Ma non fer­mia­mo la pa­ri­tà di di­rit­ti

Corriere della Sera - Io Donna - - Dietro Le Apparenze - Quale Maternità 2 - Di Isa­bel­la Bos­si Fe­dri­got­ti

Bi­so­gna es­se­re sem­pre d’ac­cor­do con il nuo­vo che vie­ne? Bi­so­gna es­se­re sem­pre in pri­ma fi­la, con­ti­nua­re a met­te­re un pie­de da­van­ti all’al­tro e la­scia­re che ven­ga­no stron­ca­ti co­me re­tri­vi oscu­ran­ti­sti quan­ti re­sta­no un po­co in­die­tro? In ve­ri­tà qual­che vol­ta si vor­reb­be ral­len­ta­re o an­che fer­mar­si, non sem­pre pro­se­gui­re, pen­sar­ci an­co­ra un po­co pri­ma di de­ci­de­re la di­re­zio­ne, ri­me­di­ta­re a fondo la que­stio­ne pri­ma di av­ven­tu­rar­si a te­sta bas­sa nel­la di­re­zio­ne del fu­tu­ro. Per­ché che la pra­ti­ca dell’ute­ro in af­fit­to rap­pre­sen­ti il fu­tu­ro è ab­ba­stan­za cer­to. Ci po­tran­no es­se­re leg­gi che in al­cu­ni Pae­si, sem­pre me­no nu­me­ro­si, per qual­che an­no, ma­ga­ri an­che per più an­ni, la proi­bi­ran­no, ma è evi­den­te che non sa­rà im­pos­si­bi­le ag­gi­rar­le. La vo­glia di fi­gli è, in­fat­ti, istin­to ir­re­pri­mi­bi­le, de­si­de­rio an­ce­stra­le cui dif­fi­cil­men­te si è pron­ti a ri­nun­cia­re: sap­pia­mo be­ne, del re­sto, che i fi­gli pos­so­no – pur­trop­po è ob­bli­ga­to­rio spe­ci­fi­ca­re “pos­so­no” - es­se­re l’uni­ca gio­ia pu­ra con­ces­sa agli uma­ni. E se qual­cu­no, cop­pia ete­ro o omo­ses­sua­le, si av­ven­tu­ras­se all’estero do­ve è con­ces­so quan­to è proi­bi­to in pa­tria, che fa­rà il giu­di­ce chia­ma­to a san­ci­re il rea­to? To­glie­rà il bam­bi­no ai suoi ge­ni­to­ri pu­ta­ti­vi per re­sti­tuir­lo al­la ma­dre na­tu­ra­le che mol­to pro­ba­bil­men­te lo ri­fiu­te­reb­be? Lo fa­rà fi­ni­re in un isti­tu­to in pa­tria op­pu­re all’estero dal qua­le pro­vie­ne? Lo da­rà in ado­zio­ne ri­te­nen­do una cop­pia di aspi­ran­ti ge­ni­to­ri più amo­re­vo­le, più ca­pa­ce dell’al­tra? O si ac­con­ten­te­rà di una mul­ta? Che la si la­sci fa­re, al­lo­ra, que­sta leg­ge (leg­ge Ci­rin­nà, sul­le unio­ni ci­vi­li, per met­te­re un po’ d’or­di­ne là do­ve l’or­di­ne è, pe­ral­tro, dif­fi­ci­le, una leg­ge che il più pos­si­bi­le pro­teg­ga le don­ne che, per una lo­ro ra­gio­ne, qua­si sem­pre la po­ver­tà, de­ci­do­no di met­te­re al mon­do un bam­bi­no per con­to ter­zi. Una leg­ge che dia lo­ro dei di­rit­ti, per esem­pio quel­lo di cam­bia­re idea an­che all’ul­ti­mo, a pa­ga­men­to già ef­fet­tua­to, e di te­ner­si il pic­co­lo fat­to su or­di­na­zio­ne. Che poi è que­sto il ge­sto – d’amo­re - per il qua­le si è sem­pre ten­ta­ti di fa­re il ti­fo.

ndr.)

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