ra­fael na­dal

(e nem­me­no un sex sym­bol...)

Corriere della Sera - Io Donna - - Sommario - di An­to­nel­la Bac­ca­ro

È il nu­me­ro 1 del tennis al mon­do, ma ra­fael na­dal si im­ba­raz­za se lo fo­to­gra­fa­no in com­pa­gnia di una pop star. An­che

se, pro­ba­bil­men­te, lei è me­no po­po­la­re di lui. qui af­fron­ta un mat­ch su car­ta ed è la cro­ni­sta ad as­se­sta­re qual­che buon

col­po. co­me far­lo par­la­re del “le­ga­me” tra ses­so e ri­sot­to

UPRIMO SET

n sor­ri­so obli­quo e un ba­cio schioc­ca­to su cia­scu­na guan­cia. Ra­fa Na­dal, lo spa­gno­lo “nu­me­ro uno” del tennis mon­dia­le, ac­co­glie in que­sto mo­do chi en­tra, an­che so­lo per il tem­po di un’intervista, nel suo mon­do co­sì si­mi­le al­la su­per­fi­cie di un la­go che si ri­com­po­ne im­me­dia­ta­men­te do­po il lan­cio di un sas­so. L’uni­ver­so Na­dal è or­di­na­to, ar­mo­nio­so, so­prat­tut­to “po­si­ti­vo”, pa­ro­la che il cam­pio­ne pro­nun­ce­rà più vol­te nel­la no­stra chiac­chie­ra­ta, du­ran­te la qua­le noi pro­ve­re­moo­gni vol­ta a scen­de­re a re­te, men­tre lui ten­te­rà di im­par­tir­ci il suo lun­go­li­nea.

Del re­sto non si di­ven­ta cam­pio­ni se non si è ca­pa­ci di im­por­re il pro­prio gio­co.

Ra­fa, lei è di nuo­vo in vet­ta al­la clas­si­fi­ca mon­dia­le. Co­me si ri­mon­ta una scon­fit­ta? In­tan­to non mi ci fis­so. Non puoi gio­ca­re se lo fai. Il mio pri­mo pen­sie­ro è sen­tir­mi be­ne, sta- re in cam­po co­me so fa­re. E poi mi di­co: «Bue­no, ve­dia­mo co­me va...».

Ha­di­chia­ra­to che nel­la sua car­rie­ra, ini­zia­ta da bam­bi­no, aven­do co­me al­le­na­to­re in­fles­si­bi­le suo zio To­ni, ha im­pa­ra­to a “con­vi­ve­re con la sof­fe­ren­za”. Co­me ci rie­sce?

Be’, non ci con­vi­vo tut­ti i gior­ni. Non sa­reb­be pos­si­bi­le. Ma ci so­no mo­men­ti di stan­chez­za, in cui non sei in for­ma. È al­lo­ra che de­vi su­pe­ra­re te stes­so: per me è la sfi­da più gran­de.

Ha­mai­pen­sa­to di ri­ti­rar­si in uno di quei mo­men­ti?

Fi­no­ra mai. So­no una per­so­na po­si­ti­va e se mi so­no fat­to ma­le non ho mai pen­sa­to di non riu­sci­re a re­cu­pe­ra­re. cer­to, ci vuo­le mol­ta cal­ma e pa­zien­za.

Ha 32 an­ni. Co­sa pen­sa del­le nuo­ve ge­ne­ra­zio­ni: so­no in gra­do di sa­cri­fi­car­si co­me lei per vin­ce­re?

Ve­do gio­va­ni ani­ma­ti da mol­ta pas­sio­ne e for­te­men­te mo­ti­va­ti. Tra que­sti ci so­no si­cu­ra­men­te dei cam­pio­ni...

Ma?

Non de­vo­no fa­re l’er­ro­re di pre­ten­de­re tut­to e

su­bi­to. In que­sto sport la fret­ta non è am­mes­sa.

Se aves­se dei fi­gli, li sot­to­por­reb­be al trai­ning este­nuan­te che l’ha por­ta­ta a que­sto li­vel­lo?

