7 GIU­RO CHE NON AVRÒ PIÙ FA­ME

Let­to da Edoar­do Vi­gna (Re­da­zio­ne

Corriere della Sera - Sette - - Opinioni & Segnalazioni Di Chi Lavora Per Il Corri - Di Al­do Caz­zul­lo

7) «La ri­co­stru­zio­ne è uno dei gran­di mo­men­ti nel­la sto­ria d’Ita­lia. Bi­so­gne­reb­be scri­ver­lo con l’ini­zia­le ma­iu­sco­la: Ri­co­stru­zio­ne. Co­me il Ri­sor­gi­men­to, il Pia­ve, la Re­si­sten­za. Mo­men­ti di ri­scos­sa do­po la ca­du­ta, di cui es­se­re or­go­glio­si». È im­por­tan­te ri­co­no­sce­re le ma­iu­sco­le. E usar­le. Al­do Caz­zul­lo sa be­ne co­me far­lo. Il suo rac­con­to di ciò che è av­ve­nu­to nel no­stro Pae­se do­po la Se­con­da Guer­ra Mon­dia­le più che leg­ger­si, si ascol­ta sen­za in­ter­rom­pe­re, co­me i ri­cor­di di un pa­pà, di una non­na. C’è dav­ve­ro mol­tis­si­mo in Giu­ro che non avrò più fa­me (la scel­ta del­le pa­ro­le di Ros­sel­la O’Ha­ra in Via col ven­to, per rap­pre­sen­ta­re l'idea­le giu­ra­men­to col­let­ti­vo del­la ge­ne­ra­zio­ne po­st-bel­li­ca, è per­fet­ta): con le ma­iu­sco­le, i pun­ti escla­ma­ti­vi e gli in­ter­ro­ga­ti­vi. C’è so­prat­tut­to ciò che ali­men­ta­va la spin­ta a quel­la ri­na­sci­ta che in fon­do og­gi de­si­de­ria­mo tut­ti. Mon­da­do­ri, 254 pa­gi­ne, 18 eu­ro

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