Man­fre­do­nia

«La mia vi­ta il mio cal­cio i miei sba­gli»

Corriere dello Sport Stadio (Nazionale) - - Da Prima Pagina -

Lio­nel­lo Man­fre­do­nia ave­va un por­ta­men­to au­ste­ro, qua­si ari­sto­cra­ti­co, in cam­po. Gio­ca­va a te­sta al­ta, con si­cu­rez­za. Era capace di con­tra­sta­re, per que­sto fu uti­liz­za­to in di­fe­sa, e di im­po­sta­re, per que­sto fu uti­liz­za­to a cen­tro­cam­po. Il cal­cio, come ab­bia­mo rac­con­ta­to nei pre­ce­den­ti col­lo­qui è, in ge­ne­re , uno sport che fa na­sce­re i suoi cam­pio­ni nel­le fa­sce più po­ve­re del­la po­po­la­zio­ne. Vo­glia di ri­scat­to, di­spo­ni­bi­li­tà al sa­cri­fi­cio, adat­ta­bi­li­tà al­la du­rez­za del gio­co. Man­fre­do­nia è uno dei ra­ri ca­si di gio­ca­to­ri che na­sco­no in una fa­mi­glia di ce­to al­to e che ce l’han­no fat­ta.

Lazio il pri­mo amo­re, sa­rei do­vu­to re­sta­re al­la Ju­ve di più Che in­fer­no quan­do pas­sai al­la Ro­ma E a Bear­zot...

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