Va­le­ria Go­li­no

Adat­tar­mi a co­se e per­so­ne è di­ven­ta­ta una mia se­con­da na­tu­ra e non sem­pre mi pia­ce, un’ar­ti­sta do­vreb­be es­se­re me­no di buon sen­so. Il mio mi an­no­ia un po’. Pe­rò mi aiu­te­rà a Can­nes, do­ve so­no in giu­ria. Vo­le­te sa­pe­re chi è l’uo­mo che mi ac­com­pa­gne­rà sul

Corriere della Sera - Io Donna - - Da Prima Pagina - Di An­na Ma­ria Spe­ro­ni fo­to di To­ni Tho­rim­bert per Io don­na

Va­le­ria Go­li­no, 50 an­ni. At­tri­ce, re­gi­sta, pro­dut­tri­ce, sa­rà nel­la giu­ria del con­cor­so uf­fi­cia­le al Fe­sti­val di Can­nes, dall’11 al 22 mag­gio.

Va­le­ria go­li­no si pre­pa­ra al Fe­sti­val di Can­nes tra le col­li­ne se­ne­si: «Una spe­cie di de­tox for­za­to. Bell’al­ber­go, pas­seg­gia­te, qual­che mas­sag­gio, cer­co di smet­te­re di fu­ma­re, non be­vo vi­no, pen­so al mio film, guar­do due pun­ta­te a se­ra di Ma­king a Mur­de­rer, un do­cu­men­ta­rio bel­lis­si­mo su un ame­ri­ca­no che si è fat­to 18 an­ni di car­ce­re da in­no­cen­te» (non è un det­ta­glio, e ve­dre­mo per­ché). So­la? «Sì, è me­glio: ho più tem­po per me». Ri­spo­sta che ali­men­ta la cu­rio­si­tà. Per­ché più di Va­le­ria Go­li­no giu­ra­ta a Can­nes, più di Go­li­no uni­ca ita­lia­na nel­la se­le­zio­ne uf­fi­cia­le (co­me co­pro­dut­tri­ce di Pe­ri­cle il Ne­ro di Ste­fa­no Mor­di­ni, se­zio­ne Un cer­tain ré­gard), più di Go­li­no al­le pre­se con il suo se­con­do film da re­gi­sta e due co­me at­tri­ce (il se­gui­to del Ra­gaz­zo in­vi­si­bi­le di Ga­brie­le Sal­va­to­res, il nuo­vo pro­get­to di Sil­vio Sol­di­ni) ce n’è un’al­tra che in­te­res­sa: «Chie­di­le se sta an­co­ra con Sca­mar­cio» mi han­no det­to tut­ti in re­da­zio­ne, com­pre­se le col­le­ghe più re­frat­ta­rie al gos­sip (al­me­no a pa­ro­le). «E se è ve­ro che sta con Cas­sel». Cioè Vin­cent, l’at­to­re. Le vo­ci cir­co­la­no da me­si, Go­li­no ha smen­ti­to sec­ca­ta, me­glio per ora af­fron­ta­re il te­ma giu­ria, an­che per­ché «la se­le­zio­ne que­st’an­no è in­cre­di­bi­le». Ma nes­sun film ita­lia­no. Si sen­te più li­be­ra? Sì. Avrei di­fe­so vo­len­tie­ri Bel­loc­chio, ma am­met­to di sen­ti­re me­no pres­sio­ne. Per lei è fa­ci­le sce­glie­re chi pre­mia­re? Ca­pi­sco su­bi­to se vo­glio di­fen­de­re un film. Ma il mo­men­to del­la de­ci­sio­ne non è bel­lo, c’è sem­pre qual­cu­no per cui ti di­spia­ce­rà. A pro­po­si­to di (s)con­ten­tez­za, spes­so si è de­fi­ni­ta un’in­sod­di­sfat­ta. Non so­no in­sod­di­sfat­ta, so­no in­quie­ta. Trent’an­ni fa quan­to avreb­be scom­mes­so su se stes­sa? Avrei vo­lu­to di­ven­ta­re una sex sym­bol pla­ne­ta­ria. Co­me sa­reb­be sta­to giu­sto, su... Una de­si­de­ra­bi­le di­va hol­ly­wo­dia­na. Ma non ho gi­ra­to i film giu­sti. Il suo cur­ri­cu­lum co­mun­que è bel­lo pie­no. Ho fat­to “un po” di tut­to: un po’ at­tri­ce, un po’ re­gi­sta, pro­dut­tri­ce... E le co­se più bel­le, per­ché ho ri­schia­to: esi­sto per­ché per­si­sto. Ma no­no­stan­te tut­to è an­co­ra in­quie­ta. Il tem­po non cam­bia nien­te, ci fa so­lo di­ven­ta­re sem­pre di più quel­lo che era­va­mo por­ta­ti a es­se­re, in me­glio e in peg­gio. Nel suo ca­so sa­reb­be? So­no me­no ap­pros­si­ma­ti­va nel mo­do di af­fron­ta­re le co­se, ho un mio pun­to di vi­sta che si è for­ma­to ne­gli an­ni. E il peg­gio? Mi adat­to. Trop­po. Co­me se fos­se au­men­ta­ta una spe­cie di pa­zien­za ri­spet­to al­la vi­ta. In ef­fet­ti En­ri­co Lu­che­ri­ni, de­ca­no de­gli ad­det­ti stam­pa ita­lia­ni, ha det­to che è l’at­tri­ce più cal­ma e pa­zien­te. Avrei pre­fe­ri­to qual­co­sa di più gla­mour ma va be­ne, so­no co­sì pa­zien­te da pren­der­mi an­che que­sto da En­ri­co. Ma “ris­so­sa ed elu­si­va” sa­reb­be sta­to me­glio. Nel­la quo­ti­dia­ni­tà non è evi­den­te, ma nel pro­fon­do l’adat­tar­mi a co­se e per­so­ne è di­ven­ta­ta una mia se­con­da na­tu­ra e non sem­pre mi pia­ce, un ar­ti­sta do­vreb­be es­se­re me­no di buon sen­so. Il mio mi an­no­ia un po’. E la sua re­la­zio­ne con Ric­car­do Sca­mar­cio? Tut­to be­ne. Quin­di sa­re­te in­sie­me sul red car­pet? Beh vor­rei ve­de­re! A me­no che uno dei

