Ma­xi Lo­pez: Ca­ta­nia, quan­ti pas­si in avan­ti

Corriere dello Sport (Nazionale) - - Calcio -

CA­TA­NIA - Un me­se di Ma­xi Lo­pez. Cin­que par­ti­te, un gol (pe­san­te) e mar­gi­ni di cre­sci­ta an­nun­cia­ti. Il col­po del Ca­ta­nia sul mer­ca­to di gen­na­io è abi­tua­to a met­ter­ci la fac­cia, con una car­rie­ra co­me la sua, re­spon­sa­bi­li­tà e aspet­ta­ti­ve so­no all'or­di­ne del gior­no: «Da quan­do so­no qui, la squa­dra ha com­piu­to pas­si avan­ti pre­zio­si e la clas­si­fi­ca è mi­glio­ra­ta. An­che io pos­so e vo­glio mi­glio­ra­re, per spin­ge­re i com­pa­gni ver­so la sal­vez­za».

A se­gno al­la se­con­da usci­ta con il guiz­zo da tre pun­ti all'Olim­pi­co con la La­zio, l’ar­gen­ti­no è ri­ma­sto a di­giu­no nel­le tre ga­re se­guen­ti, in­clu­sa quel­la fi­ni­ta col po­ker sa­ba­to scor­so con il Ba­ri. Ma­xi, ades­so, ha fa­me: «C'è chi ha det­to che in tra­sfer­ta ven­go la­scia- to trop­po so­lo in avan­ti, ne ho par­la­to con Mi­ha­j­lo­vic, può suc­ce­de­re che il si­ste­ma di gio­co lon­ta­no dal “Mas­si­mi­no” mi con­ce­da me­no op­por­tu­ni­tà di quan­to non ac­ca­da in ca­sa. Il mio com­pi­to è sfrut­ta­re ogni mi­ni­ma oc­ca­sio­ne, l'idea­le sa­reb­be ave­re sem­pre un com­pa­gno vi­ci­no, co­sì da di­sto­glie­re al­me­no uno dei due cen­tra­li dal­la mar­ca­tu­ra sul sot­to­scrit­to. In cer­ti ca­si è pos­si­bi­le, in al­tri no. Nes­sun pro­ble­ma, da qui al­la fi­ne del cam­pio­na­to ci sa­rà tem­po per to­glier­mi al­tre sod­di­sfa­zio­ni».

Il Ca­ta­nia è at­te­so dal­la tra­sfer­ta di Ca­glia­ri e Ma­xi Lo­pez ag­giu­sta la mi­ra: «Il Ca­glia­ri sta di­spu­tan­do un ot­ti­mo cam­pio­na­to, sa co­me sfrut­ta­re il fat­to­re cam­po. Per por­ta­re via un ri­sul­ta­to po­si­ti­vo, do­vre­mo ri­pe­te­re la pre­sta­zio­ne of­fer­ta con il Ba­ri. Gli un­di­ci pun­ti di di­va­rio tra noi e lo­ro? La dif­fe­ren­za la fa la re­go­la­ri­tà. I sar­di ne han­no avu­ta di più, noi ci stia­mo sta­bi­liz­zan­do su rit­mi nien­te ma­le».

Giun­to a Ca­ta­nia con un me­se e mez­zo di stop al­le spal­le, Ma­xi Lo­pez pro­se­gue la mar­cia di av­vi­ci­na­men­to al top del­la for­ma: «E' fon­da­men­ta­le es­se­re al cen­to per cen­to, an­che se da so­lo non pos­so fa­re nul­la. Ogni at­tac­can­te ha bi­so­gno di una squa­dra che lo so­sten­ga. Con il Ba­ri non ho se­gna­to, ma ho la­vo­ra­to per il grup­po aiu­tan­do i com­pa­gni ad an­da­re a se­gno. A bre­ve spe­ro toc­chi di nuo­vo a me. Il cal­cio ita­lia­no? Du­ro, dif­fi­ci­le co­me mi aspet­ta­vo. Le tre am­mo­ni­zio­ni in cin­que par­ti­te? A me pia­ce par­la­re in cam­po, ma sen­za man­ca­re di ri­spet­to a nes­su­no. Pen­so si sia trat­ta­to di frain­ten­di­men­ti, ap­pe­na im­pa­re­rò me­glio l'ita­lia­no cer­ti car­tel­li­ni gial­li non ar­ri­ve­ran­no più. La na­zio­na­le? De­vo lot­ta­re con ti­pi co­me Mes­si, Hi­guain o Mi­li­to. L'uni­co mo­do per con­qui­star­la è fa­re be­ne a Ca­ta­nia, ogni do­me­ni­ca».

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