IL QUI E ORA

di Ar­tu­ro Bra­chet­ti

Corriere della Sera - Io Donna - - Sommario - (te­sto rac­col­to da Lau­raZan­ga­ri­ni

La vi­ta è un con­ti­nuo cam­bia­men­to: sen­za cam­bia­men­to non c’è evo­lu­zio­ne. “Li­fe is chan­ge” è il mio mot­to. Ba­sta­no pic­co­le co­se: un abi­to nuo­vo, un’ ac­con­cia­tu­ra dif­fe­ren­te. Quan­te vol­te so­lo cam­bian­do pet­ti­na­tu­ra ci sia­mo sen­ti­ti di­ver­si, più gio­va­ni, più fre­schi? Nel 2016 so­no suc­ces­se co­se ina­spet­ta­te, fol­li. Gli in­gle­si han­no vo­ta­to per­laBr ex it; in Ita­lia ab­bia­mo elet­to sin da­ci­che mais i sa­reb­be­ro dav­ve­ro aspet­ta­ti di gui­da­re una giun­ta. E ne­gli Usa ha vin­toT­rump, il più im­pro­ba­bi­le dei can­di­da­ti. Ep­pu­re i cit­ta­di­ni gli han­no ac­cor­da­to la lo­ro pre­fe­ren­za. Co­sa è sta­to quel vo­to se non una ri­chie­sta as­sor­dan­te di cam­bia­men­to? Per quan­to­mi ri­guar­da, cer­co­di evi­ta­re che lea­bi­tu­di­ni met­ta­no ra­di­ci. Quan­do suc­ce­de, ster­zo. An­che nel la­vo­ro. Co­me te­sti­mo­nia il mio ul­ti­mo spet­ta­co­lo, So

lo, in cui, a 60 an­ni, mi rein­ven­to- mi tra­sfor­mo - in50 nuovi per­so­nag­gi. I col­le­ghi mi di­co­no: chi te lo fa fa­re? Ma cam­bia­re, per me, è vi­ta­le. Non so­lo sul pal­co. Nell’ ali­men­ta­zio­ne ho eli­mi­na­to­la car­ne, so­no di­ven­ta­to“ve­git tic o”(ve­ge ta­ri ano-sa­lu ti sta,n dr ). Mi pia­ce spe­ri­men­ta­re, sen­za“ta­le­ba­ne si mi ”. Nel rin­no­va­men­to c’ è in­ven­ti­va, c’è fan­ta­sia. Ho an­che com­pra­to una tv. Ma so­lo per po­ter guar­da­re le se­rie. TheYoun­gPo­pe di Pao­lo Sor­ren­ti­no­mi è pia­ciu­ta tan­tis­si­mo. Co­me Brea­king

Bad, Sen­se8( fir­ma­ta­dai fra­tel­li, ora­so­rel­le, La­naeLil­ly Wa­cho­w­ski:piùc am­bia men­to di co­sì !) eB­lac­kMir­ror, in cui il­lu­sio­ne e real­tà si con­fon­do­no. D’ al­tron­de è quel­lo che suc­ce­de nel­la vi­ta. Il cam­bia­men­to in­te­so co­me fin­zio­ne ci aiu­ta a so­prav­vi­ve­re. E non è ve ro­che“l’ abi­to non fa il mo­na­co ”. Tut­ti in­dos­sia­mo una di­vi­sa nel quo­ti­dia­no: se an­das­si­mo dal den­ti­sta e in­ve­ce che ve­sti­to con il ca­mi­ce bian­co lo tro­vas­si­mo con­de i ber­mu­da a fio­ri o una ca­sac­ca a pois ro­sa avrem­mo an­co­ra fi­du­cia in lui? Per di­ver­tir egli ami­ci, ogni tan­to mi ve­sto da pre­te, va­do in far­ma­cia e com­pro de­lVia­gra, o cor­ro in au­to su­pe­ran­do i li­mi­ti di ve­lo­ci­tà. So­no­sta­to­fer­ma­to, ma­non­mul­ta­to. Vi­sta la tonaca, so­lo bo­na­ria­men­te re­dar­gui­to :“Non si cor­re co­sì, pa­dre. Co­mun­que ora può an­da­re ”. Ci ten­go pe­rò a sot­to­li­nea­re una co­sa. La ten­sio­ne al cam­bia­men­to­non è pau­ra­del­la­mor­te. A ogni com­plean­no­mi di­co: sei di un an­no più vi­ci­no al­la­mor­te. Ma non la te­mo, la fi­ne è l’ uni­ca cer­tez­za che ab­bia­mo. So­lo, vor­rei non sof­fri­re. Og­gi stes­so po­trei to­glie­re la par­ruc­ca ec an­ta re:“Je­ner egret­te rien ”. Ho vis­su­to con cu­rio­si­tàe­gio­ia. Del film del la­mia vi­ta son osta­to il pro­ta­go­ni­sta. Non una com­par­sa o, peg­gio an­co­ra, uno spet­ta­to­re.

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