No, se avrò dei fi­gli e non so quan­do (lo sot­to­li­nea, sa­pen­do che tut­ti gli chie­do­no quan­do ne fa­rà, vi­sto che il suo ri­va­le Ro­ger Fe­de­rer a 37 an­ni ne ha quat­tro, men­tre lui nes­su­no, ndr) mi pia­ce­reb­be che pra­ti­cas­se­ro uno sport. Che poi lo vo­glia­no fa­re da pro­fes­sio­ni­sti, è un’al­tra co­sa».

E lei ha mai so­gna­to una vi­ta di­ver­sa?

Non ho avu­to nem­me­no il tem­po di pen­sar­ci vi­sto che a 15 an­ni, quan­do ma­tu­ra­no quei so­gni, ero già un gio­ca­to­re pro­fes­sio­ni­sta.

C’è un al­tro cam­pio­ne del­lo sport che vor­reb­be es­se­re?

Be’, Ti­ger Wood, il “nu­me­ro uno” del golf. È un gio­ca­to­re di gran­de in­ten­si­tà e de­ter­mi­na­zio­ne.

Le pia­ce il calcio. Ti­fa Real Ma­drid. Ma sa­preb­be gio­ca­re in squa­dra?

A me pia­ce il gio­co di squa­dra: la pres­sio­ne ester­na è me­no for­te per­ché si spar­ti­sce tra tut­ti. Ma an­che la vit­to­ria si con­di­vi­de. E que­sto for­se mi pia­ce me­no...

È com­pe­ti­ti­vo, ep­pu­re si di­ce che con Fe­de­rer è di­ven­ta­to ami­co.

Non par­le­rei di ami­ci­zia. Con Fe­de­rer ho una re­la­zio­ne fan­ta­sti­ca. Pun­to. Ma non è che la mia mo­ti­va­zio­ne in cam­po cam­bia a se­con­da di chi ho di fron­te.

John Mcen­roe in­ve­ce ha am­mes­so che quan­do il ri­va­le Bjorn Borg si è ri­ti­ra­to, lui ha ac­cu­sa­to “il col­po”.

Non va be­ne, quan­do si gio­ca bi­so­gna es­se­re fred­di. L’uni­co obiet­ti­vo de­ve es­se­re su­pe­rar­si. Per­ché si può vin­ce­re o per­de­re, ma l’uni­ca ve­ra sod­di­sfa­zio­ne è por­ta­re se stes­si ol­tre il li­mi­te.

SE­CON­DO SET

Ra­fa, è giu­sto che nel tennis le don­ne gua­da­gni­no quan­to gli uo­mi­ni?

È una com­pa­ra­zio­ne che non si do­vreb­be nem­me­no fa­re. Le mo­del­le gua­da­gna­no più dei lo­ro col­le­ghi ma nes­su­no di­ce nien­te. E per­ché? Per­ché so­no lo­ro ad ave­re più se­gui­to. An­che nel tennis gua­da­gna di più chi mo­bi­li­ta più pub­bli­co.

E lei che rap­por­to ha con quel­lo che gua­da­gna?

Se­re­no. Vi­vo be­ne, ma non so­no uno capriccioso. Pre­fe­ri­sco in­ve­sti­re in pro­get­ti so­cia­li co­me la mia Fon­da­zio­ne che si oc­cu­pa di in­clu­sio­ne dell’in­fan­zia e la Aca­de­my, do­ve pos­so al­le­va­re nuo­vi ta­len­ti. E poi ci so­no mol­ti pro­get­ti pri­va­ti.

Qual­che re­ga­lo se lo sa­rà pur fat­to. Un’au­to­mo­bi­le...

Si fi­gu­ri: a 18 an­ni il mio spon­sor era già la ca­sa au­to­mo­bi­li­sti­ca Kia! (e lo è an­co­ra in­sie­me a Ver­ti As­si­cu­ra­zio­ni, Ni­ke e mol­ti al­tri, per un pa­tri­mo­nio di ol­tre 100 mi­lio­ni di dol­la­ri se­con­do For­bes, ndr). Ap­pe­na ho po­tu­to, ho com­pra­to una bar­ca: vi­vo a Ma­jor­ca, l’iso­la do­ve so­no na­to, sta­re in ma­re mi dà tran­quil­li­tà. Mi pia­ce dor­mi­re in bar­ca e an­da­re a pe­sca­re.

