“VI HAN­NO MAI DA­TO L’ANEL­LO IN ASCEN­SO­RE?”

Ad An­drea De­lo­gu è suc­ces­so. E ora, fre­sca di noz­ze, l’istrio­ni­ca con­dut­tri­ce di “Stra­cult” e “Par­la con lei” tor­na in tv a par­la­re di cor­teg­gia­men­to. Ma non pen­sa­te che la ra­gaz­za cre­sciu­ta a San Pa­tri­gna­no e sem­pre in lot­ta con la di­sles­sia ab­bia fi­ni­to

Corriere della Sera - Io Donna - - Programmi Di Vita - di Cri­sti­na La­ca­va, fo­to di Ales­san­dro Mon­ta­na­ri

An­drea De­lo­gu, 34 an­ni. A set­tem­bre, dop­pio ri­tor­no in tv: dal 16 è su Rai Due in Stra­cult. Dal 7, è su Fo­xLi­fe in Par­la con lei.

An­drea de­lo­gu par­la, ri­de, ti tra­vol­ge. Mo­stra en­tu­sia­sta la fe­de luccicante all’anu­la­re si­ni­stro, in un na­no­se­con­do pas­sa a Mar­co Giusti che l’ha lan­cia­ta in tv con Stra­cult (dal 16 set­tem­bre la nuo­va edi­zio­ne su Rai Due), e al­la Gia­lap­pa’s che le ha per­mes­so an­ni fa di apri­re la pri­ma par­ti­ta Iva. Un bat­ti­to di ci­glia e zac, fa l’elo­gio dei suoi pas­sa­tel­li ho­me ma­de e spie­ga che que­st’an­no no, nien­te fe­rie fi­no a Na­ta­le. Ba­sta­no po­chi gior­ni in Pu­glia dal­la non­na. E men­tre cer­chi di rac­co­glie­re le idee e di sco­pri­re co­me fa a co­mu­ni­ca­re con tan­ta leg­ge­rez­za, sco­pri che die­tro c’è dell’al­tro: tan­ta ga­vet­ta, tan­to do­lo­re. Il 2016, pe­rò, è già suo (e c’è chi la chia­ma prez­ze­mo­li­na). Pri­ma la di­ret­ta del Fe­sti­val di San­re­mo per Ra­dio Rai2, poi su Fo­xLi­fe il da­ting show Par­la con lei (che ri­pren­de il 7 set­tem­bre). Quin­di il ri­tor­no del ma­ga­zi­ne di ci­ne­ma Stra­cult, dal li­do di Ve­ne­zia con fu­ro­re. Co­me ha con­vin­to Mar­co Giusti a chia­mar­la? Non sa­rà sta­to fa­ci­le. Io twit­to sem­pre; di ci­ne­ma, di musica. So­no una fan sfe­ga­ta­ta di Am­bra An­gio­li­ni. Ho scrit­to un tweet sul suo al­bum T’ap­par­ten­go, e Giusti mi ha ri­spo­sto. Ave­vo già la­vo­ra­to nel­le tv lo­ca­li; dal­la sa­gra del­la pol­pet­ta al­la fe­sta del­la ra­na frit­ta, non mi ero per­sa nien­te. Ero sta­ta an­che let­te­ron­za a Mai di­re Gol, il pri­mo im­pie­go uf­fi­cia­le. Ne ha fat­ta di stra­da. Ar­ri­va­ta? Nooo. Giusti mi tie­ne sem­pre sul­la cor­da. Se si ac­cor­ge che non ho vi­sto un film, me le can­ta per me­si. Me­glio. Ho sem­pre avu­to il so­gno di con­dur­re un pro­gram­ma, met­te­re in­sie­me gli “in­gre­dien­ti” con la pa­ro­la. Ma de­vo an­co­ra la­vo­rar­ci. Un so­gno cu­rio­so. Co­me na­sce? So­no di­sles­si­ca e di­sgra­fi­ca, me ne so­no ac­cor­ta do­po i vent’an­ni. Per tut­ta l’ado­le­scen­za ho pen­sa­to di es­se­re stu­pi­da, a scuola ho sof­fer­to co­me un ca­ne. Al­le me­die so­no ar­ri­va­ta se­con­da a un con­cor­so let­te­ra­rio re­gio­na­le. Il mio te­sto, il più bel­lo, era pie­no di er­ro­ri. Ep­pu­re a nes­su­no è ve­nu­to il dub­bio. Par­la­re in­ve­ce mi rie­sce, mi so­no eser­ci­ta­ta tut­ta la vi­ta. An­che con i ra­gaz­zi è an­da­ta co­sì. Ero brut­ta ma li con­qui­sta­vo con le chiac­chie­re. Nem­me­no i suoi ge­ni­to­ri se n’era­no ac­cor­ti? No. So­no na­ta e cre­sciu­ta nel­la co­mu­ni­tà di San Pa­tri­gna­no. Non ero

