“SO­LO IL CA­SO PUÒ BAT­TE­RE UNA DON­NA” È il Pe­dro Almodóvar - pen­sie­ro. Tan­to che, per il suo nuo­vo per­so­nag­gio fem­mi­ni­le, non gli è ba­sta­ta un’at­tri­ce, ne ha vo­lu­te due: Em­ma Suá­rez e Adria­na Ugar­te. Sul set han­no lot­ta­to con­tro le la­cri­me. E con la ma­niac

Corriere della Sera - Io Donna - - Doppia Coppia/ 1 - Ju­lie­ta, di An­na Ma­ria Spe­ro­ni, fo­to di Ni­co Bu­stos

Nel­lo stu­dio sen­za fron­zo­li di Pe­dro Almodóvar (fi­ne­stra gran­de ma po­ca lu­ce, una libreria, tan­te fo­to con la cor­ni­ce di le­gno chia­ro ap­pe­se al­la pa­re­te: Pe­dro e Car­men Mau­ra, Pe­dro e Pe­né­lo­pe Cruz, tut­te le sue don­ne - an­che i suoi mi­ti, So­phia Lo­ren, Jean­ne Moreau - e tut­ti i suoi film) ci so­no so­lo tre se­die, ma nes­su­no tocca quel­la del mae­stro as­sen­te: «Lì? No no, trop­po ri­spet­to» di­ce Adria­na Ugar­te; «Mai» ta­glia cor­to Em­ma Suá­rez (se non osa­no lo­ro, fi­gu­ria­mo­ci io: chie­dia­mo un’al­tra se­dia e la Pol­tro­na re­sta vuo­ta). Qua­lun­que attore du­ran­te la pro­mo­zio­ne di un film par­la be­ne del re­gi­sta, ma quan­do si trat­ta di Almodóvar scat­ta l’ado­ra­zio­ne ve­ra. Em­ma Suá­rez e Adria­na Ugar­te non fan­no ec­ce­zio­ne. Il pen­sie­ro dei Pa­na­ma Pa­pers non le tur­ba. In Ita­lia le co­no­scia­mo po­co ma in Spa­gna era­no già fa­mo­se da un pez­zo pri­ma di di­ven­ta­re le in­ter­pre­ti del nuo­vo la­vo­ro del re­gi­sta spa­gno­lo, in usci­ta da noi il 26 mag­gio e in con­cor­so al Fe­sti­val di Can­nes (dall’11 al 22 mag­gio): non più un me­lo­dram­ma ma dram­ma e ba­sta (pa­ro­le di Pe­dro), es­sen­zia­le nel­la for­ma e sen­za sorrisi. Le due at­tri­ci in­ter­pre­ta­no la pro­ta­go­ni­sta in due fa­si di­ver­se del­la vita: Almodóvar è tor­na­to ai gran­di ri­trat­ti fem­mi­ni­li, una ma­dre la cui fi­glia spa­ri­sce all’im­prov­vi­so sen­za mo­ti­vo e sen­za pa­ro­le, in­ne­scan­do una spe­cie di «tut­to su mia fi­glia».

Adria­na Ugar­te, 31 an­ni, e Em­ma Suá­rez, 51. Em­ma è una del­le at­tri­ci spa­gno­le più no­te, Adria­na ha la­vo­ra­to, tra l’al­tro, in se­rie tv co­me

Il ti­to­lo ini­zia­le era Si­len­zio, e in ef­fet­ti è il non det­to a sca­te­na­re la tra­ge­dia: quel­lo di Ju­lie­ta, di suo ma­ri­to, del­la sua mi­glio­re ami­ca, di sua fi­glia. Em­ma Suá­rez. Sì, di que­sto par­la dav­ve­ro il film: di ciò che che na­scon­dia­mo, di co­me le con­ver­sa­zio­ni mai avu­te si tra­sfor­mi­no in mo­stri - e a quel pun­to è trop­po tar­di. Adria­na Ugar­te. Par­la an­che del­la tos­si­ci­tà del do­lo­re: di co­me con­ta­mi­ni ogni re­la­zio­ne, se lo con­ser­via­mo den­tro di noi. Voi co­me rea­gi­re­ste, se qual­cu­no che amate e che vi ama spa­ris­se all’im­prov­vi­so? A. Non ho bam­bi­ni. Ma se sco­pris­si di aver ri­ver­sa­to su una fi­glia la mia in­fe­li­ci­tà, se in­vo­lon­ta­ria­men­te aves­si pro­vo­ca­to una in­ver­sio­ne dei ruo­li ru­ban­do­le l’in­fan­zia, vor­rei ri­ve­der­la an­che so­lo tre se­con­di per chie­der­le per­do­no. E. Che do­man­da cru­de­le. Fa­rei di tut­to per trovarla: po­li­zia, de­tec­ti­ve, co­me Ju­lie­ta. Ma en­tra in gio­co il de­sti­no... Ed è sem­pre co­sì, il ca­so stra­vol­ge i no­stri pro­get­ti. Cre­dia­mo di es­se­re noi a te­ne­re le re­di­ni del­la vita, ma al­la fi­ne è lei a met­ter­ti in si­tua­zio­ni in cui la de­ci­sio­ne pos­si­bi­le è una so­la. Sia­mo me­no po­ten­ti di quan­to cre­dia­mo.

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