«Con­ser­vo i su­ghi di pa­pà È bel­lo ve­de­re i miei 4 figli che ini­zia­no a vo­ler­si be­ne»

L’at­to­re: Tom Hanks a Hol­ly­wood è sta­to un ami­co

Corriere della Sera - - Cronache - di El­vi­ra Ser­ra

Pu­re lei un li­bro? «È ve­ro, an­che io l’ho pen­sa­to».

E al­lo­ra per­ché lo ha scrit­to?

«Mi chie­de­va­no di far­lo da quan­do ave­vo 25 an­ni, ma non vo­le­vo es­se­re ba­na­le. Ades­so, pe­rò, ave­vo un po’ di co­se da rac­con­ta­re».

Di co­se, ne Le re­go­le dell’ac­qua, in li­bre­ria da mar­te­dì con Riz­zo­li, ce ne so­no tan­te: da­gli in­cu­bi che Raoul Bo­va fa­ce­va tre­di­cen­ne, quan­do era os­ses­sio­na­to dal­la mor­te, al­le ore spe­se in mo­to­ri­no per an­da­re ad al­le­nar­si all’Au­re­lia Nuo­to, e l’Olim­pia­de che in­fi­ne ha vin­to, al­me­no sul set, nel­la se­rie tv ispi­ra­ta al­la sto­ria dei fra­tel­li Ab­ba­gna­le. Sot­to trac­cia, c’è so­prat­tut­to quel pas­sag­gio ine­vi­ta­bi­le al­la vi­ta adul­ta che av­vie­ne quan­do smet­tia­mo di es­se­re figli. Ed è que­sta la ve­ra spin­ta die­tro il de­but­to let­te­ra­rio di Raoul Bo­va, 49 an­ni, pa­pà di Alessandro e Fran­ce­sco, na­ti dal ma­tri­mo­nio con Chia­ra Gior­da­no, e di Lu­na e Al­ma, avu­te dal­la com­pa­gna Ro­cío Muñoz Mo­ra­les. Il li­bro è de­di­ca­to a lo­ro.

Il 9 gen­na­io del 2018 è man­ca­to suo pa­dre Giu­sep­pe, ex im­pie­ga­to in Ali­ta­lia. Ven­ti­due me­si do­po sua ma­dre Ro­sa, ca­sa­lin­ga. Co­me ha fat­to a non af­fon­da­re?

«Que­ste co­se, pri­ma che suc­ce­da­no, non le puoi nean­che im­ma­gi­na­re. Non rie­sci a far­ti un’idea del do­lo­re che pro­ve­rai. Do­po, at­tra­ver­si tut­te le fa­si: dal sen­tir­ti per­so al sen­tir­ti so­lo. Ve­di crol­la­re le fon­da­men­ta, ti man­ca­no gli sguar­di di ap­pro­va­zio­ne o di rim­pro­ve­ro che ti ave­va­no sem­pre fat­to sen­ti­re un fi­glio».

È riu­sci­to a sa­lu­tar­li?

«No, mi han­no av­vi­sa­to quan­do era già suc­ces­so. Ma con mio pa­dre ci era­va­mo vi­sti pro­prio due gior­ni pri­ma, per il com­plean­no di mam­ma. E poi ave­va­mo tra­scor­so in­sie­me il

Na­ta­le. Mia ma­dre, in­ve­ce, non la ve­de­vo da un po’, ci era­va­mo ri­pro­mes­si di far­lo pre­sto. Era en­tra­ta all’ospe­da­le per quel­la che sem­bra­va un’ul­ce­ra e in­ve­ce si è ag­gra­va­ta. Usa­va già l’os­si­ge­no. Pen­so sia mor­ta di Covid, ma an­co­ra non era esplo­sa l’epi­de­mia, è so­lo una ri­co­stru­zio­ne che mi so­no fat­to nel­le not­ti in­son­ni. Il gior­no che mam­ma è mor­ta mi so­no rot­to la gam­ba de­stra. Una sem­pli­ce stor­ta sul­le fo­glie ba­gna­te, ero a To­ri­no per la­vo­ro. Pen­so sia sta­to il do­lo­re: mi ave­va spez­za­to».

È al­lo­ra che ha co­min­cia­to a scri­ve­re il li­bro?

