Tria: di teo­rie astru­se ne ho sen­ti­te ab­ba­stan­za Il Car­roc­cio è con lui

Corriere della Sera - - Primo Piano - di Tom­ma­so La­ba­te

«Per il mi­ni­ste­ro dell’eco­no­mia non esi­sto­no pia­ni B, C, D o E. Esi­ste so­lo un pia­no T, do­ve T sta per Tria. Il pro­fes­so­re, da dov’è, non si muo­ve. Ma ci vuo­le mol­to a ca­pir­lo che quel si­gno­re è la so­lu­zio­ne ai no­stri pro­ble­mi e non il pro­ble­ma?». Di­co­no che, ne­gli ul­ti­mi me­si a Pa­laz­zo Chi­gi, fat­ti di in­te­re gior­na­te tra­scor­se a tro­va­re un pun­to me­dia­no tra due al­lea­ti mol­to di­ver­si, Gian­car­lo Gior­get­ti ab­bia af­fi­na­to an­co­ra di più l’arte di fiu­ta­re in an­ti­ci­po le «minacce» in ar­ri­vo, che già pos­se­de­va dai tem­pi in cui era il brac­cio ope­ra­ti­vo del­la vec­chia Le­ga di Um­ber­to Bos­si.

E co­sì due gior­ni fa, quan­do il duel­lo tra Gio­van­ni Tria e Lui­gi Di Ma­io sull’ipo­te­si di far en­tra­re lo Sta­to nel ca­pi­ta­le di Ali­ta­lia era lì lì per an­da­re in sce­na, il sot­to­se­gre­ta­rio al­la pre­si­den­za del Con­si­glio ha pre­so di pet­to la si­tua­zio­ne e ha fis­sa­to, in­sie­me a Mat­teo Sal­vi­ni, le co­lon­ne d’er­co­le ol­tre le qua­li la Le­ga non può spin­ger­si.

C’è un li­mi­te, han­no con­ve­nu­to i due. C’è un con­fi­ne. E quel con­fi­ne, ades­so, è pro­prio Tria. Per la Le­ga, ades­so, quel mi­ni­stro è di­ven­ta­to in­toc­ca­bi­le pro­prio per­ché è un ar­gi­ne a tut­te le istan­ze del Mo­vi­men­to Cin­que Stel­le — a co­min­cia­re dall’on­da­ta di na­zio­na­liz­za­zio­ni an­nun­cia­te — che an­dreb­be­ro a in­tac­ca­re il rap­por­to di fi­du­cia tra Sal­vi­ni e quel pez­zo di tes­su­to pro­dut­ti­vo che gli ha aper­to una li­nea (po­li­ti­ca, s’in­ten­de) di cre­di­to. A co­min­cia­re da­gli in­du­stria­li.

Tria, dal can­to suo, è ama­reg­gia­to. Rac­con­ta­no che nel­le ul­ti­me ore la vo­glia di di­met­ter­si non si sia pla­ca­ta, che il te­sta a te­sta con­ti­nuo con Di Ma­io l’ab­bia sfi­bra­to. E non tan­to, o non so­lo, per le que­stio­ni «al­te», quel­le che ri­guar­da­no i numeri del­la manovra, l’eu­ro­pa, il de­fi­cit. Quan­to, è sta­to il ra­gio­na­men­to op­po­sto a tut­ti quel­li che gli han­no chie­sto con­to del­le sue pros­si­me mosse, per­ché «io so­no un pro­fes­so­re, le co­se pri­ma di in­se­gnar­le le ho stu­dia­te, e quin­di ar­ri­vo a po­ter ascol­ta­re un nu­me­ro li­mi­ta­to di teo­rie e so­lu­zio­ni astru­se, ol­tre non pos­so an­da­re…».