mai so­la con i miei. C’era­no tan­ti bam­bi­ni, gli ani­ma­li, i pra­ti. Era una di­men­sio­ne co­mu­ni­ta­ria, un pa­ra­di­so. Nien­te a che ve­de­re con la fa­mi­glia tra­di­zio­na­le. Que­sto è l’al­tro mo­ti­vo che mi ha spin­to a sce­glie­re il mio la­vo­ro. So­no abi­tua­ta a con­di­vi­de­re, a con­fron­tar­mi. Ho sem­pre avu­to una vi­ta so­cial. Nel 1989 vie­ne uc­ci­so a bot­te un ospi­te del­la co­mu­ni­tà, Roberto Ma­ran­za­no. Vin­cen­zo Muc­cio­li, il con­tro­ver­so fon­da­to­re, fi­ni­sce al­la sbar­ra per fa­vo­reg­gia­men­to. L’Ita­lia si di­vi­de. Lei che ri­cor­do ne ha? I miei ge­ni­to­ri scap­pa­ro­no e mi por­ta­ro­no via. Per me fu una sof­fe­ren­za, là ero fe­li­ce. So­lo più tar­di ho ca­pi­to che la vio­len­za a San Pa­tri­gna­no era par­te del si­ste­ma. Nes­su­no era un san­to, là den­tro. Il sen­so di col­pa mi ha tra­vol­to. Per que­sto, con An­drea Ce­dro­la, ho scrit­to il ro­man­zo La col­li­na: ci ab­bia­mo la­vo­ra­to quat­tro an­ni, non vo­le­va­mo lan­cia­re ac­cu­se gra­tui­te. Ora la Fan­dan­go, che l’ha pub­bli­ca­to, vuo­le far­ne un film. Da quel pro­ces­so e dal­la sua fu­ga è pas­sa­to mol­to tem­po. È riu­sci­ta a la­sciar­si il pas­sa­to die­tro le spal­le? Da qual­che an­no so­no in analisi; un gran­de aiu­to. E ho im­pa­ra­to a con­vi­ve­re me­glio con la di­sles­sia. Le sta an­dan­do be­ne an­che ne­gli af­fa­ri di cuo­re. Si è ap­pe­na spo­sa­ta con Fran­ce­sco Mon­ta­na­ri. At­to­re e, ce lo la­sci di­re, bel ra­gaz­zo. Ge­lo­sa? Fran­ce­sco gi­ra film con del­le fi­ghe stra­to­sfe­ri­che, è sta­to an­che fi­dan­za­to con Va­nes­sa Hes­sler, non so se ren­do. Quan­do tor­na a ca­sa, mi de­vo met­te­re il ba­by­doll. Sen­nò co­me si ac­cor­ge di me? Il pri­mo appuntamento? Ci era­va­mo co­no­sciu­ti in un lo­ca­le, era cir­con­da­to da don­ne e vo­le­vo te­ner­mi al­la lar­ga dai guai. In­ve­ce mi ha tar­tas­sa­to. Il pri­mo appuntamento è sta­to un di­sa­stro: per fa­re fi­gu­ra ave­va chia­ma­to un ma­go ma era co­sì agi­ta­to che si è un po’ ubria­ca­to e il ma­go ha fi­ni­to per pro­var­ci con me. Co­me mai ave­te de­ci­so di spo­sar­vi? Per­ché? È bel­lo sen­tir­si una mo­glie. E noi non li­ti­ghia­mo mai. Ad­di­rit­tu­ra! Cer­to. Non al­zia­mo mai la vo­ce. Pe­rò ci sia­mo la­scia­ti due vol­te, per­ché Fran­ce­sco è trop­po one­sto e non se la sen­ti­va di por­ta­re avan­ti una sto­ria se­ria sen­za dir­me­lo. Ci sia­mo pre­si del tem­po per pen­sar­ci. Al­la se­con­da gli ho po­sto una con­di­zio­ne: se ri­ma­nia­mo un an­no in­sie­me tut­to di fi­la, poi ci spo­sia­mo. Quin­di? Una se­ra tar­di, in ascen­so­re, mi ha mes­so da­van­ti al vi­so l’anel­lo di fi­dan­za­men­to. Sta­va zit­to, im­ba­raz­za­tis­si­mo. Gli ho det­to: fai qual­co­sa, in­gi­noc­chia­ti. È par­ti­to con un di­scor­so che non la fi­ni­va più. A giu­gno ci sia­mo spo­sa­ti. E ab­bia­mo can­ta­to con gli ami­ci T’ap­par­ten­go.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.