Cuo­re e cre­pa­cuo­re

Corriere della Sera - - Da Prima Pagina - di Mas­si­mo Gra­mel­li­ni

Per mol­te ore, ie­ri, una del­le no­ti­zie più let­te in Re­te rac­con­ta­va di una ra­gaz­za mor­ta di cre­pa­cuo­re do­po ave­re per­so ne­gli ul­ti­mi due an­ni en­tram­bi i ge­ni­to­ri. Tut­to con­giu­ra­va a ren­de­re la sto­ria ec­ce­zio­na­le: la con­ca­te­na­zio­ne dei lutti, il de­ces­so nel­la ca­sa in cui la gio­va­ne don­na si era ap­pe­na tra­sfe­ri­ta per sfug­gi­re al­le om­bre del pas­sa­to, le pa­ro­le «mam­ma» e «pa­pà» ta­tua­te sul suo cor­po. Era la ma­ni­fe­sta­zio­ne pla­sti­ca del­la gran­de pau­ra di ogni ge­ni­to­re: che ne sa­reb­be dei miei ra­gaz­zi il gior­no in cui ri­ma­nes­se­ro so­li al mon­do? Ma la real­tà è sem­pre me­no net­ta del­la sua rap­pre­sen­ta­zio­ne (per que­sto ab­bia­mo in­ven­ta­to i ro­man­zi). La pol­ve­re del­la no­ti­zia si è de­po­si­ta­ta pian pia­no, re­sti­tuen­do­ci la vi­cen­da - me­no ec­ce­zio­na­le - di una mor­te per anoressia, il ma­le di cui la gio­va­ne ave­va co­min­cia­to a sof­fri­re ben pri­ma di di­ven­ta­re or­fa­na.

Ali­ce, co­sì si chia­ma­va, ha cer­ca­to di re­si­ster­vi, per­si­no quan­do la vi­ta le ha fat­to lo sgar­bo di la­sciar­la so­la. Da­van­ti a ogni tra­ge­dia l’ani­mo uma­no ha bi­so­gno di tro­va­re un col­pe­vo­le. Qui pe­rò non ce ne so­no. Ali­ce ave­va ami­ci e pa­ren­ti che le vo­le­va­no be­ne, me­di­ci che la cu­ra­va­no, un la­vo­ro che la gra­ti­fi­ca­va e un ca­rat­te­re aper­to che le ave­va per­mes­so di rea­gi­re al do­lo­re. Il suo cuo­re non si è spen­to per la per­di­ta dei ge­ni­to­ri, ma per la fra­gi­li­tà del­la sua con­di­zio­ne. Un de­sti­no che for­se la ren­de me­no ap­pe­ti­bi­le sul mer­ca­to del­le no­ti­zie, ma che ce la fa sen­ti­re an­co­ra più vi­ci­na.

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