DON­NE UNI­TE DALL’AMO­RE

Corriere della Sera - Io Donna - - Il Pane Le Rose - L’amo­re che cam­bia il mon­do, Mo­thers Ma­dri: Il­lu­stra­zio­ne di An­drea Pi­stac­chi

Che cos’han­no in co­mu­ne don­ne lon­ta­ne chi­lo­me­tri fra lo­ro, im­mer­se in cul­tu­re e tra­di­zio­ni che sem­bra­no agli an­ti­po­di? La con­di­zio­ne di è la ri­spo­sta-ti­to­lo del do­cu­men­ta­rio di Fa­bio Lo­vi­no, fo­to­gra­fo più spes­so am­mi­ra­to per i suoi scat­ti a di­vi e ce­le­bri­tà di tut­to il mon­do. In­sie­me al­la ong WeWorld, Lo­vi­no ha de­ci­so di viag­gia­re at­tra­ver­so i con­ti­nen­ti per rac­con­ta­re co­me la ma­ter­ni­tà ren­da si­mi­li le don­ne dall’Ita­lia al­la Cam­bo­gia, pas­san­do per il Be­nin, fi­no al Ne­pal e al Bra­si­le. Que­sto fi­lo che le uni­sce è rap­pre­sen­ta­to dall’amo­re ver­so i fi­gli, ma an­che dai di­rit­ti ne­ga­ti e, so­prat­tut­to, dal­la for­za di vo­lon­tà e dall’osti­na­zio­ne con cui rie­sco­no a su­pe­ra­re le con­di­zio­ni più av­ver­se. Le don­ne so­no for­ti, le don­ne so­no co­rag­gio­se, le don­ne su­bi­sco­no vio­len­za a ogni la­ti­tu­di­ne, in qua­lun­que cul­tu­ra o con­di­zio­ne. Sap­pia­mo pur­trop­po che il fem­mi­ni­ci­dio e, più in ge­ne­ra­le, la vio­len­za e i so­pru­si con­tro le don­ne e i bam­bi­ni so­no l’uni­co fe­no­me­no che le­ga tut­ti i Pae­si del mon­do. E, no­no­stan­te lo sde­gno in­ter­na­zio­na­le e il pre­zio­so la­vo­ro del­le ong o dei cen­tri an­ti-vio­len­za, la bat­ta­glia sem­bra più du­ra che mai. Al di là del­la bel­lez­za del­le im­ma­gi­ni, il la­vo­ro di Lo­vi­no è pre­zio­so e ne­ces­sa­rio per­ché dà vo­ce a per­so­ne che dif­fi­cil­men­te avreb­be avu­to l’oc­ca­sio­ne di rac­con­tar­si. E lo fa con de­li­ca­tez­za e ri­spet­to, sen­za pun­ta­re l’ac­cen­to sui sen­sa­zio­na­li­smi che cer­to gior­na­li­smo cer­ca a tut­ti i co­sti so­lo per fa­re scal­po­re. Il fo­to­gra­fo ha viag­gia­to nei Pae­si in cui WeWorld ope­ra da an­ni ed è riu­sci­to a co­glie­re l’in­cre­di­bi­le ener­gia di don­ne “nor­ma­li” che di­ven­ta­no “straor­di­na­rie” pro­prio per­ché ogni gior­no so­no chia­ma­te a com­bat­te­re una bat­ta­glia di so­prav­vi­ven­za. Che af­fron­ta­no con gra­zia e sem­pli­ci­tà, at­tra­ver­so

co­me re­ci­ta il sot­to­ti­to­lo del do­cu­men­ta­rio.

è sta­to pre­sen­ta­to al Fe­sti­val di Taor­mi­na, in­sie­me con una mo­stra di fo­to che na­sce da que­sta av­ven­tu­ra in­so­li­ta per un fo­to­gra­fo abi­tua­to a ben al­tri sce­na­ri. Ma è pro­prio que­sta la for­za di un pro­get­to che di­mo­stra co­me sia pos­si­bi­le usci­re per un istan­te dal­le gra­ti­fi­ca­zio­ni per­so­na­li, al­za­re di po­co lo sguar­do per ab­brac­cia­re il mon­do in cui sia­mo in­con­sa­pe­vol­men­te im­mer­si. Ci au­gu­ria­mo di po­ter ve­de­re pre­sto que­sto film, al di là di fe­sti­val e oc­ca­sio­ni uf­fi­cia­li. Per­ché, quan­do si par­la di pre­ven­zio­ne e di for­ma­zio­ne cul­tu­ra­le nel no­stro Pae­se, pro­prio su que­sti la­vo­ri bi­so­gne­reb­be pun­ta­re. Quan­do si di­ce che dob­bia­mo ri­par­ti­re dal­la scuo­la e dall’edu­ca­zio­ne, per non far­ne pa­ro­le vuo­te, pro­prio que­sto ge­ne­re di film sa­reb­be ne­ces­sa­rio pro­iet­ta­re nel­le au­le. Per crea­re un ter­re­no di scam­bio e di con­fron­to con i no­stri gio­va­ni, bom­bar­da­ti da app e mes­sag­gi twit­ter di ogni ge­ne­re, ma spes­so lon­ta­ni da ri­fles­sio­ni più ap­pro­fon­di­te. È chie­de­re trop­po? fio­re con­si­glia­to: Sym­pho­ri­car­pos x doo­ren­bo­sii Mo­ther of Pearl, con bac­che ro­sa-ma­dre­per­la e fio­ri bian­co-ro­sa­ti. Fio­ri­sce da mag­gio a lu­glio.

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