“IO E FRANCESCO CI AL­LON­TA­NIA­MO PER SALVARE L’AMO­RE”

“Non vo­le­va­mo che tut­to mo­ris­se sen­za che ce ne ac­cor­ges­si­mo”. Per la pri­ma vol­ta do­po tan­ti ru­mors e 11 an­ni di vi­ta in co­mu­ne, Am­bra ci rac­con­ta per­ché lei e Renga han­no de­ci­so di di­vi­de­re le lo­ro stra­de. Pro­prio men­tre l’at­tri­ce è pro­ta­go­ni­sta, a tea­tr

Corriere della Sera - Io Donna - - Cover Story - di Ca­mil­la Ba­re­sa­ni, fo­to di To­ni Tho­rim­bert per Io don­na Am­bra An­gio­li­ni, 38 an­ni, ma­dre di Jo­lan­da, 11, e Leo­nar­do, 9. Dal 1° di­cem­bre sa­rà al tea­tro Eliseo di Ro­ma con Tra­di­men­ti, di Ha­rold Pin­ter.

Am­bra an­gio­li­ni ha il pre­gio di non an­no­ia­re mai. Cam­bia ogni vol­ta pur re­stan­do se stes­sa. Quan­do pen­si di aver col­to il suo ve­ro mo­do di es­se­re, scopri che ti sba­glia­vi. Una vol­ta la in­con­tri e ti sem­bra una don­na re­sa in­te­res­san­te da un mag­ma in­te­rio­re do­len­te. La vol­ta suc­ces­si­va, la tro­vi ar­gu­ta e pun­zec­chian­te, al­la Fran­ca Va­le­ri, una che ve­de il la­to iro­ni­co del­le co­se, e que­sto la pro­teg­ge dal­la sof­fe­ren­za e dal pren­der­si sul se­rio. Pas­sa un an­no, la in­ter­vi­sti di nuo­vo e ti ap­pa­re sva­ga­ta, fem­mi­ni­le, se­dut­ti­va. Ma que­st’ul­ti­ma vol­ta ho scoperto una nuo­va Am­bra, una di quel­le don­ne do­mi­nan­ti che pren­do­no in ma­no la si­tua­zio­ne, come cer­te ve­do­ve dei tem­pi di guer­ra che an­zi­ché ab­bat­ter­si in­ter­pre­ta­va­no tut­ti i ruo­li, mam­ma, ca­po­fa­mi­glia, per­si­no im­pren­di­to­re: ener­gi­ca, scop­piet­tan­te, gran rac­con­ta­tri­ce di det­ta­gli in­con­sue­ti. Dall’1 di­cem­bre la ve­dre­mo all’Eliseo di Ro­ma, di­ret­ta da Mi­che­le Pla­ci­do in una del­le com­me­die più ce­le­bri del ’900: Tra

di­men­ti del pre­mio No­bel Ha­rold Pin­ter. Con lei Francesco Scian­na e Francesco Bi­scio­ne, gli al­tri la­ti del trian­go­lo.

Que­st’esta­te, an­che chi non vuo­le sa­pe­re i fat­ti de­gli al­tri è in­cap­pa­to nel­le im­ma­gi­ni del suo com­pa­gno Francesco Renga fo­to­gra­fa­to con un’al­tra don­na. Come vi­ve que­sto mo­men­to?

Io so quel­lo che san­no tut­ti gli al­tri, nien­te di più. E c’è un ri­svol­to pa­ra­dos­sa­le, per­si­no co­mi­co. Chi vi­ve le vi­cen­de ba­san­do­si sui gior­na­li, dall’ester­no, sa già tut­to men­tre io non so nien­te: ha già fat­to il pro­ces­so e de­ci­so chi è il col­pe­vo­le, ha già pian­to e af­fi­da­to i fi­gli. In real­tà, è as­sur­do sca­va­re nell’im­pos­si­bi­le da sa­pe­re, come fan­no i gior­na­li. Una co­sa è cer­ta: non mi sen­ti­re­te mai re­cri­mi­na­re con fra­si ti­po “Per lui ho fat­to qual­sia­si co­sa”. Sin­ce­ri­tà vuo­le che do­po aver af­fer­ma­to di aver fat­to tut­to per qual­cun al­tro, ci si chie­da: ma l’ho fat­to per me o per lui? Al­lo­ra di­cia­mo che 11 an­ni fa si è spo­sta­ta da Ro­ma a Bre­scia per se stes­sa. E per se stes­sa ha fat­to due fi­gli e li sta cre­scen­do. E ora che le vo­stre vi­te sen­ti­men­ta­li stan­no per di­vi­der­si, co­sa fa­rà? Re­sto a Bre­scia. Non so se è la mia ca­sa,

