Ca­va­ni apre e chiu­de ma ai ro­sa­ne­ro non ba­sta Re­sta il re­cord di vit­to­rie men­tre la con­te­sta­zio­ne scuo­te l’Ata­lan­ta

Corriere dello Sport Stadio (Nazionale) - - A Le Partite - Dall'in­via­to

BER­GA­MO - Un gio­co da il­lu­sio­ni­sta quan­do i gio­chi so­no già fi­ni­ti. Cin­quan­te­si­mo del­la ri­pre­sa, quin­to di re­cu­pe­ro di una par­ti­ta che per lun­go tem­po ha avu­to in pa­lio so­lo l'ono­re (e non è po­co). Bian­co in area strat­to­na Ca­va­ni, fal­lo ve­nia­le ma da ri­go­re. Nien­te. Un at­ti­mo do­po, sul rim­pal­lo, Te­de­sco cal­cia. La pal­la sbat­te pri­ma sul pie­de e poi sul­la ma­no di Bian­co che la col­pi­sce sen­za aver­ne l'in­ten­zio­ne. E in­ve­ce è ri­go­re. Cal­cia Ca­va­ni, gol, il Pa­ler­mo cen­tra la vit­to­ria nu­me­ro 18. Mai era riu­sci­to a tan­to nel­la sua sto­ria in Se­rie A.

Ie­ri, per 51 mi­nu­ti, è sta­to ad­di­rit­tu­ra in Cham­pions Lea­gue. Dal­la pri­ma re­te di Ca­va­ni al­le 15.12, al pa­ri di Ce­ra­vo­lo. Ore 16.03. Ha avu­to il tem­po di so­gna­re, no­no­stan­te si sia gio­ca­to in un cli­ma te­so, ner­vo­so. Me­no in cam­po che su­gli spal­ti. Ti­fo­si ata­lan­ti­ni su di gi­ri. Die­ci mor­ta­ret­ti, cin­que fu­mo­ge­ni, car­tel­li con su scrit­to «So­cie­tà ven­de­si», ener­gu­me­ni in tri­bu- na che in­sul­ta­va­no la di­ri­gen­za, gio­va­ni in cor­teo che a fi­ne par­ti­ta rit­ma­va­no co­ri che sug­ge­ri­va­no va­rie me­te da rag­giun­ge­re. Sen­za scon­ti, per pre­si­den­za e gio­ca­to­ri.

Il Pa­ler­mo è en­tra­to in cam­po con­scio di gio­car­si qual­co­sa che va­le­va la sto­ria. La sua sto­ria. Ha sba­glia­to i pri­mi ap­pog­gi, poi ha pre­so il giu­sto rit­mo. I pie­di di Liverani han­no co­min­cia­to a di­se­gna­re ma­gi­ci sug­ge­ri­men­ti, l'in­te­sa con Pa­sto­re sem­bra­va fun­zio­na­re. Uno co­strui­va, l'al­tro ri­fi­ni­ni­va. E Ca­va­ni era pron­to a con­cre­tiz­za­re le lo­ro idee. An­da­va in gol (12') su as­si­st di Pa­sto­re, mes­so in mo­to da un sug­ge­ri­men­to di Liverani. Si crea­va un'al­tra oc­ca­sio­ne, an­nul­la­ta da un fal­lo di ma­ni di Manfredini, que­sto sì vo­lon­ta­rio ma non giu­di­ca­to ta­le dall'ar­bi­tro Roc­chi (27'). Sfio­ra­va an­co­ra il rad­dop­pio (36'), ne­ga­to­gli da una pro­dez­za di Con­si­gli.

Mar­cia­va be­ne il Pa­ler­mo. An­che se fa­ti­ca­va a co­strui­re. Il gio­co fi­la­va li­scio se pas­sa­va dai pie­di di Liverani. Si per­de­va in mil­le im­pre­ci­sio­ni quan­do i pie­di di­ven­ta­va­no quel­li di No­ce­ri­no o Ber­to­lo. E lì da­van­ti Her­nan­dez era una mez­za scia­gu­ra. Ci pro­va­va da lon­ta­no. Bom­be che si tra­sfor­ma­va­no in flo­sci ti­ri fuo­ri di al­cu­ni me­tri.

L'Ata­lan­ta ar­ran­ca­va, su­bi­va. Ma ave­va la for­za di sfio­ra­re il gol in due oc­ca­sio­ni. La pri­ma se la di­vo­ra­va Ti­ri­boc­chi, so­lo da­van­ti a Si­ri­gu. La se­con­da se la crea­va Ra­do­va­no­vic da lon­ta­no, il por­tie­re dei si­ci­lia­ni vo­la­va de­vian­do in an­go­lo.

Nel­la ri­pre­sa i pa­dro­ni di ca­sa ag­gre­di­va­no la par­ti­ta. Cer­ca­va­no qual­co­sa da of­fri­re ai ti­fo­si per pat­teg­gia­re una tre­gua. E qui en­tra­va in sce­na Ce­ra­vo­lo. At­ti­vo, in­tra­pren­den­te e con­cre­to nel pri­mo tem­po, as­su­me­va una di­men­sio­ne an­co­ra più de­fi­ni­ta nel­la ri­pre­sa. Con un'azio­ne per­so­na­le (3'), chiu­sa da una bot­ta a rien­tra­re di de­stro, ri­por­ta­va il con­to in pa­ri­tà. E poi crea­va spa­zi, det­ta­va la ver­ti­ca­liz­za­zio­ne del­la ma­no­vra, in­vi­ta­va i com­pa­gni con ta­gli che di­so­rien­ta­va­no i di­fen­so­ri ri­va­li. La no­ti­zia del gol di Paz­zi­ni sem­bra­va ge­la­re de­fi­ni­ti­va­men­te il Pa­ler­mo. La Samp­do­ria era or­mai in Cop­pa, i gio­chi sem­bra­va­no fi­ni­ti.

Il tor­po­re, la ri­nun­cia, du­ra­va­no ven­ti mi­nu­ti. Poi la squa­dra di De­lio Ros­si crea­va tan­te oc­ca­sio­ni, sciu­pan­do­le pe­rò tut­te. Ca­va­ni dri­bla­va an­che Con­si­gli, Bian­co sal­va­va sul­la li­nea. Pa­sto­re so­lo da­van­ti al por­tie­re sba­glia­va. Bu­dan fal­li­va un gol fat­to (so­lo al li­mi­te dell'area del por­tie­re), poi se ne di­vo­ra­va un al­tro. La sfi­da sci­vo­la­va co­sì ver­so un pa­ri che sem­bra­va se­gna­to dal de­sti­no. Un col­po di for­tu­na. Un po' di il­lu­sio­ni­smo e la vit­to­ria an­da­va a chi l'ave­va me­ri­ta­ta. Al cin­quan­te­si­mo del­la ri­pre­sa, su ri­go­re, il gol di Ca­va­ni, l'ul­ti­mo di que­sto cam­pio­na­to, fa­ce­va giu­sti­zia.

Pa­sto­re e Ca­va­ni, i pro­ta­go­ni­sti

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