A pro­po­si­to di pia­ce­ri, che rap­por­to ha con il pro­prio cor­po: si sen­te un sex sym­bol? Nooooooo. Mac­ché! Io so­no uno spor­ti­vo.

Ve­ra­men­te sul­la co­per­ti­na del­la sua bio­gra- fia si mo­stra in tut­to il suo splen­do­re...

Non l’ho scel­ta io...

Nem­me­no il vi­deo in cui, a tor­so nu­do, flir­ta­va con la pop star Sha­ki­ra?

Le è pia­ciu­to? ( ri­de)

No, mi è sem­bra­to ter­ri­bil­men­te in im­ba­raz­zo.

Di­cia­mo che non è il mio mon­do.

An­che il tennis ha re­go­le ri­gi­de cir­ca il ses­so?

Cioè???

Può fa­re ses­so se de­ve gio­ca­re?

Be’ se de­vi gio­ca­re una par­ti­ta al­le quat­tro del po­me­rig­gio evi­ti di man­gia­re un ri­sot­to, no? Ec­co, le ho ri­spo­sto.

È fi­dan­za­to con la stes­sa don­na, Xi­sca Pe­rel­lo, da do­di­ci an­ni. Qual è il se­gre­to per far du­ra­re un rap­por­to co­si a lun­go, al­la sua età e nel suo mon­do?

Le di­co co­me fac­cia­mo noi: com­pren­sio­ne, ri­spet­to e so­prat­tut­to una gran­de in­di­pen­den­za.

Che qua­li­tà ap­prez­za in una don­na?

Non mi piac­cio­no le per­so­ne pe­san­ti, quel­le che cri­ti­ca­no sem­pre. Se sto con qual­cu­na è per sta­re me­glio, per­ciò mi pia­ce la don­na po­si­ti­va, che mi ispi­ra fi­du­cia. Enon sto par­lan­do so­lo di non tra­dir­si.

Mi pia­ce il gio­co di squa­dra: la pres­sio­ne si con­di­vi­de. Pur­trop­po an­che la vit­to­ria

TER­ZO SET

Ra­fa, ama cir­con­dar­si del suo staff e del­la sua fa­mi­glia. Ha pau­ra del­la so­li­tu­di­ne?

Pau­ra no, ma non mi pia­ce per nien­te.

Non si sen­te so­lo nel­le tan­te stan­ze d’al­ber­go del mon­do?

So­no an­ni che so­no in gi­ro. Non ci pen­so. Non è che ab­bia mol­to tem­po per far­lo.

Ha let­to Open, l’au­to­bio­gra­fia del suo col­le­ga An­dré Agas­si usci­ta, co­me la sua, nel 2011?

No.

Ha fat­to scal­po­re per aver trac­cia­to un ri­trat­to spie­ta­to del tennis pro­fes­sio­ni­sti­co. Un mon­do nel qua­le un pa­dre che ti al­le­na os­ses­si­va­men­te, può di­ven­ta­re il tuo aguz­zi­no. In cui si può per­de­re la gio­ven­tù ma non si de­ve mol­la­re mai.

No, non l’ho let­to. Agas­si è Agas­si. Quel­la sto­ria è la sua sto­ria e non può par­la­re per tut­ti...

E lei co­me si ve­de da qui a die­ci an­ni?

Da ra­gaz­zo pen­sa­vo che a trent’an­ni mi sa­rei già ri­ti­ra­to e in­ve­ce so­no an­co­ra qua. L’uni­ca co­sa che so è che avrò una fa­mi­glia. Di cer­to so­lo non re­sto.

A “bor­do cam­po” qual­cu­no ci di­ce che il tem­po a di­spo­si­zio­ne è sca­du­to. Se que­sto scam

_ bio vi ha aiu­ta­to a ca­pi­re di più chi sia l’uo­mo Ra­fa Na­dal, al­lo­ra sa­pe­te chi ha vin­to.

Di­rit­to e ro­ve­scio “Ra­fa” Na­dal in azio­ne sul­la ter­ra ros­sa, il cam­po do­ve ec­cel­le. Na­dal ha col­le­zio­na­to 16 ti­to­li Grand Slam e una me­da­glia d’oro al­le Olim­pia­di 2008.

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