Ra­fa ha ri­mes­so l’In­ter sul­la buo­na stra­da

Corriere dello Sport (Lombardia) - - Calcio -

Per pen­sa­re che l’In­ter sia gua­ri­ta do­po due vit­to­rie a fi­la e do­po aver di nuo­vo espu­gna­to San Si­ro, da ol­tre due me­si in­vio­la­to dai ne­raz­zur­ri in cam­pio­na­to, è pre­sto, mol­to pre­sto. Sia con­tro il Twen­te che con­tro il Par­ma i pro­ble­mi di gio­co, di te­nu­ta e di spes­so­re so­no ap­par­si evi­den­ti e lo svol­gi­men­to del­le due ga­re lo chia­ri­sce be­ne. Lo chia­ri­sco­no an­co­ra me­glio gli epi­so­di de­ci­si­vi: con­tro il Twen­te, il gol di Cam­bias­so è ar­ri­va­to do­po un dop­pio rim­pal­lo; con­tro il Par­ma, la dop­piet­ta con cui Stan­ko­vic ha ri­bal­ta­to il ri­sul­ta­to è sta­ta in real­tà una dop­piet­ta di au­to­re­ti. Pri­ma sof­fia­va il ven­to e in­fu­ria­va la bu­fe­ra, ora sof­fia la brezzolina, il cie­lo è az­zur­ro e il cli­ma ot­ti­mo. Del re­sto il cal­cio è paz­zo e, co­me di­ce Be­ni­tez, l’In­ter ne è la mi­glio­re rap­pre­sen­tan­te.

Ma co­sì co­me è evi­den­te che la gua­ri­gio­ne è an­co­ra lon­ta­na, al­tret­tan­to chia­ro è che il tec­ni­co spa­gno­lo ha ri­mes­so l’In­ter sul­la buo­na stra­da. C’è riu­sci­to es­sen­zial­men­te per­chè è un tec­ni­co bra­vo, an­che se Mo­rat­ti, che pu­re lo ha in­gag­gia­to, non più tar­di del­la scor­sa set­ti­ma­na, ha det­to: «Ci so­no trop­pi in­for­tu­na­ti, per il re­sto Be­ni­tez è mol­to bra­vo» , noi to­glie­rem­mo “per il re­sto”. Be­ni­tez è bra­vo e in­tel­li­gen­te, di una in­tel­li­gen­za che na­scon­de sot­to la buo­na edu­ca­zio­ne (se­gno di umil­tà), a dif­fe­ren­za del suo pre­de­ces­so­re.

Ra­fa ha da­to all’In­ter, all’ul­ti­ma In­ter, l’idea di una squa­dra ve­ra sen­za che lo fos­se. Per­ché Pan­dev è tut­to tran­ne che una pun­ta cen­tra­le; per­ché Ma­te­raz­zi, ri­pe­sca­to nel­la naf­ta­li­na di Ap­pia­no, non può mai più es­se­re Sa­muel; per­ché San­ton do­vreb­be tor­na­re in pan­chi­na a re­cu­pe­ra­re la con- di­zio­ne di un tem­po e in­ve­ce de­ve gio­ca­re per for­za. Ep­pu­re, con­tro il Par­ma, si è ri­vi­sta l’es­sen­za di una squa­dra. Fon­da­men­ta­le il ri­tor­no di Cam­bias­so, l’uo­mo dell’equi­li­brio, quel­lo che c’è an­che se non lo ve­di, che fa squa­dra an­che quan­do sem­bra ai mar­gi­ni. L’ar­gen­ti­no ha se­gna­to due gol a fi­la, ma ciò che dà all’In­ter è mol­to più dei gol.

Cam­bias­so e lo zoc­co­lo du­ro, Stan­ko­vic, Za­net­ti e Cor­do­ba, tut­ti ul­tra­tren­ten­ni. Con lo­ro, e con la crescita di un’ala gio­va­ne ma giun­ta da un’al­tra epo­ca co­me Bia­bia­ny, l’al­le­na- to­re spa­gno­lo ha por­ta­to l’In­ter al­la qua­li­fi­ca­zio­ne in Cham­pions con un tur­no d’an­ti­ci­po e l’ha riav­vi­ci­na­ta, an­che se di po­co, al Mi­lan. Non è più in tem­po per vin­ce­re tut­to (la Su­per­cop­pa d’Eu­ro­pa se n’è an­da­ta), ma può vin­ce­re an­co­ra tan­to. E me­no ma­le che Ra­fa è ar­ri­va­to so­lo ades­so all’In­ter. Se fos­se sta­to in­gag­gia­to die­ci an­ni fa, Mo­rat­ti, co­me ha det­to lui stes­so, lo avreb­be li­cen­zia­to e co­sì avreb­be per­so una del­le mi­glio­ri oc­ca­sio­ni del­la sua car­rie­ra pre­si­den­zia­le.

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