ma è giu­sto continuare qui per­ché le no­stre in­cer­tez­ze non pe­si­no sui bam­bi­ni. In que­sto mo­men­to de­vo­no abi­ta­re dove so­no cre­sciu­ti si­no­ra.

Chi dei due ha de­ci­so di di­vi­de­re - sen­ti­men­tal­men­te par­lan­do - le vo­stre stra­de?

Lo ab­bia­mo de­ci­so in­sie­me. Non vo­le­va­mo che tut­to mo­ris­se sen­za che nem­me­no ce ne ac­cor­ges­si­mo, a for­za di fin­ge­re che non stes­se suc­ce­den­do nien­te.

Mi pa­re di ca­pi­re che non si trat­te­rà dell’en­ne­si­ma con­te­sa co­niu­ga­le a col­pi d’ac­cet­ta, quel­le su cui da sem­pre cam­pa­no i gior­na­li scan­da­li­sti­ci e, per la ve­ri­tà, an­che mol­te per­so­na­li­tà del­lo spet­ta­co­lo.

Ci so­no co­se che rac­con­ta­no le per­so­ne, e io non pos­so im­prov­vi­sa­men­te tra­sfor­mar­mi in qual­cun al­tro. Non vo­glio es­se­re rab­bio­sa né pa­te­ti­ca, e vi­vo quel­lo che sta suc­ce­den­do come il più gran­de ge­sto d’amo­re che ci sia­mo regalati, for­se il ge­sto più al­trui­sta che sia­mo sta­ti in gra­do di fa­re do­po la na­sci­ta dei no­stri fi­gli. C’era una fe­ri­ta san­gui­nan­te e io ho de­ci­so di pren­de­re la me­di­ci­na per cu­rar­la. Ma­ga­ri un di­stac­co può ri­met­te­re a po­sto gli equi­li­bri.

Qua­li so­no le con­se­guen­ze di­ret­te dei ser­vi­zi fo­to­gra­fi­ci che sve­la­no ve­ri o pre­sun­ti tra­di­men­ti?

Le fo­to in­ne­sca­no un mec­ca­ni­smo di oc­chia­te, im­ba­raz­zi, fra­si ine­spres­se. Han­no tut­ti la sen­sa­zio­ne di do­ver­ti di­re qual­co­sa, e non san­no co­sa. È la par­te più comica ma an­che la più dram­ma­ti­ca. Per for­tu­na io e i miei fi­gli vi­via­mo in un con­te­sto mol­to uma­no, dove io non so­no “quel­la del­le co­per­ti­ne” e dove esi­sto­no ri­spet­to, buon gu­sto, di­gni­tà. E i bam­bi­ni ven­go­no la­scia­ti in pa­ce.

Un epi­so­dio ti­pi­co?

Ho par­cheg­gia­to l’au­to da­van­ti al­la scuo­la dei miei fi­gli. Sul cru­scot­to c’era un bi­gliet­to che mi ha la­scia­to un si­gno­re di Ta­ran­to, uno che fa del be­ne e si oc­cu­pa di re­cu­pe­ra­re ra­gaz­zi in dif­fi­col­tà. L’ho

