IL NUO­VO AVRà I CA­PEL­LI ROS­SI Già spe­cia­liz­za­to nel ruo­lo (“Ho­me­land”), ora Da­mian Lewis po­treb­be in­ter­pre­ta­re nien­te­me­no che Ja­mes Bond. Il fi­si­co c’è... Ma non chie­de­te­gli di ba­cia­re Ni­co­le Kid­man...

Corriere della Sera - Io Donna - - L’impaziente Inglese - Di An­drea D’Ad­dio, fo­to di Maar­ten de Boer ti­po. Ho­me­land, Il tra­di­to­re

Bu­gie? e chi non ne di­ce? Da at­to­re, poi, è qua­si un dovere». Sor­ri­de Da­mian Lewis men­tre a Ber­li­no ci rac­con­ta di quan­to sia dif­fi­ci­le in­ter­pre­ta­re un agen­te se­gre­to, ruo­lo per lui or­mai ri­cor­ren­te: «Pri­ma la se­rie tv ora il film

Con­si­de­ro que­ste of­fer­te di la­vo­ro co­me un com­pli­men­to. Es­se­re cre­di­bi­le co­me spia era uno de­gli eser­ci­zi più dif­fi­ci­li ai tem­pi del­la Guil­d­hall School, do­ve ho stu­dia­to re­ci­ta­zio­ne. Do­ve­va­mo im­ma­gi­nar­ci la sce­na di un in­ter­ro­ga­to­rio a due. Se eri l’in­ter­ro­ga­to do­ve­vi riu­sci­re a da­re de­gli in­di­zi al­lo spet­ta­to­re, ma non trop­pi, bi­so­gna­va fa­re sì che - quan­do aves­si ri­ve­la­to la tua ve­ra iden­ti­tà - qual­cu­no po­tes­se di­re: “Ma cer­to, io lo ave­vo già ca­pi­to”, an­che se in real­tà ave­va dub­bi fi­no al­la fi­ne». Si par­la di lui co­me del pro­ba­bi­le nuo­vo Ja­mes Bond. Sa­reb­be il pri­mo 007 con i ca­pel­li ros­si ben­ché - quan­do lo in­con­tria­mo - il ta­glio sia cor­tis­si­mo, il vi­so sbar­ba­to e i ri­fles­si più bion­di che al­tro. «Non so se que­sto co­lo­re ab­bia aiu­ta­to la mia car­rie­ra. Mi so­no tin­to spes­so, a vol­te an­che per so­ste­ne­re dei pro­vi­ni. Sem­bra che la gen­te non si fi­di trop­po dei ros­si, pe­rò è per­fet­to per chi vuo­le in­ter­pre­ta­re pro­fes­sio­ni­sti del dop­pio gio­co». 45 an­ni com­piu­ti lo scor­so feb­bra­io, Lewis ci ha mes­so un po’ ad af­fer­mar­si.

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