L’ex vi­gi­le di De Lu­ca e il di­vie­to «ad ca­ri­cam»

Corriere della Sera - - CRONACHE - Di Mar­co De­mar­co (An­sa)

Più del fat­to po­té il «po­st», il com­men­to su Fa­ce­book. L’al­tro gior­no, a Salerno, Vin­cen­zo De Lu­ca ha im­pe­gna­to con la sua au­to blu una stra­da con­tro­ma­no, ha in­ve­sti­to un mo­to­ri­no che ve­ni­va da de­stra (par­ti­co­la­re ri­ve­la­to dal­lo stes­so go­ver­na­to­re) e ha spe­di­to all’ospe­da­le, con pro­gno­si di 5 gior­ni, una ra­gaz­za in­col­pe­vo­le. Ma tut­to que­sto — un in­ci­den­te può ca­pi­ta­re a chiun­que — è nien­te ri­spet­to a quel­lo che è ve­nu­to do­po. Ie­ri, in­fat­ti, De Lu­ca ha det­to la sua sull’ac­ca­du­to. E a par­te le scu­se che non so­no ve­nu­te («un ab­brac­cio a Sa­ra che è re­go­lar­men­te tor­na­ta a ca­sa», tut­to qui) o la mor­ti­fi­ca­zio­ne nean­che ac­cen­na­ta per aver crea­to tan­ta ap­pren­sio­ne («mi so­no sen­ti­to con i suoi ge­ni­to­ri, per­so­ne ci­vi­lis­si­me...»), è co­me se il Mar­che­se del Gril­lo si fos­se af­fac­cia­to al suo bal­co­ne per ri­cor­da­re che lui è qual­cu­no e tut­ti gli al­tri so­no nes­su­no. De Lu­ca si è espres­so co­sì: «Sia­mo l’uni­co Pae­se al mon­do in cui un ba­na­le in­ci­den­te stra­da­le può di­ven­ta­re uno scia­cal­lag­gio po­li­ti­co». Il pro­ble­ma so­no dun­que gli op­po­si­to­ri, i gior­na­li­sti, gli ha­ters Scia­cal­lag­gio Sia­mo l’uni­co Pae­se al mon­do in cui un ba­na­le in­ci­den­te di­ven­ta uno scia­cal­lag­gio po­li­ti­co dei so­cial, e non tut­ti gli abu­si com­mes­si in que­sta sto­ria. «Il con­tro­ma­no non c’en­tra nul­la», di­ce De Lu­ca. Eb­be­ne, c’en­tra, ec­co­me. Il car­tel­lo ag­giun­to al di­vie­to di ac­ces­so di­ce te­stual­men­te: «Ec­cet­to au­to del­le for­ze di po­li­zia». Evi­den­te­men­te, De Lu­ca si im­ma­gi­na dav­ve­ro in di­vi­sa e con il pi­sto­lo­ne: uno sce­rif­fo, in­som­ma. E la Volk­swa­gen su cui viag­gia non può di cer­to es­se­re con­si­de­ra­ta al­la stre­gua di una «pan­te­ra» o di una «gaz­zel­la», tant’è che a Ro­ma, al­le au­to blu so­no in­ter­det­te per­si­no le cor­sie pre­fe­ren­zia­li. Ma «l’au­ti­sta al­la gui­da (del­la mia au­to) è un agen­te del­la po­li­zia lo­ca­le», ag­giun­ge il go­ver­na­to­re. E al­lo­ra? Tra l’al­tro, ai più ri­sul­ta che vi­gi­le ur­ba­no lo è sta­to quan­do De Lu­ca era sin­da­co di Salerno, e che ora è di­pen­den­te del­la Re­gio­ne. E se a un ma­gi­stra­to di­stac­ca­to in un mi­ni­ste­ro non è per­mes­so di emet­te­re sen­ten­ze, per­ché mai a un ex vi­gi­le do­vreb­be ad­di­rit­tu­ra es­se­re da­ta la li­cen­za di in­fran­ge­re il co­di­ce del­la stra­da? Ma poi. Per­ché De Lu­ca sin­da­co fe­ce ag­giun­ge­re quell’ec­ce­zio­ne al di­vie­to di ac­ces­so? Che ra­gio­ne c’era? Ed è so­lo un ca­so che gra­zie a quel car­tel­lo il suo ri­tor­no a ca­sa può an­co­ra og­gi es­se­re più bre­ve? Si po­treb­be con­ti­nua­re. Ma il pun­to ve­ro è uno so­lo. A Salerno a nes­su­no fi­no­ra è ve­nu­to in men­te di mul­ta­re il do­mi­nus cit­ta­di­no. E que­sto la di­ce lun­ga sul cli­ma che si re­spi­ra da que­ste par­ti, do­ve l’at­tua­le sin­da­co è sta­to in­co­ro­na­to dal suo pre­de­ces­so­re pri­ma an­co­ra di es­se­re elet­to; do­ve in giun­ta c’è il se­con­do­ge­ni­to del go­ver­na­to­re; e do­ve l’opi­nio­ne pub­bli­ca, tran­ne ra­re ec­ce­zio­ni, è fat­ta di gen­te che «ha fa­mi­glia».

@mde­mar­co55

L’in­ci­den­te Il luo­go in cui è sta­ta in­ve­sti­ta la ra­gaz­za sa­ler­ni­ta­na di 22 an­ni

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