Geas sal­va­to da be­ne­fat­to­re mi­ste­rio­so

Se­sto, le gio­ca­tri­ci ave­va­no ri­nun­cia­to al­lo sti­pen­dio. L’al­le­na­tri­ce: avan­ti con fiducia

Corriere della Sera (Milano) - - Da Prima Pagina - Di Mau­ri­zio Gian­nat­ta­sio

For­se è la se­zio­ne sba­glia­ta del Cor­rie­re del­la Se­ra. For­se que­st’ar­ti­co­lo sa­reb­be do­vu­to en­tra­re di di­rit­to in «Buo­ne No­ti­zie» ma i tem­pi del­la stam­pa so­no ti­ran­ni, per­ché quel­lo che è suc­ces­so al Geas di Se­sto San Gio­van­ni ha qual­co­sa che as­so­mi­glia più ai film di Frank Ca­pra che al­la real­tà. Un be­ne­fat­to­re ri­go­ro­sa­men­te ano­ni­mo ha de­ci­so di do­na­re at­tra­ver­so una fon­da­zio­ne una ci­fra mol­to im­por­tan­te (si par­la di al­me­no tre ze­ri) al Geas Ba­sket — team che ha fat­to la sto­ria del­la pal­la­ca­ne­stro italiana, uni­ca squa­dra italiana ad aver vin­to nel 1978 la Cop­pa Cam­pio­ni eu­ro­pea, ot­to vol­te cam­pio­ne d’Ita­lia, due vol­te vin­ci­tri­ce del­la cop­pa Ita­lia — per so­ste­ne­re la squa­dra che mi­li­ta in A2.

Una ri­spo­sta «gra­tui­ta» al ge­sto al­tret­tan­to gra­tui­to del­le ra­gaz­ze che po­chi gior­ni fa ave­va­no con­ge­la­to il pro­prio sti­pen­dio per ve­ni­re in­con­tro al­le dif­fi­col­tà del­la so­cie­tà e po­ter par­te­ci­pa­re al cam­pio­na­to. Ora non so­lo il cam­pio­na­to è sal­vo e le ra­gaz­ze po­tran­no ave­re il lo­ro com­pen­so, ma la do­na­zio­ne dell’ano­ni­mo be­ne­fat­to­re ser­vi­rà an­che a sup­por­ta­re il set­to­re gio­va­ni­le. In più, la «do­na­zio­ne» è sen­za ri­tor­no. Nien­te se­gni sul­la ma­glia, nien­te pub­bli­ci­tà che fac­cia ri­sal­ta­re la ge­ne­ro­si­tà. È un’una tan­tum. Più tan­tum che una.

A ri­ce­ve­re la telefonata «sal­vi­fi­ca» è sta­ta l’al­le­na­tri­ce del Geas, Cin­zia Za­not­ti. Un col­po al cuo­re. «All’ini­zio pen­sa­vo a uno scher­zo. Poi non ero fe­li­ce. Di più. Per le no­stre ra­gaz­ze che se lo me­ri­ta­no il doppio, per le no­stre bambine del mi­ni­ba­sket. Un ge­sto che ci permette di guar­da­re con fiducia al no­stro fu­tu­ro». È sta­to un tor­men­to an­che te­ne­re riservata la no­ti­zia al­le ra­gaz­ze pri­ma del per­fe­zio­na­men­to del­la vi­cen­da. «Te­ne­re la co­sa per me è sta­ta una sof­fe­ren­za. Ab­bia­mo pas­sa­to un mo­men­to com­pli­ca­to. Tan­ti so­gni e sem­bra­va crol­la­to tut­to. Poi quel­la telefonata, un ge­sto d’al­trui­smo che ci ri­dà spe­ran­za per il no­stro sport ba­sto­na­to da tut­ti...». Un ge­sto pe­rò che non ri­sol­ve i pro­ble­mi del­la so­cie­tà. «È una pri­ma e im­por­tan­te e pron­ta ri­spo­sta al­la ge­ne­ro­si­tà e all’at­tac­ca­men­to ai co­lo­ri di­mo­stra­to dal­le ra­gaz­ze — spiega il neo­pre­si­den­te Fi­lip­po Pe­na­ti —. Ora, più rin­fran­ca­ti sia­mo tut­ti al la­vo­ro per cer­ca­re al­tri sup­por­ti, indispensabili a ga­ran­ti­re con­ti­nui­tà a que­sto gran­de brand del­lo sport ita­lia­no». È lo stes­so con­cet­to espres­so da An­to­nio Nit­to, pre­si­den­te del­la po­li­spor­ti­va Geas. Per­ché Geas non è so­lo ba­sket, ma al­tre 12 di­sci­pli­ne. Nuo­to, gin­na­sti­ca ar­ti­sti­ca, pal­la­nuo­to, pal­la­vo­lo, rug­by e co­sì via. «Lo sport va so­ste­nu­to da par­te di tut­ti e con l’ap­por­to di tut­ti si rie­sce a sta­re di­gni­to­sa­men­te sul ter­re­no. Non di­men­ti­chia­mo che la po­li­spor­ti­va non è so­lo ba­sket, ma tan­te al­tre at­ti­vi­tà che spes­so aiu­ta­no la squa­dra mag­gio­re. Ades­so, il no­stro com­pi­to e ri­ve­de­re l’or­ga­ni­co, la me­to­do­lo­gia. Lo sport è en­tra­to in una nuo­va fa­se e lo si de­ve af­fron­ta­re in mo­do ma­na­ge­ria­le». Spon­sor, ri­spon­de­te.

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