due non ab­bia qual­che con­trat­tem­po. Pe­rò in que­sti me­si si è det­to di tut­to. Che sta­va­te per spo­sar­vi, per la­sciar­vi, che era fi­ni­ta. Qual­che pro­ble­ma ci sa­rà sta­to. Le dif­fi­col­tà rac­con­ta­te non han­no nien­te a che ve­de­re con quel­le che po­treb­be­ro es­se­re le no­stre. Le co­se scrit­te sui gior­na­li era­no... che de­vo di­re, in­ven­ta­te, non ho al­tre pa­ro­le. Nel pri­va­to può suc­ce­de­re an­che mol­to peg­gio di co­sì - non sta suc­ce­den­do in que­sto mo­men­to ma può suc­ce­de­re. Non co­sì, pe­rò. Si ri­fe­ri­sce al­la sua pre­sun­ta sto­ria con Vin­cent Cas­sel? Guar­di, è an­che un bell’uo­mo, ma io l’ho vi­sto due vol­te in vi­ta mia. Con Mo­ni­ca, tra l’al­tro ( Bel­luc­ci, la sua ex mo­glie, ndr), che è una mia ami­ca e me lo ha pre­sen­ta­to. E non è sta­to nean­che par­ti­co­lar­men­te so­cie­vo­le, non mi ha da­to tan­ta cor­da: gen­ti­le, cor­dia­le e io con lui, ba­sta. E al­lo­ra per­ché con­ti­nua­no i ru­mors? Me lo chie­do an­ch’io, co­me na­sca­no que­ste co­se. A ta­vo­li­no, una vo­ce che cre­sce, in cat­ti­va fe­de? A me pa­re di sì, per­ché se non hai nean­che uno strac­cio di fo­to... È un po’ co­me Ma­king a mur­de­rer (ec­co­lo qua,

