NE­MI­CI STRA­TE­GI­CI

Corriere della Sera - Io Donna - - Rivincite - Ma­ria Te­re­sa Me­li blog.io­don­na.it/ma­ria-te­re­sa- me­li

c’è un espo­nen­te del Par­ti­to de­mo­cra­ti­co che De­nis Ver­di­ni “ama” più di chiun­que al­tro. Qual è il suo no­me? La ri­spo­sta sem­bra fa­ci­le. Mat­teo Ren­zi, ver­reb­be spon­ta­neo di­re, vi­sto che il lea­der dei fuo­riu­sci­ti da For­za Ita­lia sup­por­ta dall’ester­no la mag­gio­ran­za di go­ver­no. Ma l’ap­pa­ren­za inganna. Non è per il pre­si­den­te del Con­si­glio che bat­te il cuo­re di De­nis. Sem­mai per il suo più in­tran­si­gen­te op­po­si­to­re. «Se non ci fos­se Ber­sa­ni, bi­so­gne­reb­be in­ven­tar­lo» ri­pe­te spes­so Ver­di­ni. E ac­com­pa­gna que­sta fra­se con un sor­ri­so­ne sod­di­sfat­to. Dal pun­to di vi­sta dell’ex brac­cio de­stro di Sil­vio Berlusconi il ca­po del­la mi­no­ran­za in­ter­na del Pd è come la man­na dal cie­lo. Già, per­ché Ber­sa­ni, un gior­no sì e uno no, at­tac­ca Ren­zi per i suoi rap­por­ti con Ver­di­ni e in­si­nua che, di fat­to, la mag­gio­ran­za di go­ver­no è sta­ta cam­bia­ta sur­ret­ti­zia­men­te gra­zie all’ap­por­to al Se­na­to del­le trup­pe del lea­der dell’Ala (Al­lean­za li­be­ral­po­po­la­re-au­to­no­mie). Il che, ov­via­men­te, fa cre­sce­re le quo­ta­zio­ni di De­nis e del suo grup­po. Di­pin­ge­re la neo­na­ta for­ma­zio­ne di cen­tro­de­stra come es­sen­zia­le e de­ter­mi­nan­te, quan­do co­sì non è, come si è vi­sto nel­la vo­ta­zio­ne del­la ri­for­ma co­sti­tu­zio­na­le, equi­va­le a fa­re un gros­so re­ga­lo di im­ma­gi­ne a Ver­di­ni, che or­mai sem­bra più po­ten­te di quan­to in real­tà sia. Non è cer­to que­sto lo sco­po di Ber­sa­ni, ma non c’è da stu­pir­si se poi il lea­der dell’Ala si mo­stri ri­co­no­scen­te con lui: nean­che Ren­zi gli ha mai of­fer­to tut­ta que­sta vi­si­bi­li­tà.

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