“L’AR­GEN­TI­NA È UN PAE­SE GIO­VA­NE: DE­VE MA­TU­RA­RE”

“La no­stra de­mo­cra­zia ha me­no di an­ni” di­ce la scrit­tri­ce Clau­dia Piñei­ro. Che con i suoi bestsel­ler ci ha abi­tua­to a guar­da­re il la­to na­sco­sto del­le co­se

Corriere della Sera - Io Donna - - Una Città Sotto Analisi 2 - Di Ma­ria Lau­ra Gio­va­gni­ni, fo­to di Alejandra Lo­pez ndr)

in con­ti­nua­zio­ne. Do­vrem­mo af­fron­ta­re al­tri te­mi con la stes­sa in­ten­si­tà».

Lei co­me leg­ge il mo­men­to sto­ri­co?

È pas­sa­to trop­po po­co tem­po dal cam­bio del go­ver­no, è pre­ma­tu­ro az­zar­da­re un’opi­nio­ne su co­sa suc­ce­de­rà.

Di si­cu­ro la si­tua­zio­ne ap­pa­re - an­co­ra una vol­ta - in­sta­bi­le. L’Ar­gen­ti­na è con­dan­na­ta al­la coa­zio­ne a ri­pe­te­re, per usa­re un ter­mi­ne freu­dia­no?

Sia­mo un Pae­se gio­va­ne in ter­mi­ni sto­ri­ci. Non ab­bia­mo com­piu­to nep­pu­re 200 an­ni (l’in­di­pen­den­za ven­ne pro­cla­ma­ta il 9 lu­glio del 1816, e la de­mo­cra­zia si è raf­for­za­ta da me­no di 40... Non è coa­zio­ne a ri­pe­te­re, di­rei che non sia­mo ar­ri­va­ti al­la ma­tu­ri­tà di na­zio­ni con mag­gior pas­sa­to. Lo si ve­de, per esem­pio, nel ri­spet­to del­le isti­tu­zio­ni. Dob­bia­mo ab­ban­do­na­re in mo­do de­fi­ni­ti­vo l’ado­le­scen­za e pas­sa­re al­la ma­tu­ri­tà, con i di­rit­ti e gli ob­bli­ghi che com­por­ta.

È lau­rea­ta in eco­no­mia. Co­me ve­de il fu­tu­ro?

Non mi oc­cu­po più del­la ma­te­ria da an­ni, pe­rò ho spe­ran­za. Non cre­do nei mi­ra­co­li, ci vor­rà tem­po. Quel che può mi­glio­ra­re la si­tua­zio­ne fi­nan­zia­ria - so­no con­vin­ta - ar­ri­ve­rà se si mi­glio­ra­no le isti­tu­zio­ni. Il pro­ble­ma è sem­pre sta­to que­sto: se si per­met­te la cor­ru­zio­ne, non c’è eco­no­mia che pos­sa reg­ge­re. Gua­da­gne­ran­no po­chi e per­de­ran­no mol­ti.

Bor­ges so­ste­ne­va: “Gli ar­gen­ti­ni so­no ita­lia­ni che par­la­no spa­gno­lo e si cre­do­no in­gle­si”.

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