«Fa­te­mi gio­ca­re an­co­ra con Tot­ti»

«Ma­ga­ri una vol­ta, in az­zur­ro: con lui è il mas­si­mo»

Corriere dello Sport (Nazionale) - - Calcio -

Adel­la nto­nio nuo­va Cas­sa­no na­zio­na­le, lea­der il cu­pe­ra­re mo­do mi­glio­re il tem­po per per­du-re­to.

«Quel­lo con­to di re­cu­pe­rar­lo di si­cu­ro, ma non so­no io il lea­der, non vo­glio que­sta re­spon­sa­bi­li­tà. De Ros­si lo è per qua­li­tà e per­so­na­li­tà. Co­me Chiel­li­ni. Io so­no uno del grup­po».

Que­sto è il suo quar­to ini­zio az­zur­ro: de­fi­ni­ti­vo?

«Io in na­zio­na­le en­tro ed esco. In pas­sa­to di er­ro­ri ne ho fat­ti, que­sta si­tua­zio­ne l’ho crea­ta io, è col­pa mia. Pe­rò ades­so so­no tran­quil­lo e se­re­no. Di­pen­de da me».

Di­pen­de da lei sol­tan­to?

«Oh, non so­no un ter­ro­ri­sta! In tan­ti an­ni di na­zio­na­le non ho mai man­ca­to di ri­spet­to a nes­su­no. E vo­glio pen­sa­re al fu­tu­ro, me­glio, al pre­sen­te». Un pre­sen­te che ve­de un Cas­sa­no cam­bia­to, al­me­no co­sì di­co­no.

«So­no cam­bia­to, e so­no lo stes­so, pe­rò ca­rat­te­rial­men­te più for­te. Per for­za! L’età fa ma­tu­ra­re. Do­po l’esor­dio in se­rie A, nel ‘99, per 4 o 5 an­ni, tra Ro­ma e Ma­drid, ho fat­to dei di­sa­stri ine­nar­ra­bi­li. Ec­co, quel pe­rio­do, con Ca­pel­lo, se po­tes­si, lo eli­mi­ne­rei dal­la mia vi­ta. Aves­si avu­to al­lo­ra que­sta te­sta avrei vin­to di più. Que­sto è il mio so­lo rim­pian­to». Ma an­co­ra non ha spie­ga­to il cam­bia­men­to. «A un cer­to pun­to mi so­no det­to: “o’ An­to’, se vuoi an­da­re avan­ti de­vi di­ven­ta­re un gio­ca­to­re se­rio. Se con­ti­nui a fa­re co­me ti pa­re tor­ni a fa­re il sa­lu­mie­re”. Ed è ar­ri­va­ta la svol­ta di Ge­no­va».

Met­tia­mo­la al­la pro­va: due pa­ro­le su Lip­pi? «Sa­pe­vo che sa­rem­mo ar­ri­va­ti qui. Ma io del pas­sa­to non par­lo. A me­no che non mi con­ven­ga... Per esem­pio, pren­dia­mo la sto­ria con Pran­del­li. Ora c’è un fee­ling fan­ta­sti­co, ma quan­do ci sia­mo in­con­tra­ti a Ro­ma, l’ho mes­so in cro­ce! Ades­so, quan­do mi ha ri­chia­ma­to in na­zio­na­le, mi ha tro­va­to cam­bia­to co­me uo­mo. E per que­sto era fe­li­ce. Per que­sto di­co che, se an­che non do­ves­se più ri­con­vo­car­mi, il no­stro re­ste­rà un rap­por­to fan­ta­sti­co».

Mai co­me quel­lo con la sua Ca­ro­li­na.

«Lei mi ha cam­bia­to la

vi­ta. La rin­gra­zio per l’eter­ni­tà. Ba­sta, mi emo­zio­no». Tor­nia­mo al­le emo­zio­ni del cam­po. Co­me a Tal­linn.

