L’AL­LE­GRIA DEL PA­LER­MO TRA IL DO­MA­TO­RE E LA TI­GRE

Corriere dello Sport (Nazionale) - - Calcio - di Ser­gio Ne­ri

LC­his­sà se De­lio Ros­si si ren­de con­to si­no in fon­do di quan­to (di bel­lo) gli sta suc­ce­den­do in­tor­no. Si è ca­la­to nel­la cit­tà del pro­fon­do Sud igno­ran­do­ne i sen­ti­men­ti ed ha sca­te­na­to nel­la gen­te un en­tu­sia­smo che i più pa­ra­go­na­no al fuo­co dell'Et­na. Non è an­da­to a Pa­ler­mo per la cu­rio­si­tà di vi­ve­re un'espe­rien­za ori­gi­na­le in un mon­do sto­ri­ca­men­te estra­neo al­la sua vi­ta, al­la sua cul­tu­ra e fors'an­che al suo lin­guag­gio. Ci è an­da­to perchè gli sem­bra­va che la squa­dra del Pa­ler­mo aves­se le giu­ste po­ten­zia­li­tà per con­sen­tir­gli di la­vo­ra­re be­ne.

Lui a Pa­ler­mo ci è an­da­to da ope­ra­io spe­cia­liz­za­to del suo me­stie­re sic­chè al di fuo­ri del cam­po po­co ha spar­ti­to con la gen­te che og­gi, na­tu­ral­men­te, lo por­ta in pal­mo di ma­no.

Ca­so­mai De­lio Ros­si è im­pe­gna­to (con­cen­tra­to) a guar­dar­si dal pre­si­den­te che lo ha vo­lu­to e spes­so lo in­vi­ta a pran­zo per par­la­re di cal­cio. Sia­mo nel pie­no d'una lu­na di mie­le del­la qua­le Ros­si co­no­sce i ci­cli. E per que­sto vi­ve di fron­te al suo pre­si­den­te, del qua­le tes­se l'elo­gio, co­me un do­ma­to­re del cir­co di fron­te al­la ti­gre che si er­ge sul tre­spo­lo al­to. a ti­gre lo guar­da. E lui fis­sa la ti­gre non so­lo per do­mi­nar­la ma an­che, e so­prat­tut­to, per in­do­vi­nar­ne i mo­vi­men­ti istintivi. Il do­ma­to­re sa che la ti­gre, an­cor­chè do­ma­ta, po­treb­be da un mo­men­to all'al­tro far­si sal­ta­re la pa­zien­za e ri­pe­te­re per istin­to ciò che in mi­glia­ia di an­ni al­tre ti­gri del­la sua spe­cie han­no fat­to. Av­ven­tar­si con la pre­sa de­gli ar­ti­gli sull'im­prov­vi­so in­ter­lo­cu­to­re in­qua­dra­to co­me un osta­co­lo da ab­bat­te­re.

De­lio Ros­si lo sa che Zam­pa­ri­ni lo os­ser­va dall'al­to del suo tre­spo­lo e do­cil­men­te lo as­se­con­da si­no a quan­do non suc­ce­de­rà qual­co­sa che fa­rà sal­ta­re la pa­zien­za del pre­si­den­te im­po­nen­do­gli, suo mal­gra­do, un bal­zo istin­ti­vo che spaz­ze­rà dall'are­na l'al­le­na­to­re e le sue idee. Tut­to que­sto fa par­te del­le re­go­le d'un gio­co che da sem­pre Zam­pa­ri­ni con­du­ce con i suoi al­le­na­to­ri a car­te sco­per­te. In un cer­to sen­so que­sto eser- ci­zio è una qua­li­tà che fa di Zam­pa­ri­ni un pre­si­den­te so­ste­nu­to da una pas­sio­ne che quan­do si in­fiam­ma non am­met­te estin­to­ri.

De­lio Ros­si non vi­ve in piaz­za con i me­dia la gran­de av­ven­tu­ra del suo Pa­ler­mo e an­che que­sto, pro­ba­bil­men­te, è un me­ri­to. Egli la­vo­ra da ope­ra­io che sa il fat­to suo. Zam­pa­ri­ni si di­ver­te e lo guar­da pro­prio co­me la fa­mo­sa ti­gre sul tre­spo­lo. Fin­chè il do­ma­to­re da­rà con sag­gez­za i suoi co­man­di, il gio­co sa­rà pia­ce­vo­le e gra­di­to. La gen­te si ine­brie­rà e lo sta­dio del­la Fa­vo­ri­ta con­ti­nue­rà ad es­se­re il te­ma fe­li­ce d'una bel­lis­si­ma av­ven­tu­ra del­la qua­le nes­su­no sa qua­le sa­rà l'epi­lo­go.

A Ros­si non ba­sta­no le vit­to­rie di tap­pa co­me ai cor­ri­do­ri del Gi­ro d'Ita­lia. Quel­lo che per lui con­ta è la clas­si­fi­ca con­clu­si­va del­la cor­sa. E qui da do­ma­to­re di ran­go egli gio­ca col suo de­sti­no al­zan­do pa­rec­chio l'asti­cel­la del suo la­vo­ro. La ti­gre che lo spia dal tre­spo­lo non gli met­te pau­ra. Egli la tie­ne sot­to con­trol­lo con la co­da dell'oc­chio e ca­so­mai la am­mo­ni­sce con qual­che gri­do del qua­le la bel­va co­glie il sen­so cal­do e ami­che­vo­le. Di­ce, in­fat­ti, che Zam­pa­ri­ni è un gran­de di­ri­gen­te, ap­pas­sio­na­to e com­pe­ten­te. E poi ma­ga­ri ag­giun­ge (ec­co il gri­do­li­no am­mo­ni­to­re) che qual­che vol­ta par­la trop­po con tut­ti men­tre cer­ti con­cet­ti do­vreb­be­ro re­sta­re ri­ser­va­ti tra lo­ro due. Ma lo fa con la bo­no­mia d'un ro­ma­gno­lo che vuol far­ti ca­pi­re che in fon­do ti sti­ma e ti vuo­le mol­to be­ne.

An­che ver­so Mou­ri­n­ho egli si pro­po­ne co­me un am­mi­ra­to­re al qua­le non fa di­fet­to l'umil­tà. Di­ce che il tec­ni­co dell'In­ter sa ca­var­se­la mol­to be­ne con i me­dia e con i ti­fo­si ma poi tor­na al suo Pa­ler­mo ed esal­ta la sua ru­dez­za ope­ra­ia e quel buon rap­por­to in­stau­ra­to con la ti­gre che lo guar­da, lo fiu­ta e gli al­lun­ga, per ora, la sua mor­bi­da zam­pa. Di que­sta sin­to­nia e di que­sto amo­re tra il do­ma­to­re e la ti­gre, la gen­te go­de e la squa­dra vi­ve.

De­lio Ros­si

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