Ab­bia­mo una gran­de tra­di­zio­ne nel­la chi­mi­ca, nel­la fi­si­ca e nell’in­ge­gne­ria. L’im­por­tan­te è che i 3 set­to­ri si in­cro­ci­no. E che tor­ni­no a es­ser­ci gli im­pren­di­to­ri co­rag­gio­si di una vol­ta

Corriere della Sera - Io Donna - - Rivoluzione Materiale -

Lei è sta­to il pri­mo nel 2012 a pre­ve­de­re il col­las­so del prez­zo del pe­tro­lio. Si è toc­ca­to il fon­do? No. Mi aspet­to un al­tro crol­lo en­tro il pros­si­mo in­ver­no, per­ché c’è an­co­ra trop­pa pro­du­zio­ne e po­ca do­man­da. Cre­do che per il pe­tro­lio nel fu­tu­ro la stra­da sia più stret­ta: sia­mo ar­ri­va­ti vi­ci­ni al pic­co del­la do­man­da, che non tor­ne­rà a cre­sce­re co­me una vol­ta. Ma se i co­sti re­sta­no bas­si, e l’of­fer­ta al­ta, per­ché la do­man­da non do­vreb­be au­men­ta­re? In­nan­zi tut­to per­ché la le­gi­sla­zio­ne in­ter­na­zio­na­le sa­rà sem­pre più re­strit­ti­va e at­ten­ta sia all’in­qui­na­men­to lo­ca­le, sia ai cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci. Poi per­ché la po­po­la­zio­ne in­vec­chia, quin­di con­su­ma me­no. In­fi­ne, per­ché sta au­men­tan­do l’ef­fi­cien­za del­le au­to­mo­bi­li. La gran­de di­scon­ti­nui­tà sa­rà la dif­fu­sio­ne del­le au­to elet­tri­che. Se ne par­la da tem­po, si ve­do­no po­co. So­no sem­pre sta­to scet­ti­co, pe­rò og­gi si stan­no fa­cen­do pas­si da gi­gan­te con le bat­te­rie al li­tio. Ma so­prat­tut­to c’è da con­qui­sta­re l’enor­me mer­ca­to asia­ti­co, do­ve la gen­te va an­co­ra in bi­ci. I co­strut­to­ri stan­no pro­get­tan­do au­to elet­tri­che pic­co­le, da 4000 dol­la­ri. Fi­no­ra in Europa era­no trop­po trop­po co­sto­se, e non si sa­pe­va do­ve ri­for­nir­le. Ma se si dif­fon­de­ran­no in Asia, ar­ri­ve­ran­no an­che qui. In­tan­to, ver­rà me­no l’idea dell’au­to di pro­prie­tà, so­sti­tui­ta dal car sha­ring. Ad­di­rit­tu­ra? In Ame­ri­ca il 20 per cen­to dei ra­gaz­zi con me­no di 24 an­ni non pren­de la pa­ten­te. Me­glio viag­gia­re in re­te, piut­to­sto che su stra­da. Nel 2012, gli un­der 34 era­no so­lo il 21 per cen­to tra gli ac­qui­ren­ti di nuo­ve au­to ne­gli Usa; una per­cen­tua­le di­mez­za­ta ri­spet­to agli an­ni No­van­ta. I ra­gaz­zi so­no green, pre­fe­ri­sco­no il car sha­ring o la bi­ci. Me­no pe­tro­lio, me­no au­to tra­di­zio­na­li. E il nu­clea­re? Il pe­tro­lio non scom­pa­ri­rà, per­de­rà la sua cen­tra­li­tà. Il nu­clea­re in­ve­ce è fi­ni­to, per­ché è ri­schio­so e ha co­sti al­tis­si­mi: og­gi co­strui­re una cen­tra­le nu­clea­re da 1000 me­ga­watt co­sta 5- 7 mi­liar­di di dol­la­ri e le spe­se si re­cu­pe­ra­no in 60 an­ni. Il pri­va­to non ce la fa. La stes­sa cen­tra­le a gas na­tu­ra­le co­sta 1 mi­liar­do di dol­la­ri; quel­la fo­to­vol­tai­ca co­sta tra 1 mi­liar­do e mez­zo e 2, ma una vol­ta co­strui­ta non ha più spe­se