«Io non so­no Ma­ra­do­na, che vin­ce­va le par­ti­te da so­lo, co­me Ri­va che è qui. L’er­ro­re che fa­ce­vo in pas­sa­to era quel­lo di pen­sa­re di es­se­re il mi­glio­re di tut­ti. E gio­ca­vo per me, da so­lo. Ho im­pa­ra­to che gio­can­do per la squa­dra mi sen­to più for­te».

Il se­gre­to per du­ra­re a lun­go.

«Il mio so­gno è quel­lo di non es­se­re più, l’uo­mo de­gli eu­ro­pei, ma di po­ter es­se­re pro­ta­go­ni­sta al mon­dia­le in Bra­si­le. Poi mi tol­go la ma­glia e smet­to. Per­ché a 32 an­ni chi ce la fa più a cor­re­re?».

Sa­rà or­go­glio­so, do­po aver per­so il Sud Afri­ca, di es­se­re al cen­tro del nuo­vo pro­get­to az­zur­ro.

«Sì, ma le po­le­mi­che fan­no ma­le. Io so che vin­ce­re­mo: Pran­del­li è un tec­ni­co di pri­mo li­vel­lo». Può di­re lo stes­so di Del­ne­ri?

«Con me è sta­to chia­ro, un uo­mo ve­ro. A un cer­to pun­to, io gio­ca­vo lar­go a si­ni­stra, mi ha det­to “o ac­cet­ti di fa­re la se­con­da pun­ta o sei fuo­ri”. Co­sì è sta­to. Quan­do ho avu­to la mia nuo­va chan­ce, lui mi ha spie­ga­to: “in que­sto mo­do di­ven­te­rai de­va­stan­te”. E ho se­gna­to 6 gol: è sta­to un pas­so im­por­tan­te per la mia ma­tu­ra­zio­ne tec­ni­ca».

Al­tri se­gre­ti ge­no­ve­si, ol­tre sua mo­glie, die­tro la sua tra­sfor­ma­zio­ne?

«Sì, il grup­po di la­vo­ro che la Samp mi ha mes­so a di­spo­si­zio­ne. “fi­da­ti di lo­ro” mi dis­se Ma­rot­ta. Co­sì ho fat­to e non li mol­lo più».

Sta­va per an­da­re a Fi­ren­ze pe­rò.

«Una piaz­za cal­da, che mi pia­ce. L’ave­vo scel­ta, è ve­ro. Poi ho par­la­to col pre­si­den­te. Lui mi ha det­to che ci sa­reb­be ri­ma­sto

ma­le se fos­si par­ti­to». Lei a cer­ti rap­por­ti ci tie­ne, ne ave­va uno spe­cia­le an­che con Tot­ti.

«Sa­pe­te co­sa mi pia­ce­reb­be dav­ve­ro? Gio­car­ci an­co­ra in­sie­me. Io mi so­no di­ver­ti­to tan­to con Fran­ce­sco. Lui mi ha fat­to se­gna­re 21 gol. E dun­que ho que­st’al­tro so­gno: al­me­no una vol­ta, mi pia­ce­reb­be ri­gio­ca­re con Tot­ti, non nel­la Ro­ma, ma­ga­ri in Na­zio­na­le, ma­ga­ri per uno sco­po be­ne­fi­co. Oh, ora non scri­ve­te Cas­sa­no vuo­le Tot­ti in na­zio­na­le...».

Che ma­le c’è ad in­vo­ca­re un vec­chio ami­co.

«L’ami­ci­zia c’era. Poi un po’ per col­pa mia, un po’ per col­pa sua il no­stro rap­por­to è cam­bia­to. Ma ades­so ci sa­lu­tia­mo con af­fet­to. Co­me uo­mo e co­me cal­cia­to­re non si di­scu­te».

Di­scu­tia­mo in­ve­ce del suo ruo­lo: pun­ta ester­na a si­ni­stra, se­con­da pun­ta...

«Io mi ve­do se­con­da pun­ta, che può par­ti­re an­che da si­ni­stra. Di­spo­ni­bi­le a quel­lo che de­ci­de l’al­le­na­to­re, a me­no che non mi chie­da di fa­re il ter­zi­no».

