«Trump usò i fon­di del­la be­ne­fi­cen­za»

La Pro­cu­ra di New York: i sol­di del­la Fon­da­zio­ne per pa­ga­re le spe­se di fa­mi­glia (e un au­to­ri­trat­to)

Corriere della Sera - - Esteri - DAL NO­STRO CORRISPONDENTE G. Sar.

WA­SHING­TON An­che la Fon­da­zio­ne di Do­nald Trump, stan­do al­le ac­cu­se del­la Pro­cu­ra di New York, sa­reb­be sta­ta usa­ta co­me un «pig­gy bank», un sal­va­da­na­io a for­ma di por­cel­li­no. Ma que­sta vol­ta i be­ne­fi­cia­ri non so­no i part­ner com­mer­cia­li de­gli Sta­ti Uni­ti, ben­sì i com­po­nen­ti del clan pre­si­den­zia­le. L’ac­cu­sa è di quel­le in­fa­man­ti: usa­re le do­na­zio­ni de­sti­na­te al­la be­ne­fi­cen­za per pa­ga­re le spe­se pri­va­te di fa­mi­glia. La pro­cu­ra­tri­ce ge­ne­ra­le del­lo Sta­to di New York, Bar­ba­ra Un­der­wood, ha chiu­so l’in­da­gi­ne aper­ta dal suo pre­de­ces­so­re, Eric Sch­nei­der­man, po­chi me­si pri­ma del­le pre­si­den­zia­li del 2016. L’ex pro­cu­ra­to­re è sta­to co­stret­to al­le di­mis­sio­ni nel mag­gio 2018, do­po che quat­tro don­ne lo ave­va­no de­nun­cia­to pub­bli­ca­men­te per abu­si ses­sua­li.

Du­ris­si­ma la con­clu­sio­ne di Bar­ba­ra Un­der­wood: «La Fon­da­zio­ne era co­me un li­bret­to de­gli as­se­gni a di­spo­si­zio­ne del­la fa­mi­glia Trump e del­le sue im­pre­se». L’al­lo­ra co­strut­to­re di Ma­n­hat­tan at­tin­se ai con­ti del­la Do­nald J. Trump Foun­da­tion, co­sti­tui­ta nel 1988, per com­pra­re, tra l’al­tro, un au­to­ri­trat­to espo­sto in uno dei suoi cir­co­li da golf (10 mi­la dol­la­ri) e un ca­sco da foot­ball au­to­gra­fa­to (20 mi­la dol­la­ri). Un­der­wood ha chie­sto al­la Cor­te di scio­glie­re la Fon­da­zio­ne, di di­stri­bui­re il mi­lio­ne di dol­la­ri ri­ma­sto a bi­lan­cio e di im­por­re un ri­sar­ci­men­to di 2,8 mi­lio­ni di dol­la­ri al­lo stes­so Trump. In­fi­ne, se­con­do la ma­gi­stra­ta, Trump e i fi­gli Do­nald Jr, Ivan­ka ed Eric, pre­sen­ti nel board, non do­vran­no più gui­da­re or­ga­niz­za­zio­ni no pro­fit nel­lo Sta­to di New York, per al­me­no 10 an­ni.

Il pre­si­den­te ha rea­gi­to via Twit­ter: «Sch­nei­der­man, che ha gui­da­to la cam­pa­gna elet­to­ra­le dei Clin­ton a New York, non ha mai avu­to il fe­ga­to di por­ta­re a ter­mi­ne que­sto ca­so ri­di­co­lo. Ades­so che si è di­mes­so nel­la ver­go­gna ge­ne­ra­le, i suoi di­sce­po­li lo han­no ri­pre­so. Non fa­re­mo al­cun pat­teg­gia­men­to».

An­che il «ca­so Co­mey» ha mo­vi­men­ta­to la gior­na­ta. L’ispet­to­ra­to del Di­par­ti­men­to di Giu­sti­zia ha pre­sen­ta­to il rap­por­to su co­me l’ex di­ret­to­re dell’fbi ge­stì le in­da­gi­ni sul­le mail di Hil­la­ry Clin­ton. Co­mey aprì un’in­chie­sta già nel giu­gno del 2015 per sta­bi­li­re se l’al­lo­ra Se­gre­ta­rio di Sta­to aves­se mes­so a re­pen­ta­glio la si­cu­rez­za del Pae­se, in­vian­do e ri­ce­ven­do mail riservate, uti­liz­zan­do ser­ver e te­le­fo­ni­ni non pro­tet­ti. Nel lu­glio del 2016 Co­mey cen­su­rò il comportamento di Hil­la­ry, ma non la in­cri­mi­nò. Poi, a po­chi gior­ni del­le pre­si­den­zia­li ria­prì e ri­chiu­se ra­pi­da­men­te il dos­sier. Se­con­do la re­la­zio­ne del Di­par­ti­men­to di Giu­sti­zia, Co­mey «non ri­spet­tò le pro­ce­du­re». In par­ti­co­la­re ri­ve­lò i ri­sul­ta­ti dei suoi ac­cer­ta­men­ti sen­za av­ver­ti­re Lo­ret­ta Lyn­ch, mi­ni­stra del­la Giu­sti­zia. Al con­tem­po, pe­rò, «non agì spin­to da mo­ti­va­zio­ni o pre­giu­di­zi po­li­ti­ci».

È una con­clu­sio­ne che ali­men­te­rà nuo­ve po­le­mi­che, su en­tram­bi i fron­ti. Nel rap­por­to c’è an­che lo scam­bio di sms fra due agen­ti Fbi, Pe­ter Str­zok e Li­sa Pa­ge: «Im­pe­di­re­mo a Do­nald Trump di di­ven­ta­re pre­si­den­te».

No­vi­tà sul «Clin­ton­ga­te» Se­con­do il Di­par­ti­men­to di Giu­sti­zia, l’ex ca­po dell’fbi Co­mey «non ri­spet­tò le pro­ce­du­re» ma «non agì spin­to da mo­ti­va­zio­ni po­li­ti­che»

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