A quel pun­to è en­tra­to in sce­na Sal­vi­ni. Che, in­sie­me a Gior­get­ti, ha ga­ran­ti­to al ti­to­la­re dell’eco­no­mia che, sen­za di lui, an­da­re avan­ti nell’av­ven­tu­ra di go­ver­no sa­reb­be dif­fi­ci­le an­che per la Le­ga. Un tem­po si sa­reb­be de­fi­ni­ta «una blin­da­tu­ra», e a fior di mi­ni­stri in bi­li­co sa­reb­be ba­sta­ta. Ades­so no, que­ste ga­ran­zie val­go­no an­co­ra ma mol­to di me­no, so­prat­tut­to nei din­tor­ni del mi­ni­ste­ro di via XX set­tem­bre. So­prat­tut­to do­po le di­mis­sio­ni dal­la Con­sob di Ma­rio Na­va, che no­no­stan­te aves­se l’ap­pog­gio del le­ghi­sta sot­to­se­gre­ta­rio al­la pre­si­den­za del Con­si­glio, al­la fi­ne non ha tro­va­to al­tra stra­da che le di­mis­sio­ni.

Dal ca­so Con­sob a og­gi è pas­sa­to un me­se esat­to. Den­tro e fuo­ri da Pa­laz­zo Chi­gi, si mi­su­ra­no le am­bi­zio­ni di chi, a ra­gio­ne o a tor­to, si è con­vin­to che il te­sta a te­sta tra Di Ma­io e Tria pos­sa fi­ni­re con l’usci­ta di sce­na di que­st’ul­ti­mo.

A co­min­cia­re da Pao­lo Sa­vo­na, i cui to­ni soft su euro («Non usci­re­mo») e spread («Se sa­le an­co­ra, do­vre­mo cam­bia­re la manovra»), so­no sta­ti let­ti co­me una spe­cie di ri-can­di­da­tu­ra al mi­ni­ste­ro dell’eco­no­mia. Ec­co, tut­ti que­sti mo­vi­men­ti, tut­te que­ste oscil­la­zio­ni, da og­gi, han­no un osta­co­lo in più.

Ed è la Le­ga, che ha de­ci­so di blin­da­re Tria an­che ol­tre quan­to non ap­pa­ia nel­le di­chia­ra­zio­ni pub­bli­che. D’al­tron­de, co­me sus­sur­ra un espo­nen­te le­ghi­sta di go­ver­no, «non ci vuo­le mol­to a fa­re due più due. Se vo­les­si­mo ve­de­re l’ef­fet­to che fa lo spread a quo­ta 400, ba­sta chie­de­re a Tria di di­met­ter­si. E lì sa­reb­be­ro guai per tut­ti». Per og­gi, al Pro­fes­so­re, que­ste ga­ran­zie ba­sta­no. Do­ma­ni, pe­rò, è un al­tro gior­no.

Mat­teo Sal­vi­niLea­der del­la Le­ga dal 2013, 45 an­ni, vi­ce­pre­mier e mi­ni­stro dell’in­ter­no. Ha avu­to di­ver­gen­ze con Tria sull’en­ti­tà de­gli stan­zia­men­ti per la flat tax ma ora il Car­roc­cio non è osti­le al mi­ni­stro

Lui­gi Di Ma­ioLea­der del Mo­vi­men­to Cin­que Stel­le dal set­tem­bre 2017, 32 an­ni, è vi­ce­pre­mier e mi­ni­stro del La­vo­ro e del­lo svi­lup­po eco­no­mi­co. Fri­zio­ni con il mi­ni­stro Tria si re­gi­stra­no sul­la manovra e su Ali­ta­lia

Gio­van­ni TriaEco­no­mi­sta, ac­ca­de­mi­co, 70 an­ni, mi­ni­stro dell’eco­no­mia: il via li­be­ra al­la manovra è ar­ri­va­to con l’ac­cor­do sul 2,4% del rap­por­to de­fi­cit-pil ma la sua li­nea è sem­pre sta­ta quel­la dell’1,6%

Pao­lo Sa­vo­naMi­ni­stro per gli Af­fa­ri eu­ro­pei, 82 an­ni, era il no­me per la gui­da del mi­ni­ste­ro dell’eco­no­mia di Le­ga e 5 Stel­le, poi re­spin­to dal Col­le per le sue po­si­zio­ni mol­to cri­ti­che nei con­fron­ti dell’ue

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.