ndr), stes­sa ma­tri­ce, una fab­bri­ca­zio­ne più o me­no in ma­la­fe­de di fat­ti non im­por­tan­ti per nes­su­no, ap­pe­ti­bi­li dal par­ruc­chie­re o in una con­ver­sa­zio­ne da ape­ri­ti­vo. Il pe­so dell’amo­re cam­bia a 50 an­ni? Ho sem­pre vis­su­to l’amo­re co­me un “re­sta­re den­tro” fin­ché pos­si­bi­le. For­se per­di il co­rag­gio del­la gio­vi­nez­za. “Le de­ci­sio­ni fon­da­men­ta­li so­no pre­se con uno sta­to d’ani­mo che non du­re­rà”: l’ho let­to sul mu­ro di una stan­za d’al­ber­go ed è ve­ro, la de­ci­sio­ne re­sta ma ciò che l’ha ge­ne­ra­ta è gia an­da­to. Lo im­pa­ri col tem­po, per que­sto di­ven­ti più cau­to. Non ti af­fi­di più so­lo all’al­tro, nel be­ne e nel ma­le. Con Sca­mar­cio ha crea­to la so­cie­tà di pro­du­zio­ne Bue­na On­da, con cui ave­te pro­dot­to Pe­ri­cle il Ne­ro di cui lui è pro­ta­go­ni­sta. La­vo­ra­re in­sie­me com­pli­ca un rap­por­to? Sì ma lo espan­de an­che. C’è qual­co­sa di in­te­res­san­te nel po­ter par­la­re del den­ti­sta e poi del tuo fi lm. Poi cer­to, nel­la par­te più com­pli­ca­ta c’è pu­re il di­sac­cor­do. An­che nel­la re­gia ol­tre all’aspet­to crea­ti­vo c’è quel­lo più spi­no­so di ri­spet­to dei tem­pi e dei co­sti. Co­me se la ca­va? È tre­men­do. Ho sem­pre de­si­de­ra­to rac­con­ta­re con le im­ma­gi­ni ma la par­te adul­ta del la­vo­ro, pren­der­si la re­spon­sa­bi­li­tà del­le de­ci­sio­ni, di­re sì o no più vol­te nel­la gior­na­ta a co­se che poi re­ste­ran­no lì l’ho ac­qu­si­ta col tem­po. Con fa­ti­ca? È sta­to gra­dua­le. So­no an­che di­ven­ta­ta or­di­na­ta sen­za ac­cor­ger­me­ne, io che vi­ve­vo nel caos sen­za sen­si di col­pa. Ades­so so­no qua­si al li­mi­te dell’os­ses­si­vo, spo­sto un og­get­to in mo­do che mi piac­cia, dev’es­se­re tut­to pu­li­to, tut­to bel­lo da ve­de­re. D’al­tra par­te il mio fi­dan­za­to è mol­to di­sor­di­na­to e io ho sup­pli­to, non sa­reb­be sta­to pos­si­bi­le es­ser­lo in due. Con il suo nuo­vo film in che fa­se è? Crea­ti­va o pra­ti­ca? Sto scri­ven­do la sce­neg­gia­tu­ra, con Fran­ce­sca Mar­cia­no e Va­lia San­tel­la. Per ades­so il ti­to­lo è Eu­pho­ria e ri­guar­da un in­con­tro pro­lun­ga­to tra due fra­tel­li che si ri­tro­va­no a vi­ve­re in­sie­me in cir­co­stan­ze un po’ dram­ma­ti­che. E poi? Di che co­sa vor­reb­be par­la­re? Mah, è tut­to an­co­ra in­cer­to. Dell’elu­de­re il do­lo­re e la sen­sa­zio­ne di pau­ra: vi­via­mo in que­sta spe­cie di il­lu­sio­ne di eter­ni­tà de­vo­ti al be­nes­se­re, al­la bel­lez­za, all’im­mor­ta­li­tà, men­tre la vi­ta con­ti­nua a ri­cor­dar­ci pun­ta­le che si in­vec­chia e si muo­re. Un po’ co­me in Mie­le, il suo pri­mo film? Ho cer­ca­to di al­lon­ta­nar­mi da quei te­mi. Non ave­vo vo­glia, al­me­no ra­zio­nal­men­te, di rien­trar­ci; e poi l’idea che più mi è pia­ciu­ta li con­tie­ne, an­che se vor­rei che Eu­pho­ria aves­se un al­tro pas­so. Più eu­fo­ri­co...

Cas­sel? Sa­rà an­che un bell’uo­mo, ma io l’avrò vi­sto un pa­io di vol­te in vi­ta mia. E non è sta­to nean­che tan­to so­cie­vo­le

Ric­car­do Sca­mar­cio in Pe­ri­cle il Ne­ro, al ci­ne­ma dal 12 mag­gio. L’at­to­re è an­che co­pro­dut­to­re del film.

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