Broo­klyn,

Corriere della Sera - Io Donna - - Fresca Diva - Ri­de). ri­de). ri­de). de­cla­ma per gio­co). Il Gab­bia­no

in­cer­ta tra due in­na­mo­ra­ti co­sì dif­fe­ren­ti tra lo­ro?

So­no mai sta­ta com­bat­tu­ta tra due amo­ri? Un po­chi­no ( Ma è una do­man­da co­sì per­so­na­le…

Non le chie­do di fa­re i no­mi.

L’amo­re è co­sì buffo ( Io con­si­de­ro il mio la­vo­ro co­me una pic­co­la sto­ria d’amo­re: quan­do ho una re­la­zio­ne con qual­cu­no di­ven­ta tut­to più com­pli­ca­to, per­ché re­ci­ta­re è mol­to im­por­tan­te per me. Ha vi­sto co­me so­no riu­sci­ta ad ag­gi­ra­re la do­man­da? ( “Il mio la­vo­ro è il mio aman­te” (

Qua­li so­no le pic­co­le co­se che la ren­do­no fe­li­ce?

Il tè, una bel­la taz­za di tè. Lo ten­go sem­pre a por­ta­ta di ma­no nel­la mia ca­me­ra d’al­ber­go. E poi…

Co­sa fa quan­do vuo­le trat­tar­si co­me si de­ve, da don­na di suc­ces­so qual è?

Per vi­ziar­mi un po’ in ge­ne­re ve­do i miei ami­ci: an­dia­mo al ci­ne­ma, ai con­cer­ti, ai fe­sti­val, a tea­tro. Lo shop­ping non mi in­te­res­sa poi tan­to, ma do­po aver fi­ni­to di gi­ra­re mi so­no com­pra­ta un bel golf di cash­me­re.

In Broo­klyn tut­ti scri­vo­no lun­ghe lettere. Lei scri­ve an­co­ra a ma­no?

Qual­che vol­ta, per esem­pio al­la mia ami­ca Sa­rah che la­vo­ra in Ugan­da e co­strui­sce scuo­le in­sie­me a gen­te me­ra­vi­glio­sa co­me lei.

Col­le­zio­na fran­co­bol­li?

Li guar­do sem­pre, am­ma­lia­ta. E mi pia­ce an­che stu­dia­re la gra­fia di chi scri­ve per in­do­vi­na­re da do­ve vie­ne una bu­sta. È co­si bel­lo ri­ce­ve­re un mes­sag­gio scrit­to a ma­no, è un ve­ro pec­ca­to che non si usi più. In­ve­ce ci per­dia­mo sem­pre più, cir­con­da­ti da tan­ti scher­mi.

Una sce­na trat­ta da

il film di­ret­to da John Cro­w­ley

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