è un mi­no­re coin­vol­gi­men­to. In com­pen­so, ci si scon­tra più fa­cil­men­te». Evi­den­te­men­te, si toc­ca un ner­vo scoperto, per­ché è tut­to un fo­ri­re di ma­nua­li sulla ge­stio­ne dei li­ti­gi tra adulti. «La ve­ra ami­ci­zia si ve­de nel con­fit­to: se fni­sce, vuol di­re che era op­por­tu­ni­sti­ca » è il parere del pe­da­go­gi­sta Da­nie­le No­va­ra, fon­da­to­re a Pia­cen­za del Cpp (Cen­tro psi­co­pe­da­go­gi­co per la ge­stio­ne dei con­fit­ti). Il suo Me­glio dir­se

le ( Riz­zo­li) par­la a cop­pie e adulti in ge­ne­re: «Li­ti­ga­re fa be­ne, an­che tra ami­ci. Fa cre­sce­re il rap­por­to, è sti­mo­lan­te. L’im­por­tan­te è non es­se­re di­strut­ti­vi, se­gui­re del­le re­go­le».

qua­li? un sug­ge­ri­men­to ar­ri­va da Vit­to­ria Ce­sa­ri Lus­so, au­tri­ce di Di­na­mi­che e osta­co­li del­la co­mu­ni­ca­zio­ne inter

per­so­na­le ( Erick­son): «Si può but­tar­la sull’iro­nia. Chie­der­si: come pos­so peg­gio­ra­re que­sta li­te? Fac­cia­mo una ga­ra di di­fet­ti, io so­no il cam­pio­ne. Im­por­tan­te è che al­me­no uno dei due li­ti­gan­ti ab­bia il non or­go­glio di di­re: vo­glia­mo ve­de­re da dove sia­mo par­ti­ti? Co­sì si fer­ma la sca­la­ta ver­so il pun­to di non ri­tor­no». Al­tri­men­ti, per ro­vi­na­re tut­to, ba­sta un po’ di veleno, e il rap­por­to si chiu­de là.

Per Hen­rik Fe­xeus, gu­ru sve­de­se del­la co­mu­ni­ca­zio­ne ( Come mi­glio­ra­re le tue re­la­zio­ni in un’ora, Val­lar­di), per usci­re be­ne da un li­ti­gio ci so­no due pos­si­bi­li­tà: la pri­ma è far par­la­re l’al­tro sen­za in­ter­rom­per­lo, la­scian­do a lui/lei la fa­ti­ca di ar­ri­va­re in fon­do. L’al­tra è mo­strar­si d’ac­cor­do. Che non si­gni­f­ca non li­ti­ga­re, tan­to me­no men­ti­re o ri­nun­cia­re al­le pro­prie idee, ma in­ve­ce at­tac­ca­re con: «Se fos­si in te, la penserei al­lo stes­so mo­do » . Co­sì, al­me­no, si crea un pun­to di par­ten­za in co­mu­ne per una di­scus­sio­ne. Fun­zio­ne­rà? For­se. Il bel­lo di un’ami­ci­zia è che ci si può de­fi­la­re ele­gan­te­men­te. Sen­za pa­ga­re ali­men­ti. Di­ver­so il ca­so dei con­flit­ti tra pa­ren­ti, ma que­sta è un’al­tra sto­ria. E un al­tro ma­nua­le: Il lin­guag­gio se­gre­to del­la fa­mi­glia, di Tra­cy Hogg (Mon­da­do­ri). Per co­min­cia­re non li­ti­gan­do in ca­sa.

At­tac­ca­re fron­tal­men­te l’av­ver­sa­rio non ser­ve a nul­la. Me­glio dir­gli: “La pen­so come te”. Per spiaz­zar­lo e por­tar­lo (pa­ci­f­ca­men­te) ver­so il no­stro per­so­na­le pun­to di vi­sta

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