“SE SO­NO ROMANTICA È GRA­ZIE AL­LE SOAP”

È più ame­ri­ca­na del­la tor­ta di me­le. Ep­pu­re l’han­no sem­pre vo­lu­ta in ruo­li da ispa­ni­ca. For­se è per que­sto che ades­so l’ex “ca­sa­lin­ga di­spe­ra­ta” Eva Lon­go­ria ha de­ci­so di con­sa­crar­si al ge­ne­re che più ama: la te­le­no­ve­la. Ma con pi­glio da in­stan­ca­bi­le at

Corriere della Sera - Io Donna - - Impegno Con Il Sorriso - Di Ales­san­dra Ve­ne­zia, fo­to Maar­ten de Boer The Har­ve­st, Te­le­no­ve­la

At­tri­ce, re­gi­sta, pro­dut­tri­ce, at­ti­vi­sta so­cia­le e po­li­ti­ca, Eva Lon­go­ria ha mol­ti ta­len­ti e un’opi­nio­ne su tut­to. Te­le­no­ve­la com­pre­se. Non è un ca­so che sia il ti­to­lo del­lo show te­le­vi­si­vo da lei crea­to, pro­dot­to e di cui è pro­ta­go­ni­sta. «Per­ché» spie­ga «le te­le­no­ve­la so­no uno spac­ca­to del­la no­stra so­cie­tà, per­ché so­no gli show più po­po­la­ri del mon­do e per­ché so­no cre­sciu­ta guar­dan­do­li». Non spic­ci­ca­va una pa­ro­la di spa­gno­lo quan­do co­min­ciò a pre­sen­tar­si al­le pri­me au­di­zio­ni. « So­no ame­ri­ca­na co­me l’ap­ple pie» la tor­ta di me­le, spie­ga og­gi ri­den­do. «Pe­rò mi vo­le­va­no so­lo per i ruo­li di ispa­ni­ca: mi chie­de­va­no di re­ci­ta­re con un ac­cen­to più for­te, e poi vo­le­va­no che la mia pel­le fos­se più scu­ra, che fos­si più “la­ti­na”». Un uni­ver­so, quel­lo ispa­no-ame­ri­ca­no, con cui, vo­len­te o no­len­te, ha do­vu­to con­fron­tar­si. Del re­sto la sua fe­de De­mo­cra­ti­ca non è mai sta­ta in di­scus­sio­ne: no­to è il suo im­pe­gno per con­vin­ce­re i la­ti­ni a vo­ta­re e re­cen­te­men­te ha pro­dot­to il do­cu­men­ta­rio, sui bam­bi­ni im­mi­gra­ti usa­ti co­me for­za

Eva Lon­go­ria, 41 an­ni. Lo show te­le­vi­si­vo di cui è pro­ta­go­ni­sta e pro­dut­tri­ce è an­da­to in on­da sul­la re­te ame­ri­ca­na Nbc. La se­con­da se­rie è in pre-pro­du­zio­ne.

la­vo­ro in agri­col­tu­ra. All’in­ter­vi­sta ar­ri­va fa­scia­ta in un ve­sti­to blu elet­tri­co, i ca­pel­li scu­ri lu­ci­di e on­du­la­ti, le un­ghie ar­gen­ta­te. Una ve­ra diva da soap. Ci so­no vo­lu­ti an­ni per por­ta­re sul pic­co­lo scher­mo Te­le­no­ve­la. Per­ché era tan­to im­por­tan­te per lei? È la mia let­te­ra d’amo­re al ge­ne­re te­le­vi­si­vo più po­po­la­re del mon­do: dal­la Tur­chia al Me­dio Orien­te, dal­la Ci­na all’In­dia, dall’Ame­ri­ca la­ti­na agli Sta­ti Uni­ti. Co­no­sco be­ne quel mon­do: per que­sto ho vo­lu­to rac­con­ta­re co­sa suc­ce­de die­tro le quin­te. E ri­der­ci so­pra. Ma c’è un’al­tra ra­gio­ne, più po­li­ti­ca… Ci di­ca. Nei me­dia i la­ti­ni so­no qua­si sem­pre rap­pre­sen­ta­ti co­me im­mi­gra­ti, spes­so il­le­ga­li, dei di­spe­ra­ti al­lo sban­do. Mi sem­bra im­por­tan­te mo­strar­li, in­ve­ce, in una lu­ce di­ver­sa e so­prat­tut­to po­si­ti­va. Que­sto show, in un cer­to sen­so, rien­tra nel mio la­vo­ro da at­ti­vi­sta.

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