Que­sto non è il tem­po del­le con­qui­ste ma del­la cu­ra. E la cu­ra è un im­pe­gno che si de­cli­na me­glio al fem­mi­ni­le, per­ché si trat­ta di ri­pu­li­re, rior­di­na­re, rein­ven­ta­re un mo­del­lo di svi­lup­po che non fun­zio­na più

Corriere della Sera - Io Donna - - Donne D’impegno -

Che poi è la mes­sa in pra­ti­ca di quell’eco­no­mia po­si­ti­va di cui è di­ven­ta­ta por­ta­vo­ce in Ita­lia, in­sie­me a Ja­ques At­ta­li. In una cit­tà che crea la­vo­ro e pro­teg­ge il ver­de, che pro­du­ce ric­chez­za e si pren­de cu­ra de­gli esc­lusi, che tu­te­la i bam­bi­ni e non ab­ban­do­na gli an­zia­ni, l’ex sin­da­co, mi­ni­stro dell’Istru­zio­ne e pre­si­den­te del­la Rai, iden­ti­fi­ca il mo­del­lo espor­ta­bi­le di un nuo­vo svi­lup­po. «Vi­via­mo nel­la dit­ta­tu­ra del bre­ve pe­rio­do, con l’os­ses­sio­ne del Pil e del­la cre­sci­ta, men­tre au­men­ta­no le in­giu­sti­zie so­cia­li e le po­ver­tà. Co­sì non può du­ra­re. Ser­ve un’al­tra eco­no­mia, ba­sa­ta sull’al­trui­smo par­te­ci­pa­ti­vo: il mio be­ne non può an­da­re a dan­no de­gli al­tri, sia­no es­si per­so­ne, am­bien­te, ter­ri­to­ri». Quan­do si co­min­cia? E per­ché pro­prio Mi­la­no? La svol­ta è in cor­so. Cre­sco­no le azien­de che crea­no va­lo­re e guar­da­no al be­ne del­le fu­tu­re ge­ne­ra­zio­ni. Per­ché Mi­la­no? Per­ché que­sta cit­tà è il ri­fe­ri­men­to del Pae­se, il luo­go idea­le per una nuo­va so­ste­ni­bi­li­tà so­cia­le e am­bien­ta­le. Dro­ga e pro­sti­tu­zio­ne… E nes­su­no si ri­bel­la. È una fol­lia. Eu­ro­stat ob­bli­ga i Pae­si eu­ro­pei ad ade­guar­si. Ser­vi­reb­be una ri­vol­ta mo­ra­le, do­vreb­be in­di­gna­re tut­ti il fat­to che per far cre­sce­re il Pil bi­so­gna in­qui­nar­lo. Un cor­ret­ti­vo pos­si­bi­le? In­se­ri­re nell’in­di­ce il vo­lon­ta­ria­to: è un va­lo­re po­si­ti­vo che muo­ve eser­ci­ti di gio­va­ni e an­zia­ni, ma non vie­ne cal­co­la­to. Nel suo li­bro ri­pe­te spes­so il con­cet­to di pren­der­si cu­ra. Cu­ra­re il mon­do, cu­ra­re le cit­tà, cu­ra­re i fi­gli, cu­ra­re la fa­mi­glia, cu­ra­re l’eco­no­mia. È un in­vi­to a da­re mag­gior pe­so al­le don­ne nel­la so­cie­tà? in­ter­na­zio­na­le, gra­zie al­lo spi­ri­to e all’im­pe­gno dei mi­la­ne­si e gra­zie ai pro­get­ti av­via­ti dal­la giun­ta Al­ber­ti­ni e dal­la mia. Si è sen­ti­ta ab­ban­do­na­ta do­po la man­ca­ta ri­con­fer­ma? Il ve­ro di­spia­ce­re è sta­to quel­lo di non po­ter por­ta­re a con­clu­sio­ne i pro­get­ti che ave­vo av­via­to: Ex­po, li­nee me­tro­po­li­ta­ne, Eco­pass, Mu­seo d’ar­te con­tem­po­ra­nea. Non dev’es­se­re sta­to fa­ci­le usci­re dai ri­flet­to­ri. Mi so­no mes­sa a stu­dia­re. Ho pen­sa­to che po­te­vo da­re un con­tri­bu­to al mio Pae­se an­che fuo­ri dal­la po­li­ti­ca. E ho sco­per­to che con que­sta li­ber­tà mi espri­mo me­glio. Il suo no­me è tor­na­to più vol­te du­ran­te que­sta cam­pa­gna elettorale. An­che co­me pro­ba­bi­le can­di­da­to. I due sfi­dan­ti og­gi so­no suoi ex col­la­bo­ra­to­ri. Con Ste­fa­no Pa­ri­si, can­di­da­to del cen­tro­de­stra, c’è un so­li­do rap­por­to fin dai tem­pi del­la Rai. Ab­bia­mo ve­du­te si­mi­li e as­so­nan­za di pen­sie­ro. Lui è scat­ta­to su­bi­to sul­la pro­po­sta di Mi­la­no cit­tà cam­pio­ne dell’Agenda Onu per il 2030. Mi ha fat­to pia­ce­re. Bep­pe Sa­la è sta­to suo di­ret­to­re ge­ne­ra­le in Co­mu­ne. È sta­to più che al­tro un tec­ni­co. Da lui non ho avu­to se­gna­li per Mi­la­no 2030. Sod­di­sfat­ta del suc­ces­so di Ex­po, an­che se ne han­no be­ne­fi­cia­to al­tri? Non ho ge­lo­sie. Sa­pe­vo fin dall’ini­zio che Ex­po avreb­be da­to una scossa po­si­ti­va al Pae­se. Ma non ho fir­ma­to la Car­ta di Mi­la­no: man­ca­va­no i te­mi del­la spe­cu­la­zio­ne fi­nan­zia­ria e dell’ac­ca­par­ra­men­to del suo­lo. Che co­sa pen­sa sui ri­tar­di e sul­le con­tro­ver­sie del do­po Ex­po? Rea­liz­za­re un po­lo scien­ti­fi­co e tec­no­lo­gi­co sa­reb­be un bel ri­sul­ta­to. Io avrei vo­lu­to ve­de­re in quell’area le eco­sfe­re con la si­mu­la­zio­ne di tut­ti i cli­mi del mon­do. La mia idea do­po l’Ex­po era quel­la di far di­ven­ta­re Mi­la­no un cen­tro mon­dia­le per la so­ste­ni­bi­li­tà. È un so­gno che non ha ab­ban­do­na­to. So­no abi­tua­ta a non mol­la­re mai quan­do un’idea è buo­na e va a van­tag­gio del­le ge­ne­ra­zio­ni fu­tu­re.

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