QUEL­LO CHE GLI UO­MI­NI NON DI­CO­NO

Un’ami­ci­zia qua­si mi­ra­co­lo­sa quel­la tra due gran­di scrit­to­ri, che non so­no in­vi­dio­si l’uno dell’al­tro ma sen­to­no di com­ple­tar­si. En­tram­bi par­te­ci­pa­no al­la vi­ta sentimentale di Ma­ri­na ascol­tan­do­la rac­con­ta­re dei suoi amo­ri

Corriere della Sera - Io Donna - - Sommario - di Al­do Caz­zul­lo

Le re­da­zio­ni dei gior­na­li so­no luo­ghi in cui le co­se spa­ri­sco­no, la­po­sta­car­ta­ceaè co­saun­po’del pas­sa­toea­vol­te tra­la­scio di con­trol­lar­la, fat­to sta che do­po Na­ta­le è spun­ta­to co­me dal nul­la un bi­gliet­to di Ma­ri­na Ri­pa di Me ana,mort ada po­chi gior­ni. La­gra­fiaèun­po’ in­cer­ta, se­gno che quan­dol’ h ascrit­to era giàs of­fe­ren­te. Di ce­di non sa­pe­re se ave­vo già il suo ul­ti­mo li­bro; in ogni ca­so sa­reb­be sta­ta fe­li­ce se l’ aves­si let­to. Ma­ri­na era trop­po si­gno­ra per chie­der­mi di re­cen­sir­lo, ma il sen­so era quel­lo. Il li­bro in ef­fet­ti era usci­to già­dau­nan­no, e for­se non l’ avrei let­to se­non­mi fos­si sen­ti­to mo­ral­men­te ob­bli­ga­to dal­la mor­te dell’au­tri­ce.

È un li­bro bel­lis­si­mo. Si in­ti­to­la Co­la­zio­ne al Gran­dHo­tel (Mon­da­do­ri), e i pro­ta­go­ni­sti so­no Al­ber­to Mo­ra­via e Gof­fre­do Pa­ri se. Un’ ami­ci­zia qua­si mi­ra­co­lo­sa tra due gran­di scrit­to­ri, che non so­no in­vi­dio­si l’ uno dell’al­tro­ma sen­to­no di com­ple­tar­si, e in qual­che mo­do di ap­par­te­ner­si. En­tram­bi par- te­ci­pa­no al­la vi­ta sentimentale diMa­ri­na ascol­tan­do­la rac­con­ta­re dei suoi a mo­rie dei suoi in­na­mo­ra­ti: pri­mo a en­tra­re in­sce­na Ro­ber­to G an­cia( det­to Sgan­cia per­la ge­ne­ro­si­tà ), ul­ti­mo il ma­ri­to Car­lo Rip adi Me ana( Mo­ra­via e Pa­ri­se sa­ran­no i te­sti­mo­ni­di lei, Cra­xi eAn­to­nioGio­lit­ti quel­li­di lui). So­no mol­to­pre­sen­ti an­che le­don­ne­de­gli scrit­to­ri: Da­ciaMa­rai­ni, per cuiMa­ri­na ha pa­ro­le mol­to bel­le; Carmen Lle­ra, che non le sta sim­pa­ti­ca; Gio­set­ta Fio­ro­ni, la pit­tri­ce, rac­con­ta­ta men­tre pre­di­spo­ne la tom­ba in ce­ra­mi­ca per l’ama­to ca­ne Pe­to­te; Omai­ra Ro­ra­to, an­co­ra ra­gaz­za quan­do Pa­ri­se si era in­na­mo­ra­to di lei. Pro­prio ai ca­ni so­no de­di­ca­te pa­gi­ne af­fet­tuo­se: scel­go tra tan­ti il bra­no in cui Pa­ri se ri­tro­va il suo, gra­zie a un gio­va­ne, Mo­re­no Vi­dot­to, che ora cu­sto­di­sce la ca­sa di Sal­ga re da spes­so inon­da­ta dal­le ac­que del Pia­ve. Lo scrit­to­re rin­gra­ziò con 50mi­la li­re, “che a quel tem­po”, di­ce Vi dot­to ,“era­no bei sol­di. Poi ave­va rin­chiu­so­la por­ta, e dall’ ester­no Mo­re­no _ ave­va sen­ti­to dei mu­go­lii, de­gli stra­ni ver­si di fe­li­ci­tà, di com­mo­zio­ne, non si ca­pi­va be­ne­se del ca­ne odi Gof­fre­do ”.

PER­CHé INCURIOSISCONO TAN­TO LE VI­TE DE­GLI AR­TI­STI? PARLIAMONE SUI O DON­NA. I T/ AUT H OR/ AL­DO CAZZUL LO. LA RUBRICATO RNA IL 10 FEB­BRA­IO.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.