di car­bu­ran­te. Il so­le è gra­tis. Quin­di, il fu­tu­ro è nel fo­to­vol­tai­co? Esat­to. Quel­lo che ve­do è il so­la­re fo­to­vol­tai­co in gran­di cen­tra­li elet­tri­che: sa­rà il pro­ta­go­ni­sta del boom inar­re­sta­bi­le del­le rin­no­va­bi­li e avrà me­no im­pat­to del­le pa­le eo­li­che. I co­sti dei pan­nel­li so­la­ri so­no crol­la­ti dell’80 per cen­to dal 2000 a og­gi ed è au­men­ta­ta l’ef­fi­cien­za. Cer­to, il pro­ble­ma è che i co­sti fi­na­li re­sta­no al­ti per i con­su­ma­to­ri, che pa­ga­no ca­re l’in­stal­la­zio­ne e la bu­ro­cra­zia. Per que­sto il fu­tu­ro non è nel fo­to­vol­tai­co di­stri­bui­to ma nel­le gran­di cen­tra­li, co­me quel­le che stan­no co­struen­do in Ca­li­for­nia e nei Pae­si del Gol­fo Per­si­co, che stan­no ab­ban­do­nan­do il nu­clea­re. In quei Pae­si pe­rò gli spa­zi vuo­ti so­no enor­mi. Noi po­tre­mo mai co­struir­le? Pen­so di sì, per­chè la tec­no­lo­gia va avan­ti e sa­ran­no sem­pre più con­ve­nien­ti. Pen­so al­la Si­ci­lia, o al­la Sar­de­gna che de­ve im­por­ta­re il gas dal con­ti­nen­te. Que­sta for­te di­scon­ti­nui­tà nel fu­tu­ro la ve­de so­lo nell’ener­gia? No, an­che nei ma­te­ria­li. Con il gra­fe­ne, per esem­pio, pos­sia­mo so­sti­tui­re pla­sti­che, pneu­ma­ti­ci e me­tal­li. Il gra­fe­ne è un so­sti­tu­to po­ten­zia­le di tut­ti i ma­te­ria­li che ci cir­con­da­no ed è an­co­ra all’ini­zio del­la sua sto­ria. E poi ci so­no i mat­to­ni fat­ti con ar­gil­le che non di­sper­do­no l’ener­gia, le nuo­ve gom­me sin­te­ti­che, le stam­pan­ti 3d, che già og­gi ci per­met­to­no di co­strui­re a di­stan­za pez­zi di al­cu­ni ae­rei. Il mon­do di me­tal­lo, pla­sti­ca e ce­men­to è de­sti­na­to a cam­bia­re. L’Ita­lia che ruo­lo può ave­re? Im­por­tan­te, per­ché la qua­li­tà del­la ri­cer­ca è mol­to buo­na, an­che se man­ca­no sol­di e or­ga­niz­za­zio­ne. Ab­bia­mo una gran­de tra­di­zio­ne nel­la chi­mi­ca, nel­la fi­si­ca e nell’in­ge­gne­ria. L’im­por­tan­te è che que­sti 3 set­to­ri im­pa­ri­no a in­cro­ciar­si, che i pro­fes­so­ri uni­ver­si­ta­ri col­la­bo­ri­no. Da qui do­vreb­be par­ti­re il ri­lan­cio del­la ri­cer­ca scien­ti­fi­ca e tec­no­lo­gi­ca; que­sto go­ver­no sta già fa­cen­do del­le co­se im­por­tan­ti. Quan­do si pas­sa dal­la ri­cer­ca di ba­se a quel­la ap­pli­ca­ta en­tra in gio­co l’im­pre­sa. Quan­to è at­ten­ta al­la ri­cer­ca? Po­co. A fi­ne an­ni Cin­quan­ta era­va­mo in­no­va­to­ri, gra­zie a im­pren­di­to­ri co­rag­gio­si. I bre­vet­ti era­no il dop­pio di og­gi. Ora ci so­no trop­pi ma­na­ger grigi, che ta­glia­no i co­sti e non san­no in­ven­ta­re nien­te. Dob­bia­mo tor­na­re a spe­ri­men­ta­re, guar­dan­do avan­ti.

Leo­nar­do Mau­ge­ri, ex di­ret­to­re Stra­te­gie e Svi­lup­po di Eni, in­se­gna ad Har­vard.

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