La squa­dra di Del Ne­ri bat­te i rossoneri a San Si­ro Splen­di­da par­ti­ta: apre Qua­glia­rel­la, poi il ca­pi­ta­no... Il più gran­de è Alex e man­da il Mi­lan ko

Del Pie­ro (179 gol) su­per­bom­ber bian­co­ne­ro di sem­pre. Ibra non ba­sta

Corriere dello Sport Stadio (Bologna) - - Calcio - Dal­la re­da­zio­ne

MI­LA­NO - Se non è un’im­pre­sa, è qual­co­sa di si­mi­le. La Ju­ve ha vin­to a San Si­ro co­me fa­ce­va un tem­po, col ca­rat­te­re, la rab­bia, l’in­ten­si­tà e il con­tro­pie­de. In cer­ti mo­men­ti sem­bra­va dav­ve­ro la vec­chia Ju­ve, quel­la di Ca­pel­lo e di Lip­pi, gio­co non scin­til­lan­te, ma una for­za da far pau­ra. Il Mi­lan è sem­bra­to in­ve­ce il Mi­lan di Ancelotti so­lo per 20 mi­nu­ti. E’ sta­to bel­lis­si­mo, in­con­te­ni­bi­le, con Pa­to che sfug­gi­va a chiun­que pen­sas­se di po­ter­lo con­trol­la­re, con Ro­bi­n­ho che saet­ta­va e con Pir­lo che ri­ca­ma­va. Poi ha pre­so il gol e ha co­min­cia­to a gio­ca­re un’al­tra par­ti­ta, più ar­ruf­fo­na, me­no si­cu­ra del­le pro­prie idee, sen­za più il con­tri­bu­to del­la qua­li­tà dei suoi in­ter­pre­ti. E’ sta­to al­lo­ra che la Ju­ve ha mo­stra­to il ca­rat­te­re e un so­li­do, so­li­dis­si­mo as­set­to, so­prat­tut­to a cen­tro­cam­po, do­ve a un cer­to pun­to, per una ca­te­na in­fi­ni­ta di in­for­tu­ni, si so­no ri­tro­va­ti quattro cen­tra­li.

La par­ti­ta ha tro­va­to su­bi­to il sol­co do­ve far con­flui­re la sua pri­mi­ti­va bel­lez­za: at­tac­co del Mi­lan, con­tro­pie­de del­la Ju­ven­tus. Per ven­ti mi­nu­ti, il Mi­lan ha en­tu­sia­sma­to. La Ju­ve non sa­pe­va do­ve e co­me con­te­ner­lo, scap­pa­va­no tut­ti da tut­te le par­ti, a co­min­cia­re da Pa­to che sta­va spez­zan­do in due la di­fe­sa bian­co­ne­ra. In­cro­cio dei pa­li (spet­ta­co­la­re) e ti­ro ra­den­te de­via­to in an­go­lo da Sto­ra­ri, tut­to di Ibra­hi­mo­vic e tut­to con gli spun­ti di Pa­to. Era la ve­lo­ci­tà del Mi­lan a met­te­re in cri­si la Ju­ve, che sta­va per­den­do qua­si tut­ti i duel­li e qua­si tut­ti i con­tra­sti. Ma pro­prio in quel fran­gen­te, ol­tre che da un po’ di for­tu­na, la squa­dra di Del Ne­ri è sta­ta sor­ret­ta dal ca­rat­te­re e dal­la sal­dez­za dei re­par­ti.