Non vo­glio es­se­re né rab­bio­sa, né pa­te­ti­ca. C’era una fe­ri­ta san­gui­nan­te e io ho de­ci­so di pren­de­re la me­di­ci­na per cu­rar­la. Ma­ga­ri un di­stac­co può ri­met­te­re a po­sto gli equi­li­bri

in­con­tra­to que­st’esta­te quan­do con Pla­ci­do ho let­to Me­dea nel­la sua cit­tà. “La tem­pe­sta la­scia sem­pre qual­co­sa per co­min­cia­re. Ti vo­glio be­ne”, mi ha scrit­to. E sot­to c’era la sua fir­ma. Han­no fo­to­gra­fa­to il bi­gliet­to e i gior­na­li han­no ti­to­la­to: “Francesco le chie­de per­do­no con un bi­gliet­to. Pro­ve di pa­ce”. Na­tu­ral­men­te ave­va­no già scrit­to: “Pro­ve di se­pa­ra­zio­ne” e “Cri­si ne­ra”. Al­me­no mi des­se­ro una per­cen­tua­le su que­sto bu­si­ness! Ma con Francesco vi par­la­te? Cer­to, ma non sap­pia­mo co­sa di­re. Da den­tro, mi sem­bra di ve­de­re Il se­gre­to, la te­le­no­ve­la la­ti­noa­me­ri­ca­na. Lui è Gon­za­lo e io so­no Ma­ria. “Guar­da­lo”, di­co a Francesco. “Al­me­no scopri come va a fi­ni­re”. Lei odia stru­men­ta­liz­za­re la vi­ta pri­va­ta per fi­ni pro­mo­zio­na­li, ma de­ve ri­co­no­sce­re che sta­vol­ta il de­sti­no ha de­ci­so per lei.

é la pro­ta­go­ni­sta di Tra­di­men­ti di Ha­rold Pin­ter, due gran­di ami­ci e la mo­glie del pri­mo che da an­ni è aman­te del se­con­do. Lo so, per fa­re con­ten­ti tut­ti quel­li che ne han­no scrit­to po­trei fa­re come Gon­za­lo e Ma­ria, at­tac­can­do­mi al­le ten­de, de­for­man­do la fac­cia, dram­ma­tiz­zan­do. Scher­zo: Em­ma, bu­li­mi­ca di no­vi­tà, è una don­na che cer­ca con­ti­nua­men­te di co­glie­re le co­se che han­no sen­so. Ma non rie­sce a se­pa­ra­re ciò che la in­trap­po­la da ciò che la li­be­ra. An­che il ma­ri­to Ro­bert ( Francesco Bi­scio­ne) e l’aman­te Jer­ry ( Francesco Scian­na) so­no av­vi­ta­ti su se stes­si. Em­ma con­ti­nua a mu­ta­re, men­tre Jer­ry pen­sa di po­ter ri­ma­ne­re ugua­le per sem­pre: tu sei la mo­glie del mio mi­glio­re ami­co e com­pli­ce, io amo mia mo­glie e an­che te. Qua­le si­tua­zio­ne mi­glio­re per im­pan­ta­nar­si? Ognu­no di noi può ri­co­no­scer­si in que­sto gio­co di infedeltà dop­pia, un’infedeltà che pri­ma che agli al­tri la­ti del trian­go­lo è ver­so se stes­si. Am­bra, io non l’ho mai vi­sta co­sì pie­na di vi­ta. Come fa?

È in­spie­ga­bi­le an­che per me. Pe­rò so­no pie­na di amo­re per Francesco: un sentimento gi­gan­te­sco nei con­fron­ti di un uo­mo al qua­le non so­no più co­stret­ta a pia­ce­re. Un pa­io di an­ni fa, in un’epo­ca in­so­spet­ta­bi­le, ho let­to L’amo­re • tut­to: •

tut­to ci˜ che so dell’amo­re, di Mi­che­la Mar­za­no. Ho tro­va­to una fra­se che mi ha fe­ri­to ma poi aiu­ta­to: “Se esisto so­lo nel ri­fles­so del suo sguar­do, co­sa so­no quan­do smet­te di guar­dar­mi?”. Mi cor­ri­spon­de­va, pur­trop­po. È ora che io esi­sta al di là del­lo sguar­do di un uo­mo.

So­no pie­na d’amo­re per lui; un sentimento gi­gan­te­sco ver­so un uo­mo al qua­le non so­no più co­stret­ta a pia­ce­re

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