«Sì, ho avu­to bi­so­gno di met­te­re in fi­la i ri­cor­di. Quan­do mi so­no rot­to la gam­ba sta­vo gi­ran­do una fic­tion per la qua­le ero do­vu­to in­gras­sa­re. Do­po, in po­co tem­po, mi so­no ri­tro­va­to a pe­sa­re 110 chi­li, vuoi per il cor­ti­so­ne, l’epa­ri­na. Ero di­so­rien­ta­to, non mi ri­co­no­sce­vo. Il li­bro è sta­to una val­vo­la di sca­ri­co e ri­mes­sa a pun­to. Mi so­no det­to: co­min­cia­mo a ri­cor­da­re le co­se bel­le. Era ar­ri­va­to il mo­men­to che il bam­bi­no cre­sces­se e di­ven­tas­se uo­mo. Ri­tro­va­re gli sguar­di, le ri­sa­te, le le­zio­ni dei miei ge­ni­to­ri mi ha fat­to ca­pi­re che re­ste­ran­no per sem­pre den­tro di me».

In di­spen­sa ha an­co­ra le con­ser­ve di po­mo­do­ro fat­te da suo pa­dre?

«Sì, qual­che bot­ti­glia è ri­ma­sta. Le ten­go per ri­cor­do. Al­tre le ho uti­liz­za­te. Era me­ti­co­lo­so, mi pia­ce­va la sua cal­li­gra­fia, ave­va una sua ele­gan­za an­che in stam­pa­tel­lo: scri­ve­va l’an­no, la qua­li­tà del po­mo­do­ro, era mol­to pre­ci­so».

Il cro­no­me­tro vi ha le­ga­ti: era l’og­get­to con cui se­gui­va le sue ga­re di nuo­to, mi­su­ran­do i mi­glio­ra­men­ti per in­co­rag­giar­la quan­do non vin­ce­va. Co­sa la le­ga, in­ve­ce, ai suoi figli?

«Se do­ves­si sce­glie­re un ele­men­to, sa­reb­be l’ac­qua. Ho scrit­to Le re­go­le dell’ac­qua per­ché ognu­no di noi ha le sue e tal­vol­ta amia­mo in­fran­ger­le per il gu­sto di ab­bat­ter­le. Ma poi ci ren­dia­mo con­to che sen­za quel­le non tro­via­mo più l’or­di­ne. Pen­so che la gen­ti­lez­za e la di­sci­pli­na del nuo­to sia­no le re­go­le che ap­pli­co nel rap­por­to con i miei figli. Mio pa­dre pren­de­va tut­to mol­to sul se­rio, mia ma­dre al­leg­ge­ri­va. Cre­do, spe­ro, di aver pre­so un po’ da en­tram­bi. Cer­co di com­pren­de­re i tem­pi dei miei figli: non si può ap­pli­ca­re un mo­del­lo uni­co per­ché lo­ro so­no di­ver­si. A vol­te bi­so­gna es­se­re se­ve­ri, al­tre ca­pi­re di più».

Com’è cam­bia­ta la pa­ter­ni­tà da due ma­schi di 20 e 19 an­ni a due fem­mi­ne di 4 e qua­si due?

«Mi sen­to mol­to for­tu­na­to e mol­to im­pe­gna­to ad af­fron­ta­re età e pro­ble­ma­ti­che co­sì di­ver­se. Di­cia­mo che non ar­ri­va mai il mo­men­to di ri­las­sar­si. Ov­via­men­te la par­te ma­schi­le ha una com­pli­ci­tà di­ver­sa ri­spet­to a quel­la fem­mi­ni­le, che pe­rò ti dà un al­tro ti­po di emo­zio­ni. Le bam­bi­ne so­no an­co­ra mol­to pic­co­le, han­no ne­ces­si­tà più fi­si­che, quo­ti­dia­ne. Mi go­do il lo­ro sguar­do. I più gran­di, che ten­do a con­si­de­ra­re an­co­ra dei bam­bi­ni, svi­co­la­no un po’. A lo­ro de­vo sta­re die­tro sen­za far­mi no­ta­re. È giu­sto che af­fron­ti­no da so­li la vi­ta, ma io ci so­no per sor­reg­ger­li».

Ha as­si­sti­to a tut­ti e quat­tro i par­ti?

«Sì e so­no sta­ti mo­men­ti in­di­men­ti­ca­bi­li, an­che quel­li in cui ca­pi­sci me­no per­ché sei pre­so dall’eu­fo­ria, ma ti ri­man­go­no in una par­te del cuo­re e del cer­vel­lo. Sen­ti di aver ri­ce­vu­to un do­no».