Men­tre il Mi­lan sem­bra­va sul pun­to di tra­ci­ma­re, la Ju­ve lo ha col­pi­to con il gol di Qua­glia­rel­la, un bel­lis­si­mo gol. L’azio­ne è sta­ta raf­fi­na­ta da un col­po di tac­co di Aqui­la­ni, cross di De Ce­glie da si­ni­stra, stac­co di Qua­glia­rel­la fra An­to­ni­ni e Pa­pa­sta­tho­pou­los e pal­la im­pa­ra­bi­le per Ab­bia­ti. GIU’ PA­TO - Co­me ave­va fi­ni­to il se­con­do tem­po, co­sì Ibra ha ini­zia­to la ri­pre­sa, CON­TRO­PIE­DE OK - Se già l’idea ini­zia­le di Del Ne­ri era il con­tro­pie­de, da ades­so sa­reb­be sta­to l’uni­co mo­do, ma an­che il più ef­fi­ca­ce, per gio­ca­re. Il Mi­lan ha pro­va­to un do­lo­re al­lo sto­ma­co, ha ral­len­ta­to e non era più in­con­te­ni­bi­le co­me all’ini­zio. La par­ti­ta si è equi­li­bra­ta per un quar­to d’ora, du­ran­te il qua­le una sven­to­la di Del Pie­ro (in con­tro­pie­de, ov­via­men­te) è sta­ta de­via­ta in an­go­lo da Ab­bia­ti.

Sul pia­no tat­ti­co, no­no­stan­te le as­sen­ze (a cui si è ag­giun­to Chiel­li­ni al­la fi­ne del ri­scal­da­men­to), la Ju­ve non pen­de­va di un ca­pel­lo. Aqui­la­ni, uscen­do dal­la li­nea di cen­tro­cam­po, e Qua­glia­rel­la, rien­tran­do di una tren­ti­na di me­tri, si al­ter­na­va­no per il pres­sing su Pir­lo, men­tre Me­lo con­trol­la­va l’in­te­ro set­to­re cen­tra­le in­sie­me a Mar­chi­sio e Mar­ti­nez, gli ester­ni a cui Del Ne­ri ave­va cam­bia­to la po­si­zio­ne un at­ti­mo pri­ma del fi­schio d’ini­zio, for­se per con­fon­de­re le idee ad Al­le­gri. For­se.

Il Mi­lan si è ria­vu­to nel fi­na­le del pri­mo tem­po, quan­do an­co­ra Ibra­hi­mo­vic ha sba­glia­to due pal­le-gol. La par­ti­ta è ri­ma­sta sem­pre mol­to bel­la, ve­lo­ce, di gran­de in­ten­si­tà, an­che se all’ap­pel­lo man­ca­va­no fior di gio­ca­to­ri da una par­te e dall’al­tra. Tan­to­chè, quan­do in uno scon­tro si so­no fat­ti ma­le Bo­ne­ra e De Ce­glie, tutt’e due so­sti­tui­ti, Del Ne­ri ha mes­so den­tro Pe­pe nel ruo­lo di ter­zi­no de­stro e ha spo­sta­to Mot­ta a si­ni­stra. sba­glian­do un al­tro gol. E co­sì co­me la Ju­ve ave­va tra­scor­so tut­ta la set­ti­ma­na per­den­do i pez­zi, ha ag­giun­to un al­tro in­for­tu­na­to al­la sua li­sta: Mar­ti­nez. L’uru­gua­ia­no era sta­to im­por­tan­tis­si­mo nel­le due fa­si del gio­co. E’ en­tra­to Sis­so­ko sul­la fa­scia de­stra, con Mar­chi­sio a si­ni­stra. Nel cen­tro­cam­po del­la Ju­ve sta­va­no gio­can­do 4 cen­tra­li, ma la squa­dra non si è mai di­su­ni­ta ed era sem­pre orien­ta­ta nel­la di­re­zio­ne giu­sta. Era più con­fu­sio­na­rio il Mi­lan, che sba­glia­va trop­po nel­la par­te fi­na­le dell’azio­ne, sia con Pa­to che con Ibra­hi­mo­vic. Quan­to a Ro­bi­n­ho era scom­par­so dal­la sce­na. SU ALEX - Per rab­bia, in­ten­si­tà e fu­ro­re ago­ni­sti­co, il se­con­do tem­po del­la Ju­ve è sta­to da ap­plau­si. E in con­tro­pie­de, co­me il Mi­lan or­mai le con­sen­ti­va di gio­ca­re, ha se­gna­to il se­con­do gol. Lan­cio di Qua­glia­rel­la, fuo­ri tem­po An­to­ni­ni (ma dov’era­no i due cen­tra­li?), Sis­so­ko da­van­ti ad Ab­bia­ti ha cic­ca­to la pal­la, pe­rò ha avu­to tut­to il tem­po per con­trol­lar­la e met­ter­la sul de­stro di Del Pie­ro: ester­no sec­co, Ab­bia­ti bat­tu­to, Bo­ni­per­ti stac­ca­to. Un gol co­sì non può pren­der­lo una squa­dra co­me il Mi­lan. Al­le­gri ha mes­so In­za­ghi a un quar­to d’ora dal­la fi­ne, con net­to ri­tar­do, e ha tol­to Pa­to usci­to fra i fi­schi di San Si­ro. Sep­pu­re sen­za trop­pa lu­ci­di­tà, il Mi­lan non ha mai smes­so di at­tac­ca­re. Al­la mezz’ora, ave­va il 64 per cen­to di pos­ses­so pal­la, ma è riu­sci­to a se­gna­re so­lo a 10' dal­la fi­ne. Cross di An­to­ni­ni da si­ni­stra, su Ibra­hi­mo­vic c’era Pe­pe che di te­sta non può mai fron­teg­gia­re lo sve­de­se: pal­la den­tro (per il par­zia­le ri­scat­to di Ibra) e Mi­lan ro­ve­scia­to nel cen­tro­cam­po del­la Ju­ve. In area è con­ti­nua­ta ad ar­ri­va­re una se­rie in­cre­di­bi­le di pal­lo­ni, ma po­chi era­no dav­ve­ro pericolosi. lo­ro peg­gio­re di­fet­to. Di­men­ti­ca­no che so­no lì per far rispettare le re­go­le e per ga­ran­ti­re lo spet­ta­co­lo, e vo­glio­no sa­li­re lo­ro stes­si sul pal­co­sce­ni­co. Qua­le mi­glio­re oc­ca­sio­ne per una bel­la pas­se­rel­la che espel­le­re Tot­ti? Que­sto ha fat­to ie­ri Ger­va­so­ni, al­la fac­cia del buon sen­so, dell’equi­li­brio e del ri­spet­to per chi pa­ga il bi­gliet­to.

