IL CO­RAG­GIO DI CHIE­DE­RE AIU­TO

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la no­stra ami­ca k. a gior­ni avrà un suo

In­te­so come al­le­na­to­re, con­si­glie­re, te­ra­peu­ta, mo­ti­va­to­re, for­se ar­mie­re. K. è di­ven­ta­ta ca­po da quat­tro me­si; è to­sta e sa­ga­ce, ma ha se­ri pro­ble­mi con i pa­ri gra­do, gli al­tri ca­pi ma­schi. Rac­con­ta di come la iso­la­no, come de­ci­do­no sen­za di lei, come pre­ten­do­no di non ascol­tar­la o di dar­le ret­ta so­lo sul­le que­stio­ni fri­vo­le, e so­lo se in­ter­ro­ga­ta. Per que­sto ar­ri­va il Non è una stra­nez­za di K. Il ver­rà pa­ga­to dal­la gran­de azien­da per cui K. la­vo­ra. L’uf­fi­cio di K. e la se­de cen­tra­le so­no in Ger­ma­nia, non in Ita­lia, vab­bé. E se si in­vi­dia K. non lo si fa per este­ro­fi­lia. Lo si fa per­ché si vor­reb­be la­vo­ra­re per una com­pa­gnia del ge­ne­re; che in­ve­ste sul­le per­so­ne, e le per­so­ne so­no don­ne, pro­teg­ge e va­lo­riz­za l’in­ve­sti­men­to pro­prio come fa­reb­be con un ma­schio ben ap­pog­gia­to. Lo si fa, poi, per­ché le don­ne come K. han­no un co­rag­gio che la mag­gio­ran­za non ha; per­ché si ver­reb­be giu­di­ca­te, da mol­ti ma­schi e fem­mi­ne, la­men­to­se, pre­te­stuo­se, mo­le­ste. In­ve­ce, un bra­vo ca­po/a de­ve sa­per ri­co­no­sce­re gli osta­co­li. Che pos­so­no sem­bra­re ba­na­li, l’im­pos­si­bi­li­tà di dia­lo­ga­re con le schie­ne di uo­mi­ni che par­la­no in cer­chio per esclu­de­re, le de­ci­sio­ni pre­se al­tro­ve, le umi­lia­zio­ni fat­te pas­sa­re per com­por­ta­men­ti nor­ma­li che so­lo una paz­za de­nun­cia. K., che è tut­to me­no che paz­za, lo ha fat­to. I ca­pi dei ca­pi, a quan­to pa­re né paz­zi né fes­si, le dan­no una ma­no (ora le ami­che ti­fa­no per lei e il il se­gui­to nel­le pros­si­me pun­ta­te).

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