Tut­te le sto­rie han­no un ha­bi­tat per ve­ni­re al­la lu­ce, e non è sem­pre lo stes­so. So­no ca­pric­cio­se: a vol­te so­no spar­ta­ne, si ac­con­ten­ta­no del ta­vo­lo del­la cu­ci­na, di un bar sul­la pro­vin­cia­le. Al­tre han­no più pre­te­se, che non è fa­ci­le sod­di­sfa­re

Corriere della Sera - Io Donna - - Dove Nasce Una Storia -

e pa­ro­le fan­no la co­va per tut­to il tem­po che ser­ve, poi un gior­no, di col­po, but­ta­no giù la por­ta del fo­glio e co­min­cia­no a cor­re­re or­di­na­te. Le sto­rie si pre­pa­ra­no co­sì, all’in­sa­pu­ta de­gli scrit­to­ri che of­fro­no lo­ro un gia­ci­glio. Per mol­to tem­po le por­tia­mo in gi­ro in­con­sa­pe­vo­li. Ci se­dia­mo con lo­ro sul­le pan­chi­ne, ci nuo­tia­mo in pi­sci­na, ci an­dia­mo in bi­ci­clet­ta, le espo­nia­mo al so­le e al­la piog­gia. Se cer­ca­no di far­si sen­ti­re, non ce ne ac­cor­gia­mo. Ogni tan­to lan­cia­no sas­so­li­ni al­le fi­ne­stre dei so­gni, ma noi le scam­bia­mo per l’in­fan­zia che per l’en­ne­si­ma vol­ta si vuol far sen­ti­re. A un cer­to pun­to, poi, co­min­cia­no a da­re av­vi­sa­glie più evi­den­ti. C’è chi non rie­sce a dor­mi­re, chi sen­te che gli man­ca il re­spi­ro, chi non rie­sce più ad ascol­ta­re gli ami­ci. A me le sto­rie fan­no il ni­do in un pun­to die­tro la te­sta. Sen­to una fit­ta, e non c’è far­ma­co o pla­ce­bo che la fac­cia pas­sa­re. Co­sì or­ga­niz­zo la va­li­gia, e mi pre­pa­ro a par­ti­re.

Per­ché tut­te le sto­rie han­no un ha­bi­tat per ve­ni­re al­la lu­ce, e non è sem­pre lo stes­so. So­no ca­pric­cio­se: a vol­te so­no spar­ta­ne, si ac­con­ten­ta­no del ta­vo­lo del­la cu­ci­na, un bar sul­la pro­vin­cia­le, la sa­la di una bi­blio­te­ca, la stan­za dei fi­gli, il va­go­ne di un tre­no. Al­tre han­no più pre­te­se, che non sem­pre è fa­ci­le sod­di­sfa­re, e che è im­pos­si­bi­le spie­ga­re. «Ah, vai a scri­ve­re in Fran­cia…», «Ah, rie­sci a scri­ve­re so­lo da­van­ti al

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