La cen­tra­le si man­gia tut­to (tor­na­re per cre­de­re)

Corriere della Sera - La Lettura - - Libri - Di ALES­SAN­DRO BERETTA

Nel ro­man­zo di Marco Ame­ri­ghi un gran­de im­pian­to do­mi­na sul­le esi­sten­ze di ra­gaz­zi e adulti se­gnan­do an­che il con­fron­to ge­ne­ra­zio­na­le

Quan­do pre­sen­te e pas­sa­to gi­ra­no in­sie­me in pa­ral­le­lo, co­me mac­chi­ne in cor­sa ve­lo­ci sul cir­cui­to di una nar­ra­zio­ne, è im­pos­si­bi­le che ten­ga­no cia­scu­na la pro­pria cor­sia. Sban­da­no, coz­za­no, una su­pe­ra l’al­tra per poi per­de­re ter­re­no: il let­to­re segue gli eventi, aspet­tan­do la fi­ne del rac­con­to, che può es­se­re un mu­ro con con­se­guen­te schian­to o un’inat­te­sa gio­ia, perché do­po­tut­to c’era un ar­ri­vo, una so­lu­zio­ne al­la cor­sa.

Nel suo ro­man­zo d’esor­dio, Le no­stre ore con­ta­te, Marco Ame­ri­ghi di­ri­ge be­ne le sue due trac­ce che pro­ce­do­no a ca­pi­to­li al­ter­ni: il pre­sen­te in cui Sau­ro Ter­ra, il nar­ra­to­re, tor­na do­po vent’an­ni a Ba­dia­scar­na, un pic­co­lo pae­si­no to­sca­no, per ri­tro­va­re il pa­dre Ri­no; il pas­sa­to che lo por­tò ad an­dar via, se­gna­to da una not­te di in­cen­di e dal­la mor­te di un ami­co nell’ago­sto del 1985, cac­cia­to da quel pa­dre che tor­na a cer­ca­re. Due sto­rie, una di dram­ma­ti­ca for­ma­zio­ne, l’al­tra di toc­can­te re­sa dei con­ti, che ba­ste­reb­be­ro a un ro­man­zo, ma che l’au­to­re ada­gia in un pa­no­ra­ma di ab­ban­do­no più am­pio, le­ga­to a un te­ma ci­vi­le.

Nell’im­ma­gi­na­ria Ba­dia­scar­na c’è la cen­tra­le geo­ter­mi­ca del­la No­vaLa­go che sen­za cu­rar­si di nien­te, per an­ni, ha espo­sto i suoi ope­rai all’amian­to, spes­so col­pi­ti dall’asbe­sto­si, di­strug­gen­do­ne il fu- tu­ro. Se die­tro il luo­go del­la fin­zio­ne si in­tui­sce il caso del­la cen­tra­le geo­ter­mi­ca di Lar­de­rel­lo, in pro­vin­cia di Pi­sa, nel ro­man­zo l’ef­fet­to di que­sta tra­ge­dia è per­ce­pi­bi­le fin dall’ini­zio, det­ta i to­ni dei rap­por­ti in­ter­ge­ne­ra­zio­na­li, di­strut­ti e sfi­bra­ti dal­la ma­lat­tia, a par­ti­re dal pa­dre di Sau­ro, Ri­no, man­da­to in pre­pen­sio­na­men­to a cin­quan­tu­no an­ni nell’85 all’ini­zio del cal­va­rio, che vent’an­ni do­po è an­co­ra vi­vo ma or­mai de­va­sta­to e na­sco­sto

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