Nel li­bro un ca­pi­to­lo ri­guar­da le aspet­ta­ti­ve. Im­ma­gi­no non sia sta­to fa­ci­le spie­ga­re ai suoi ra­gaz­zi la se­pa­ra­zio­ne dal­la lo­ro ma­dre.

«Nel li­bro cer­co di spie­ga­re che non dob­bia­mo sop­por­ta­re il pe­so dei so­gni o del­le de­ci­sio­ni al­trui. Spes­so quan­do fai una pro­mes­sa cer­chi di fa­re il pos­si­bi­le per man­te­ner­la, ma quel­la pro­mes­sa può an­che di­ven­ta­re qual­co­sa di sof­fo­can­te per­ché non sei in gra­do di por­tar­la avan­ti. E non vuol di­re che non hai fat­to tut­to il pos­si­bi­le. L’im­por­tan­te è aver­ce­la mes­sa tut­ta. I su­pe­re­roi esi­sto­no so­lo al ci­ne­ma. Io pro­vo a es­se­re un buon es­se­re uma­no».

Alessandro e Fran­ce­sco ve­do­no Lu­na e Al­ma?

«Sì, fan­no i fra­tel­li mag­gio­ri. Ri­spet­to per i figli si­gni­fi­ca ascol­tar­li e non im­por­re nul­la che non sen­ta­no dav­ve­ro. Co­sì ho aspet­ta­to che si sen­tis­se­ro li­be­ri di ve­der­le e og­gi so­no fe­li­ce. Tan­te vol­te mi so­no do­man­da­to o ac­cu­sa­to e giu­di­ca­to co­me po­co for­te su al­cu­ne de­ci­sio­ni e in­ve­ce la mia stra­da e il mio mo­do di es­se­re sta por­tan­do i suoi frut­ti. I miei figli so­no fe­li­ci, si stan­no co­no­scen­do, stan­no co­min­cian­do a vo­ler­si be­ne e que­sto è un pas­so che ne por­te­rà un al­tro e an­co­ra uno».

È an­co­ra os­ses­sio­na­to dal­la mor­te, co­me da ra­gaz­zi­no?

«A 13 an­ni so­gna­vo di mo­ri­re una se­ra sì e l’al­tra pu­re».

For­se per­ché dor­mi­va con le sue so­rel­le.

«Può es­se­re... In ef­fet­ti era un po’ sco­mo­do. Ma ero vi­zia­to, coc­co­la­to, mia so­rel­la mag­gio­re fa­ce­va da vi­ce mam­ma, quin­di era co­me ave­re tre ge­ni­to­ri. L’al­tra so­rel­la non la pren­de­va mol­to be­ne...».

E al­lo­ra quei so­gni?

«È sta­to il pe­rio­do in cui ho co­min­cia­to a far­mi do­man­de sul­la vi­ta, quan­do ca­pi­sci che la mor­te ne fa par­te, ma è un con­tro­sen­so».

Ad al­le­nar­si, nel­la pi­sci­na dell’Au­re­lia Nuo­to, an­da­va in mo­to­ri­no.

«Un’ora e mez­zo per an­da­re e un’ora e mez­zo per tor­na­re. Quan­do ti vie­ne da pian­ge­re che fai due al­le­na­men­ti al gior­no e sei ba­gna­to e d’in­ver­no ti ri­met­ti sul mo­to­ri­no e co­min­cia a pio­ve­re con il fred­do e il ven­to e hai ma­ni e pie­di ghiac­cia­ti... Ec­co, pen­so che quei mo­men­ti mi ab­bia­no for­gia­to. Og­gi uno ten­de qua­si ad abi­tuar­si al­la non sof­fe­ren­za: vo­glia­mo non sof­fri­re e quan­do sof­fria­mo la­scia­mo le co­se a me­tà. Ma la sof­fe­ren­za ti por­ta a qual­cos’al­tro, fa par­te del ri­sul­ta­to».

Nel sa­lot­to di ca­sa sua lei e Ro­cío te­ne­te an­co­ra un li­bro per an­no­ta­re pen­sie­ri? Ave­va­te co­min­cia­to du­ran­te il loc­k­do­wn.

«Sì, c’è an­co­ra. Te­ne­re un dia­rio è im­por­tan­te, ti per­met­te di fis­sa­re le co­se e ri­ve­der­le a di­stan­za. L’ho sem­pre avu­to, fin da ra­gaz­zi­no. Nel li­bro io e Ro­cío ab­bia­mo scrit­to di tut­to, dall’espe­rien­ze fat­te con la Cro­ce Ros­sa a co­se più di­ver­ten­ti e a lo­ro mo­do me­mo­ra­bi­li».