Que­sto si­gno­re, pe­ral­tro, s’è già mac­chia­to di col­pe im­por­tan­ti ai dan­ni del­la Ro­ma. Non ci ri­fe­ria­mo tan­to al ri­go­re con­ces­so al Li­vor­no nel­la pas­sa­ta sta­gio­ne per un di­scus­so fal­lo di ma­no di Juan (3-3 il ri­sul­ta­to fi­na­le), quan­to al ver­go­gno­so epi­so­dio del 21 gen­na­io 2008, quan­do re­ga­lò la vit­to­ria all’In­ter con­tro il Par­ma. Ri­cor­da­te? La Ro­ma sta­va in­se­guen­do in clas­si­fi­ca i ne­raz­zur­ri, che con­tro gli emi­lia­ni era­no sot­to 2-1 in ca­sa a due mi­nu­ti dal­la fi­ne. E in quel mo­men­to en­trò in cam­po Ger­va­so­ni, che va­lu­tò da espul­sio­ne un col­po di te­sta (!) di Fer­nan­do Cou­to sul­la li­nea del­la pro­pria por­ta. Con quel ri­go­re l’In­ter pa­reg­giò e, a tem­po sca­du­to e con gli av­ver­sa­ri ri­dot­ti in no­ve, vin­se ad­di­rit­tu­ra la ga­ra. Per chi lo ha di­men­ti­ca­to, la Ro­ma per­se lo scu­det­to all’ul­ti­ma gior­na­ta.

Alessandro Del Pie­ro, 35 an­ni: da ie­ri sera, con 179 gol, è il re dei

bom­ber bian­co­ne­ri di sem­pre in se­rie A, stac­ca­to Bo­ni­per­ti

(Ap)

Bo­ne­ra sul­la ba­rel­la vie­ne por­ta­to fuo­ri dal cam­po: pau­ra per il gi­noc­chio si­ni­stro, do­po uno scon­tro for­tui­to con De Ce­glie, pu­re lui co­stret­to ad usci­re (La­pres­se)

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