Sa­reb­be la sua “nor­ma­liz­za­zio­ne” de­fi­ni­ti­va. E la fi­ne di Cas­sa­no...

«Ma a voi non va be­ne mai nien­te. Le gio­ca­te sì, le gio­ca­te no. Pren­dia­mo Roo­ney e Cri­stia­no Ro­nal­do. Il pri­mo se­gna 1000 gol e gio­ca per la squa­dra, l’al­tro fa al­tret­tan­to, tra pi­roet­te e colpi a ef­fet­to. Ma le par­ti­te da so­lo, ri­pe­to, le vin­ce­va so­lo Ma­ra­do­na».

In­tan­to lei ha il 10 sul­le spal­le, il nu­me­ro sim­bo­lo del­la na­zio­na­le

«Ma io que­sta co­sa non la ca­pi­sco. A me non me ne fre­ga nien­te. Da­te­mi il 99, il 14, il 28, il 44, an­zi il 22, che è il mat­to. Il 10 lo dia­mo a Tot­ti se tor­na, che pro­ble­ma c’è».

A Ba­lo­tel­li lei in­ve­ce ha da­to dei con­si­gli, gli sta fa­cen­do da chioc­cia.

«La ve­do du­ra, io che fac­cio una co­sa si­mi­le... Lui lo ha bec­ca­to Gi­gi (Ri

va, ndi) fin dal pri­mo gior­no: “Quel­la è la stra­da...”. Io pos­so dar­gli dei sug­ge­ri­men­ti, an­che a voi: la­scia­te­lo cre­sce­re e sba­glia­re sen­za fa­re sem­pre il ci­ne­ma in­tor­no a quel­lo che gli suc­ce­de». Lei par­la­va di pre­sen­te. Ma il suo fu­tu­ro è Ge­no­va, è la Samp?

«Se di­pen­de da me, sì. Rin­no­va­re e re­sta­re».

Brut­to col­po, la Cham­pions su­bi­to sfu­ma­ta.

«Brut­tis­si­mo. Già sta­vo pen­san­do al Bar­cel­lo­na di Mes­si. Ma ri­pe­te­re­mo una gran­de sta­gio­ne»

Scu­det­to al...?

«Mi­lan. Sì, an­che l’In­ter è in pri­ma fi­la ma con Ibra e Ro­bi­n­ho i rossoneri han­no tut­to. E oc­chio al­la Ju­ve, oc­chio. Al­tro che quar­to po­sto...». Ma il no­stro cal­cio di co­sa è ma­la­to?

«I ra­gaz­zi si al­lon­ta­na­no dal gio­co. Non è so­lo que­stio­ne di di­ver­ti­men­to, an­che di ta­len­to. Ho let­to che Bolt vuol gio­ca­re a pal­lo­ne. Bra­vo, lui cor­re. Poi pe­rò il cam­po fi­ni­sce...Ser­ve la qua­li­tà. Ora so­no ar­ri­va­ti Bag­gio, Ri­ve­ra e Sac­chi, spe­ria­mo che sap­pia­no fa­re co­se per i gio­va­ni». Ma a suo fi­glio, quan­do ver­rà, co­sa con­si­glie­rà?

«Gli di­rò “Sen­ti a pa­pà, fi­no a 25 an­ni non fa­re quel­lo che ho fat­to io”. Pe­rò per lui sa­rà di­ver­so. In­tan­to non sa­rà po­ve­ro co­me so­no sta­to io. E sta­te tran­quil­li: io sa­rò un bra­vo pa­dre».

MAT­TA­TO­RE An­to­nio Cas­sa­no, 28 an­ni, ha fat­to un ve­ro e pro­prio show ie­ri nel­la con­fe­ren­za stam­pa di Co­ver­cia­no. Sot­to, mo­stra la fe­de nu­zia­le che lo uni­sce

al­la sua Ca­ro­li­na

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