Per esem­pio?

«Quan­do Ro­cío ha pre­pa­ra­to la piz­za, ed era com­me­sti­bi­le, o quan­do ha ri­co­min­cia­to a cu­ci­na­re la pael­la».

Que­sto è mol­to ma­schi­li­sta. Lei, scu­si, co­sa ha fat­to du­ran­te il loc­k­do­wn?

«Ma io com­bat­te­vo con­tro gli aca­ri! Ero il re del­le pu­li­zie di ca­sa, ho com­pra­to qual­sia­si elet­tro­do­me­sti­co. Gi­ra­vo con le mie re­mi­ni­scen­ze dei film d’azio­ne e di­sin­fet­ta­vo tut­to. So­no sta­ti mo­men­ti di pu­ra fol­lia».

Ha sem­pre in­ten­zio­ne di in­se­gui­re il re­cord del mon­do in staf­fet­ta con Mas­si­mi­lia­no Ro­so­li­no, Fi­lip­po Ma­gni­ni ed Emiliano Brem­bil­la nel­la ca­te­go­ria Ma­ster?

«Fa­re­mo la staf­fet­ta, ma sen­za in­se­gui­re re­cord. Lo fa­re­mo so­lo per ri­tor­na­re tut­ti a qual­co­sa che ci ha fat­to mol­to be­ne in pas­sa­to».

Ogni tan­to sen­te Ma­don­na, Tom Hanks e le al­tre star con cui ha col­la­bo­ra­to?

«Per gli au­gu­ri. An­ge­li­na Jo­lie l’ho vi­sta da po­co, Tom Hanks pu­re, era­va­mo a Mal­ta per la­vo­ro: lui è sta­to una del­le per­so­ne più ca­ri­ne con me quan­do vi­ve­vo a Los An­ge­les».

Con­ser­va da qual­che par­te il cap­pel­lo da ber­sa­glie­re di quan­do era mi­li­ta­re?

«Ma cer­to! È a ca­sa di mio pa­dre. Sa che è uno dei cor­pi più va­ni­to­si dell’Ar­ma? Ma an­che tra i più bel­li».

Per­ché fa tan­to vo­lon­ta­ria­to? Pub­bli­ci­tà?

«No, è un mo­do per re­sti­tui­re il sor­ri­so e il sup­por­to che ho ri­ce­vu­to quan­do ne ho avu­to bi­so­gno e che mi ha fat­to sen­ti­re me­no so­lo».

C’è qual­co­sa che non ri­fa­reb­be?

«Tut­to quel­lo che ho fat­to, com­pre­si gli sba­gli, mi ha por­ta­to fin qui. Sto la­vo­ran­do per ave­re un equi­li­bro di pa­ce in­te­rio­re. Se ci sto riu­scen­do, lo de­vo an­che agli er­ro­ri e al­le co­se bel­le che mi so­no ar­ri­va­te».

A no­vem­bre dell’an­no scor­so è man­ca­ta an­che mia ma­dre. Quel gior­no mi so­no rot­to la gam­ba de­stra men­tre cam­mi­na­vo: il do­lo­re mi ave­va spez­za­to

La me­da­glia olim­pi­ca l’ho vin­ta nel ca­not­tag­gio in­ter­pre­tan­do uno dei fra­tel­li Ab­ba­gna­le Ora pen­so al­la staf­fet­ta con Ro­so­li­no, Brem­bil­la e Ma­gni­ni

La fa­mi­glia Raoul Bo­va è na­to a Ro­ma il 14 ago­sto 1971. Ha quat­tro figli: Alessandro e Fran­ce­sco, di 20 e 19 an­ni, na­ti dal ma­tri­mo­nio con Chia­ra Gior­da­no, e Lu­na e Al­ma, di 4 e qua­si due, avu­te dal­la com­pa­gna Ro­cío Muñoz Mo­ra­les. Ha la­vo­ra­to in pro­du­zio­ni ita­lia­ne e in­ter­na­zio­na­li e in mol­te fic­tion Da ra­gaz­zi­no è sta­to una pro­mes­sa del nuo­to

Il ge­ni­to­re Raoul Bo­va con il pa­pà Giu­sep­pe, scom­par­so nel 2018

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