Per fre­na­re l’emor­ra­gia di spet­ta­to­ri, su­pe­ra­ti i 3D, ora le pol­tro­ne so­no sem­pre più co­mo­de, e già qual­cu­no sta pen­san­do a spa­zi do­ve sia li­be­ra­men­te con­sen­ti­to l’uso de­gli smart­pho­ne

Corriere della Sera - Io Donna - - All’ultimo Schermo - Ra­dio Days

gli svi­lup­pi è trop­po pre­sto per dir­lo. Mark Twain ave­va scon­si­glia­to le pre­vi­sio­ni ri­guar­do al fu­tu­ro quan­do il mon­do era più pi­gro di ades­so. In­tan­to, per fre­na­re l’emor­ra­gia di spet­ta­to­ri, le pol­tro­ne so­no sem­pre più co­mo­de, i mul­ti­plex pro­pon­go­no espe­rien­ze vi­deo e au­dio sem­pre più av­vol­gen­ti, e già qual­cu­no sta pen­san­do a sa­let­te do­ve sia con­sen­ti­to l’uso de­gli smart­pho­ne. Co­sì da non do­ver twit­ta­re di na­sco­sto, men­tre i vi­ci­ni bor­bot­ta­no. Non sa­rà la fi­ne del ci­ne­ma, an­nun­cia­ta già de­ci­ne di vol­te. La pri­ma, quan­do in tut­te le ca­se en­trò un elet­tro­do­me­sti­co chia­ma­to televisione. Hol­ly­wood ri­lan­ciò con il for­ma­to gi­gan­te del ci­ne­ma­sco­pe e il pri­mo ten­ta­ti­vo di film in 3D, da ve­der­si con gli oc­chia­li­ni di car­ta, una len­te ver­de e una len­te ros­sa. Nean­che gli ebook sa­ran­no la fi­ne del li­bro di car­ta: è so­lo un mo­do nuo­vo di leg­ge­re, as­sai più co­mo­do (se non per i no­stal­gi­ci che ama­no fa­re le orec­chie al­le pa­gi­ne). A di­spet­to dei pro­fe­ti di sven­tu­ra, tor­na di mo­da per­fi­no il vi­ni­le, mai per­de­re le spe­ran­ze. Ma­ga­ri tra die­ci an­ni ria­pri­ran­no i ci­ne­club con di­bat­ti­to, già pe­ral­tro pra­ti­ca­bi­le su si­ti co­me Mu­bi: film d’au­to­re, spes­so con sot­to­ti­to­li, e fan che vi­vi­se­zio­na­no le in­qua­dra­tu­re.

Re­si­ste­re è inu­ti­le. Con­vie­ne go­der­se­la. Stan­no peg­gio di noi gli ope­ra­to­ri del set­to­re, che de­vo­no in­ge­gnar­si a so­prav­vi­ve­re. Pe­rò an­che i gui­da­to­ri di car­roz­ze a ca­val­li, po­ve­ret­ti, pas­sa­ro­no un mo­men­tac­cio quan­do fu in­ven­ta­ta l’au­to­mo­bi­le. E pu­re le dat­ti­lo­gra­fe, quan­do tut­ti im­pa­ram­mo a ca­var­ce­la con la ta­stie­ra. Per non par­la­re dei ven­di­to­ri di mac­chi­ne fo­to­gra­fi­che, ora che ab­bia­mo una vi­deo­ca­me­ra nel­lo smart­pho­ne. I ra­gaz­zi sve­gli rie­sco­no per­fi­no a usar­la per gi­ra­re un film, sen­za ele­mo­si­na­re fi­nan­zia­men­ti. La ra­dio si ascol­ta­va in re­li­gio­so si­len­zio se­du­ti in sa­lot­to e guar­dan­do l’ap­pa­rec­chio (ve­de­re per cre­de­re di Woo­dy Al­len). Era già sta­ta da­ta per mor­ta quan­do ar­ri­vò la tv. È al­le­gra­men­te so­prav­vis­su­ta fi­no ai po­d­ca­st che ci han­no li­be­ra­to dal­la ti­ran­nia dell’ora­rio, del luo­go, e vo­len­do del­la lin­gua: c’è un mon­do di emit­ten­ti là fuo­ri, an­che se Ra­dio Ma­ria sem­bra oc­cu­pa­re tut­te le fre­quen­ze dell’au­to­ra­dio.

una so­la co­sa fa dav­ve­ro pau­ra, e so­no gli al­go­rit­mi che ci fan­no vi­ve­re nel­la bol­la del­le co­se che ci piac­cio­no. O che ci so­no pia­ciu­te. O che per sba­glio ab­bia­mo clic­ca­to una vol­ta. Pre­no­tia­mo un al­ber­go a Ber­li­no per un fi­ne set­ti­ma­na, e ri­ce­via­mo of­fer­te ber­li­ne­si per i sei me­si a ve­ni­re. Com­pria­mo su Ama­zon un li­bro sul cir­co, e de­ci­ne di li­bri sul cir­co in­gom­bra­no la mail. Cer­chia­mo ma­gliet­te sce­me per fa­re uno scher­zo, e sem­bra­no esi­ste­re so­lo si­ti di ma­gliet­te con scrit­te idio­te. Sui sug­ge­ri­men­ti sem­pre più per­so­na­liz­za­ti, Net­flix ha co­strui­to la sua fortuna. Ep­pu­re ver­reb­be vo­glia ogni tan­to di cu­rio­sa­re fra le co­se che non ci piac­cio­no. Co­me suc­ce­de con gli amo­ri: la pri­ma vol­ta che lo ve­di ci li­ti­ghi, poi scop­pia la pas­sio­ne. Suc­ce­de­va nei vec­chi film hol­ly­woo­dia­ni, e sa­reb­be bel­lo che ogni tan­to suc­ce­des­se an­che nel­la no­stra vi­ta di spet­ta­to­ri e di let­to­ri. E in­ve­ce no. An­che fuo­ri da Net­flix, si va di sa­ghe, di tri­lo­gie, di pre­quel, di se­quel, di re­boot, di su­pe­re­roi che stan­chi di sal­va­re il mon­do in so­li­tu­di­ne si di­spu­ta­no le sce­ne del­lo stes­so film, uno svo­laz­zo e un grat­ta­cie­lo raso al suo­lo per cia­scu­no. Di que­sto pe­rò non pos­sia­mo in­col­pa­re la tec­no­lo­gia, né pre­sen­te, né fu­tu­ra. È l’im­ma­gi­na­zio­ne che fa di­fet­to. Uni­ta al­la pi­gri­zia e al­la po­ca vo­glia di ri­schia­re.

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