Gli stu­di

Corriere della Sera - - ESTERI - DAL NOSTRO COR­RI­SPON­DEN­TE

De­lit­to, ca­sti­go, ma nien­te re­den­zio­ne. La vi­cen­da di Mi­chel­le Jo­nes, 45 an­ni, è fi­ni­ta sul­la pri­ma pa­gi­na del New York Ti­mes, do­po che l’Uni­ver­si­tà di Har­vard ha re­spin­to la sua do­man­da di iscri­zio­ne a un dot­to­ra­to in sto­ria. Per qua­le mo­ti­vo? Bi­so­gna tor­na­re in­die­tro di 31 an­ni. Mi­chel­le era una quat­tor­di­cen­ne afroa­me­ri­ca­na che vi­ve­va nel­lo Sta­to dell’In­dia­na e fre­quen­ta­va le scuo­le su­pe­rio­ri. Un gior­no rac­con­tò agli in­qui­ren­ti di es­se­re ri­ma­sta in­cin­ta do­po un rap­por­to «non con­sen­sua­le» con uno stu­den­te più gran­de. Sua ma­dre la pic­chiò sel­vag­gia­men­te, col­pen­do­la con un ba­sto­ne sul­la pan­cia. Non era la pri­ma vol­ta. I giu­di­ci, al­lo­ra, af­fi­da­ro­no la ra­gaz­za a un isti­tu­to per le vit­ti­me di vio­len­ze fa­mi­lia­ri.

Nel 1992 il fi­glio di Mi­chel­le, Bran­don, 4 an­ni, scom­pa­re in cir­co­stan­ze mi­ste­rio­se. Due an­ni do­po la gio­va­ne don­na, du­ran­te un ri­co­ve­ro in un cen­tro per ma­lat­tie men­ta­li, ri­ve­lò di aver sep­pel­li­to il bam­bi­no sen­za di­re nul­la al pa­dre e al­la po­li­zia. Nel 1996 co­min­ciò il pro­ces­so e un ami­co rac­con­tò di aver rac­col­to la con­fes­sio­ne di Mi­chel­le: ave­va mal­me­na­to il bim­bo, ab­ban­do­nan­do­lo per gior­ni nel suo ap­par­ta­men­to. Quan­do tor­nò era già mor­to.

La sen­ten­za del­la Cor­te fu du­ris­si­ma: 50 an­ni di pri­gio­ne.

E qui si vol­ta pa­gi­na: ini­zia la ri­sa­li­ta. La de­te­nu­ta Jo­nes fu as­se­gna­ta al­la bi­blio­te­ca di leg­ge dell’In­dia­na Wo­men’s Pri­son, un car­ce­re fon­da­to nel 1873 dai Quac­che­ri. Og­gi con­ser­va le mu­ra an­ti­che, ma con spi­ri­to mo­der­no. «Vo­glia­mo di­mo­stra­re che esi­sto­no al­ter­na­ti­ve al com­por­ta­men­to cri­mi­na­le, of­fren­do at­ti­vi­tà che svi­lup­pi­no il ca­rat­te­re e che col­ti­vi­no i ta­len­ti», si leg­ge sul si­to In­ter­net del pe­ni­ten­zia­rio.

Mi­chel­le si im­mer­ge nei li­bri e sco­pre il suo di ta­len­to. Nel 2004 si lau­rea in di­rit­to al­la Ball Sta­te Uni­ver­si­ty, com­po­ne poe­sie, ope­re tea­tra­li.

Nel 2012 si av­vi­ci­na agli stu­di sto­ri­ci. Con­du­ce una ri­cer­ca sul­le ori­gi­ni del pe­ni­ten­zia­rio fem­mi­ni­le e no­ta che nei re­gi­stri non fi­gu­ra­va­no mai pro­sti­tu­te. Com’era pos­si­bi­le? Do­ve fi­ni­va­no? Vie­ne fuo­ri che nell’In­dia­na co­me nel re­sto del Pae­se esi­ste­va una re­te di «ca­se di re­cu­pe­ro» ge­sti­te dai cat­to­li­ci, sul mo­del­lo del­le Mag­da­le­ne ● La do­man­da di Mi­chel­le Jo­nes per il dot­to­ra­to in Sto­ria ha di­vi­so il grup­po di­ri­gen­te di Har­vard

● Chi vo­le­va am­met­ter­la sot­to­li­nea­va che è Mi­chel­le Jo­nes era una del­le can­di­da­te più qua­li­fi­ca­te nel Pae­se; am­met­ter­la si­gni­fi­ca­va of­frir­le «una pos­si­bi­li­tà di re­den­zio­ne»

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