IO NON TOR­NO IN­DIE­TRO

Corriere della Sera - Io Donna - - Il Pane Le Rose - Ze­ro K, troll Il­lu­stra­zio­ne di An­drea Pi­stac­chi sel­fie

Per ria­ve­re la mia gio­vi­nez­za fa­rei di tut­to, tran­ne far gin­na­sti­ca, al­zar­mi pre­sto o es­se­re ri­spet­ta­bi­le». Que­sto è quel­lo che pen­sa­va del­la gioventù Oscar Wil­de e, al­me­no per due su tre di que­ste at­ti­vi­tà, non ave­va tor­to. Non tor­ne­rei in­die­tro ai miei vent’an­ni per nes­sun mo­ti­vo al mon­do, ma­ga­ri ai qua­ran­ta sì. La gio­vi­nez­za è un la­vo­ro com­ples­so e fa­ti­co­so: una vol­ta sal­ta­to l’osta­co­lo, ci si sen­te si­cu­ra­men­te me­glio. Non vo­glio gu­fa­re sul­le ge­ne­ra­zio­ni che stan­no af­fron­tan­do ora que­sto de­li­ca­to pas­sag­gio, ben­sì ren­de­re giu­sti­zia al­la dif­fi­col­tà del per­cor­so. All’epo­ca io so­no sta­ta aiu­ta­ta dai Rol­ling Sto­nes. So di de­lu­de­re chi spe­ra­va di­ces­si i li­bri di Theo­dor Ador­no o il li­bret­to ros­so di Mao, in­ve­ce pro­prio la sca­pi­glia­ta band in­gle­se mi ha da­to una ma­no a cre­sce­re più di tan­ti ideo­lo­gi e pen­sa­to­ri. L’ir­ri­ve­ren­za gio­va­ni­le di Mick & Co. è sta­ta una ven­ta­ta be­ne­fi­ca in un mon­do an­co­ra pie­tri­fi­ca­to da con­ven­zio­ni e pre­giu­di­zi. Ma, si sa, la ri­sac­ca, nel tem­po, ri­por­ta in­die­tro i de­tri­ti peg­gio­ri e, do­po de­cen­ni dal re­fe­ren­dum sul di­vor­zio, da quel­lo sull’abor­to e dall’abo­li­zio­ne dell’at­te­nuan­te per il de­lit­to d’ono­re, sia­mo an­co­ra qui a com­bat­te­re per i di­rit­ti più ele­men­ta­ri. Per non par­la­re dei ri­gur­gi­ti di raz­zi­smo e in­tol­le­ran­za che trion­fa­no in que­sti no­stri tem­pi con­si­de­ra­ti mo­der­ni. I nuo­vi gio­va­ni de­vo­no far­si lar­go nel­la giun­gla dei fal­si pro­fe­ti in­ter­net­tia­ni, re­si­ste­re al­la cat­ti­ve­ria gra­tui­ta dei nuo­vi in re­te, non ce­de­re ai ri­chia­mi del­le si­re­ne dei che ci spin­go­no a emu­la­re le Kim-Kar­da­shian-tut­to-la­to B di tur­no. Al­lo stes­so tem­po, so­no finalmente una ve­ra ge­ne­ra­zio­ne del mon­do, con pos­si­bi­li­tà il­li­mi­ta­te di scam­bi e mo­vi­men­ti. Mai co­me ades­so, no­no­stan­te i mu­ri fit­ti­zi al­za­ti per pro­pa­gan­de elet­to­ra­li, l’informazione li­be­ra può ar­ri­va­re nel­le ca­me­ret­te di mi­lio­ni di gio­va­ni spar­si sul pia­ne­ta e spa­lan­ca­re le lo­ro pro­spet­ti­ve.

I ven­ten­ni di og­gi so­no mi­glio­ri di noi, ce la fa­ran­no ad af­fer­ra­re il lo­ro fu­tu­ro, for­se non avran­no le tan­to strom­baz­za­te mac­chi­ne che si gui­da­no da so­le o i com­pu­ter più in­tel­li­gen­ti de­gli es­se­ri uma­ni. Di cer­to, avran­no una co­scien­za più al­lar­ga­ta e una vi­sio­ne globale che a noi è del tut­to man­ca­ta. Dob­bia­mo ave­re fi­du­cia nel lo­ro av­ve­ni­re e, se è pos­si­bi­le, far­ci un po’ da par­te, ri­di­men­sio­nan­do la no­stra pre­sen­za in­gom­bran­te da “eter­ni gio­va­ni” che non vo­glio­no mol­la­re il col­po. Non di­co di rot­ta­mar­ci, al­me­no di evi­ta­re lo sce­na­rio dell’ul­ti­mo ro­man­zo di Don DeLil­lo,

ap­pe­na usci­to in Ame­ri­ca, in cui l’an­zia­no pro­ta­go­ni­sta fi­nan­zia una cli­ni­ca se­gre­ta per con­ge­la­re i cor­pi, in at­te­sa di una re­sur­re­zio­ne che ci pro­cu­ri una vi­ta eter­na: «La glo­ria dell’uo­mo non è ri­fiu­tar­si di ac­cet­ta­re un de­sti­no si­cu­ro?». Spe­ria­mo di no, sa­reb­be pro­prio un brut­to scher­zo per i no­stri ven­ten­ni.

fio­re con­si­glia­to: Ro­sa Eter­na gio­vi­nez­za, ibri­do di tea, con gran­di fio­ri ro­sa sal­mo­ne, ri­fio­ren­te, non sop­por­ta il fred­do.

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