L’ar­chi­tet­to: sem­bra­no gli ho­me­less ame­ri­ca­ni

Ales­san­dro Bu­si­ri Vi­ci ci abi­ta da 24 an­ni, la vi­ta nel quar­tie­re tra di­spe­ra­ti e stra­nie­ri

Corriere della Sera (Roma) - - CRONACA DI ROMA - Lil­li Gar­ro­ne

Ales­san­dro Bu­si­ri Vi­ci - ar­chi­tet­to - abi­ta da più di 24 an­ni in un ap­par­ta­men­to della sua fa­mi­glia in piaz­za Vit­to­rio. Le sue fi­ne­stre af­fac­cia­no sul giar­di­no «oc­cu­pa­to» sim­bo­li­ca­men­te dai re­si­den­ti do­me­ni­ca scor­sa per pro­te­sta­re con­tro il de­gra­do. E ades­so l’epi­so­dio del­lo stu­pro. Co­me si vi­ve in que­sto quar­tie­re? Si sente in­si­cu­ro?

«Ci ho sempre vissuto tran­quil­la­men­te. Non ho mai avu­to ten­ta­ti­vi di ag­gres­sio­ne o fur­to. C’è da di­re che so­no an­che un uo­mo al­to un me­tro e 90. Ma per la mia espe­rien­za, qui gli scon­tri av­ven­go­no fra le persone che vi­vo­no di­spe­ra­te

sotto i por­ti­ci, spes­so ubria­che di vi­ni a bas­so co­sto». E co­sa pen­sa dell’epi­so­dio del­lo stu­pro?

«È una sto­ria di di­spe­ra­zio­ne. Non è cer­to un epi­so­dio all’or­di­ne del gior­no. Ma qui ci so­no di­ver­se don­ne, al­me­no due o tre, che vi­vo­no sotto i por­ti­ci: e spes­so ur­la­no in ma­nie­ra com­pul­si­va. Ma è an­che dif­fi­ci­le aiu­tar­li o aiu­tar­le: quan­do tor­no a ca­sa la se­ra a vol­te dò lo­ro qual­co­sa da man­gia­re e mi strin­ge il cuore la lo­ro con­di­zio­ne. Que­sti so­no i ve­ri ho­me­less co­me in Ame­ri­ca». Dor­mo­no sotto i por­ti­ci?

«Non so­lo. Un al­tro po­sto è l’in­gres­so di Mas da quan­do han­no chiu­so i vec­chi Ma­gaz­zi­ni al­lo Sta­tu­to: lì ci so­no ad­di­rit­tu­ra dei let­ti. Ma in­dub­bia­men­te i por­ti­ci co­sti­tui­sco­no un tetto e un ri­co­ve­ro: an­che in piaz­za Au­gu­sto Imperatore vi so­no persone che dor­mo­no. Suc­ce­de quan­do c’è la pos­si­bi­li­tà di ri­pa­rar­si: non suc­ce­de più nel­la Gal­le­ria Al­ber­to Sor­di per­ché da an­ni è chiu­sa la not­te».

Ri­spet­to a quan­do è ar­ri­va­to qui, la si­tua­zio­ne è mi­glio­ra­ta o peg­gio­ra­ta?

«Pri­ma c’era il mer­ca­to, e al­lo­ra gab­biot­ti ser­vi­va­no da na­scon­di­glio per qual­sia­si co­sa.

La not­te fra i ban­chi suc­ce­de­va di tut­to. E an­che il giar­di­no era una spe­cie di giun­gla pie­na di na­scon­di­gli. Di­rei quin­di che è mi­glio­ra­ta: ades­so se non al­tro è tut­to più pu­li­to». Il cam­bia­men­to più evi­den­te?

«I ne­go­zi so­no or­mai qua­si tut­ti in ma­no a stra­nie­ri. E di quel­li an­ti­chi ne so­prav­vi­vo­no due o tre. E gli abi­tan­ti: il mio pa­laz­zo ha cam­bia­to iden­ti­tà, è di­ven­ta­to un po’ una “ter­ra di mez­zo” per i tan­ti stra­nie­ri. Quan­to al mer­ca­to, il com­mer­cio ul­ti­ma­men­te è cam­bia­to: i mar­cia­pie­di so­no pie­ni di tap­pe­ti­ni con mer­ci non nuove e per­fi­no scar­pe usa­te: è il mer­ca­ti­no più po­ve­ro della cit­tà».

Ne­go­zi «So­no qua­si tut­ti in ma­no a stra­nie­ri. Que­sta è ter­ra di mez­zo»

Si­cu­rez­za Per Ales­san­dro Bu­si­ri Vi­ci ne­gli epi­so­di di vio­len­za all’Equi­li­no i pro­ta­go­ni­sti so­no so­lo di­spe­ra­ti e clo­chard

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