LU­CIA BOVARY

Corriere della Sera - Io Donna - - Colonne D’autore/ 1 - Acaz­zul­lo@rcs.it blog.io­don­na.it/aldo- caz­zul­lo

ho un’istin­ti­va dif­fi­den­za per i fi­gli d’ar­te, e Lu­cia La­via è fi­glia d’ar­te al qua­dra­to - il pa­dre è il re­gi­sta Gabriele, la mam­ma Mo­ni­ca Guer­ri­to­re -, ma bi­so­gna ri­co­no­sce­re che è dav­ve­ro bra­va. La sua Ma­da­me Bovary emo­zio­na e com­muo­ve. Chi ha an­co­ra ne­gli oc­chi la Isa­bel­le Hup­pert del film di Cha­brol può non ri­tro­var­si nel­la sce­na in cui Lu­cia esul­ta “Ho un aman­te!” -, men­tre Isa­bel­le ri­pe­te­va la fra­se a mez­za vo­ce in un mi­sto di in­cre­du­li­tà, sgo­men­to e cer­to an­che sod­di­sfa­zio­ne. Ma il tea­tro ha re­go­le che non so­no quel­le del ci­ne­ma, tut­to è spes­so un to­no so­pra, an­che per ren­de­re par­te­ci­pe lo spet­ta­to­re dell’ul­ti­ma fi­la. Quel che im­por­ta è l’at­tua­li­tà del te­sto. Flau­bert sem­bra dav­ve­ro aver scrit­to sta­mat­ti­na, per il no­stro tem­po di nar­ci­si in­sod­di­sfat­ti, per le no­stre ge­ne­ra­zio­ni av­vez­ze or­mai a vi­ve­re con lo spec­chio in ma­no, per la no­stra in­ca­pa­ci­tà di ve­de­re il bel­lo e il buo­no in quel­lo che ab­bia­mo, di di­scer­ne­re chi può far­ci del be­ne da chi go­de a far­ci del ma­le. “Ma­da­me Bovary so­no io” di­ce­va già Flau­bert, sot­to pro­ces­so per ol­trag­gio al­la mo­ra­le nel­la Fran­cia del Se­con­do Im­pe­ro. Ci so­no ro­man­zi che si pos­so­no ri­leg­ge­re sem­pre con di­let­to, ma ap­pa­io­no ine­vi­ta­bil­men­te da­ta­ti. E c’è la gran­de let­te­ra­tu­ra sen­za tem­po, in cui si ri­co­no­sco­no per­so­ne che non era­no an­co­ra na­te quan­do fu con­ce­pi­ta. Em­ma Bovary sia­mo noi.

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