Iris, bel­li co­me le or­chi­dee Hi­strioi­des i pri­mi a fio­ri­re

Corriere dell'Alto Adige - - TEMPO LIBERO - di Mar­tha Ca­ne­stri­ni an­go­lo­dei­giar­di­ni@gmail.com

Gli Iris — di­co­no — so­no le or­chi­dee dei po­ve­ri, af­fer­ma­zio­ne che fa au­men­ta­re il no­stro in­te­res­se, in una sor­ta di sno­bi­smo al­la ro­ve­scia. Han­no tre in­di­scus­se vir­tù: so­no bel­lis­si­mi, so­no al­la por­ta­ta di ogni borsa, non so­no de­li­ca­ti. A que­sto pun­to il cuo­re di ogni giar­di­nie­re do­vreb­be es­se­re già con­qui­sta­to. Un uni­co fio­re di Iris du­ra po­co, so­lo un gior­no, ma non si no­ta. È la mas­sa che con­vin­ce. Per­ciò gli Iris van­no pian­ta­ti in co­lo­nie nu­me­ro­se. Me­glio se rag­grup­pa­ti per co­lo­re, e in scan­sio­ni di fio­ri­tu­ra, dai pre­co­ci ai tar­di­vi. L‘aiuo­la sa­rà co­sì fio­ri­ta da apri­le a giu­gno.

Vo­len­do fa­re del vir­tuo­si­smo li po­trem­mo ave­re fio­ri­ti da gen­na­io a lu­glio, cer­can­do va­rie­tà che fio­ri­sca­no in scala. I pri­mi fio­ri­sco­no a me­tà gen­na­io, so­no gli hi­strioi­des, se­gui­ti dai dan­for­dia­ne.I re­ti­cu­la­tae fio­ri­sco­no fi­no al­la fi­ne di mag­gio. Que­sti iris «in­ver­na­li» non cre­sco­no da ri­zo­mi co­me gli iris co­mu­ni, ma da bul­bi. Van­no sep­pel­li­ti sot­to quat­tro cen­ti­me­tri di ter­ra. Ci pen­se­rà la fio­ri­tu­ra a ri­cor­dar­vi qua­li te­so­ri ab­bia­te na­sco­sto. In una de­ci­na d’an­ni so­no ca­pa­ci di de­cu­pli­ca­re il lo­ro nu­me­ro. I bu­cha­ri­che so­no bian­chi con i ves­sil­li do­ra­ti, e fio­ri­sco­no da me­tà apri­le in poi. Re­si­sto­no be­ne al fred­do. Quel­li che in­ve­ce si tro­va­no dai fio­rai nel­le com­po­si­zio­ni flo­rea­li de­fi­ni­te «im­por­tan­ti», so­no ibri­di de­gli xi­phi­nium. Fio­ri­sco­no in giu­gno e in lu­glio e si mol­ti­pli­ca­no ve­lo­ce­men­te. Amano un po­sto al so­le, il lo­ro bul­bo va in­ter­ra­to a ben die­ci cen­ti­me­tri di pro­fon­di­tà. È be­ne sa­pe­re da su­bi­to che so­no al­ti ses­san­ta cen­ti­me­tri. Per­ciò non va be­ne si­ste­mar­li da­van­ti ad esemplari pic­co­li, è un er­ro­re ma­dor­na­le, de­gno di di­leg­gio (ma tut­ti i giar­di­nie­ri pri­ma o poi ci ca­sca­no).

Una va­rie­tà spon­ta­nea di Iris, il pseu­doa­co­rus, po­po­la­va una vol­ta tut­ti i fos­si e gli sta­gni. Fio­ri­sce in un al­le­gro gial­lo solare, e se aves­si un ru­scel­lo nel mio giar­di­no, lo vor­rei su­bi­to. I kaem­p­fe­ri, o Iris giap­po­ne­si, amano —a dif­fe­ren­za de­gli al­tri Iris — ter­re­ni aci­di. Van­no tut­ti, pro­prio tut­ti, pian­ta­ti o tra­pian­ta­ti in ago­sto, il mo­men­to di ri­po­so del­la pian­ta. Se i bul­bi vo­glio­no bu­che ab­ba­stan­za pro­fon­de, i ri­zo­mi de­gli iris esti­vi si la­scia­no qua­si af­fio­ra­re dal­la ter­ra quan­do si pian­ta­no o si tra­pian­ta­no. Non han­no gran­di pre­te­se per il ter­re­no, cre­sco­no ovun­que e si ac­con­ten­ta­no, co­me già ac­cen­na­to, di al­cu­ne ba­di­la­te di com­po­st. L’umi­di­tà co­stan­te li uc­ci­de. I gam­bi sfio­ri­ti si eli­mi­na­no, si tol­go­no con le ce­so­ie an­che le fo­glie sec­ca­te. Una vol­ta ogni tre an­ni i ri­zo­mi van­no tol­ti dall’aiuo­la, or­mai in­va­sa da er­be spon­ta­nee non in­vi­ta­te, l’aiuo­la ri­pu­li­ta e ar­ric­chi­ta di com­po­st; i ri­zo­mi di­vi­si si pos­so­no ri­met­te­re al lo­ro po­sto. Se pian­ta­ti all’om­bra, muo­io­no.

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