“LA STAR DI CA­SA? È SEM­PRE MIO MA­RI­TO”

È di­ven­ta­ta fa­mo­sa con De­spe­ra­te Hou­sewi­ves, ma ora Fe­li­ci­ty Huf­f­man è la pro­ta­go­ni­sta di un’al­tra se­rie tv di suc­ces­so. Ha un si­to web de­di­ca­to al­le mam­me mol­to se­gui­to. E si al­ter­na tra fi­gli e set in mo­do (real­men­te) acro­ba­ti­co. Ep­pu­re c’è chi la su­pe

Corriere della Sera - Io Donna - - Casalinghe Realizzate - An­ni schia­vo), di An­na Ma­ria Spe­ro­ni, fo­to di Fre­de­ric Auer­ba­ch De­spe­ra­te Hou­sewi­ves; Ame­ri­can Cri­me. 12 Fle­sh and Bo­ne), Ame­ri­can Cri­me

Tra le fo­to di fe­li­ci­ty huf­f­man su twit­ter ce n’è una in cui lei, a una fe­sta, è ag­grap­pa­ta ma­ni e pie­di a te­sta in giù a uno dei quei lun­ghi na­stri ap­pe­si al sof­fit­to usa­ti dal­le acrobate. Per ave­re qua­si 54 an­ni e nes­sun al­le­na­men­to cir­cen­se è un gran ri­sul­ta­to. «Ne so­no or­go­glio­sa, an­zi pos­sia­mo par­la­re so­lo di que­sto?» scher­za men­tre la ca­mi­cia co­lor cre­ma la­scia scoperte brac­cia su­per­to­ni­che. «De­vo di­re: gra­zie yo­ga. Lo pra­ti­co ogni gior­no». Ol­tre che nell’acro­ba­zia, Fe­li­ci­ty Huf­f­man è riu­sci­ta in un’al­tra im­pre­sa com­pli­ca­ta: far di­men­ti­ca­re do­po ot­to an­ni, 180 pun­ta­te, la mes­sa in on­da in 153 Pae­si e va­ri Emmy e Gol­den Glo­be, di es­se­re Ly­net­te Sca­vo di per po­ter ri­com­pa­ri­re in un’al­tra se­rie di suc­ces­so ma mol­to di­ver­sa, Idea­ta, scrit­ta e di­ret­ta dal pre­mio Oscar John Rid­ley ( lo sce­neg­gia­to­re di

tra­smes­sa in Ita­lia da Tim­vi­sion ( la re­te on de­mand di Tim che si è ag­giu­di­ca­ta al­tre se­rie plu­ri­pre­mia­te co­me la se­con­da sta­gio­ne par­ti­rà in apri­le. Ri­spet­to al­la pri­ma il grup­po di

Fe­li­ci­ty Huf­f­man, 53 an­ni, spo­sa­ta con Bill Ma­cy, due fi­glie. Tra le col­le­ghe di è ri­ma­sta in con­tat­to so­lo con Eva Lon­go­ria.

at­to­ri (tra cui Ti­mo­thy Hut­ton) re­sta lo stes­so, ma sto­rie e per­so­nag­gi cam­bia­no: in una, Huf­f­man è Barb, ma­dre al­le pre­se con l’omi­ci­dio del fi­glio; nel­la se­con­da è Le­slie, di­ret­tri­ce di una scuo­la che de­ve af­fron­ta­re un ca­so di vio­len­za ses­sua­le su uno stu­den­te. Rid­ley ha det­to che il ve­ro “cri­mi­ne ame­ri­ca­no” è il pre­giu­di­zio. Con­tro le mi­no­ran­ze, le clas­si so­cia­li, il ge­ne­re. È d’ac­cor­do? Sì. par­la an­che de­gli ef­fet­ti che raz­zi­smo, fa­na­ti­smo e un cer­to estre­mi­smo nell’ap­pli­ca­re la leg­ge ge­ne­ra­no sul­le per­so­ne. Di co­me que­ste con­vin­zio­ni sia­no le­ga­te al­le no­stre pau­re.

La se­rie ha una ma­lin­co­nia co­mu­ne ad al­tre re­cen­ti ( per esem­pio, è il mood di que­sti an­ni? Dov’è fi­ni­ta l’iro­nia di

che pu­re non trat­ta­va te­mi al­le­gri?

ndr):

True de­tec­ti­ve,

De­spe­ra­te Hou­sewi-

ves, Non sa­prei… For­se non c’è più mol­to su cui iro­niz­za­re; o for­se è so­lo che i gu­sti

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