Vir­tus e Ef­fe Ana­to­mia del­le scon­fit­te

Due scon­fit­te nel wee­kend ma mol­to di­ver­se: la V si sta is­san­do al li­vel­lo al­to e de­ve com­ple­ta­re la ro­sa Per la F in­ve­ce du­ra le­zio­ne Per­de­re di 1 con Ve­ne­zia: be­ne o ma­le? La Vir­tus s’in­ter­ro­ga sul pro­prio li­vel­lo ma sul mer­ca­to re­ste­rà an­co­ra im­mo­bi­le

Corriere di Bologna - - Da Prima Pagina -

Ales­san­dro Ra­ma­gli, di fon­do, ha ra­gio­ne. Il ram­ma­ri­co c’è per la par­ti­ta di Tren­to, quel­la sì but­ta­ta via. Non per quel­la di do­me­ni­ca con­tro Ve­ne­zia, che po­te­va sì es­se­re vin­ta ma al­lo stes­so tem­po ha da­to mag­gio­re con­sa­pe­vo­lez­za ai bian­co­ne­ri del­la pro­pria for­za. No­no­stan­te que­sto, pe­rò, è og­gi dif­fi­ci­le stac­ca­re di dos­so al­la Se­ga­fre­do l’eti­chet­ta di in­com­piu­ta. Per­ché do­po cin­que gior­na­te, sen­za ru­ba­re nul­la, Gen­ti­le e com­pa­gni sa­reb­be­ro po­tu­ti tran­quil­la­men­te es­se­re al co­man­do del­la clas­si­fi­ca im­bat­tu­ti. La ga­ra di do­me­ni­ca ha evi­den­zia­to pa­le­se­men­te co­me al­la Vir­tus man­chi un gio­ca­to­re per com­pe­te­re al mas­si­mo li­vel­lo. Per fa­re quel­lo step che la por­te­reb­be nell’éli­te del cam­pio­na­to. E que­sto ge­ne­ra del com­pren­si­bi­le ama­ro in boc­ca, an­che se tut­ti cer­ca­no di ce­lar­lo.

Per­ché i lam­pi di ta­len­to e il po­ten­zia­le di que­sta squa­dra so­no sot­to gli oc­chi di tut­ti. In ogni par­ti­ta, a pre­scin­de­re dal li­vel­lo dell’av­ver­sa­rio, ci so­no sta­ti mo­men­ti nei qua­li ha let­te­ral­men­te do­mi­na­to ac­cu­mu­lan­do sem­pre dei van­tag­gi in ab­bon­dan­te dop­pia ci­fra. Un di­fet­to già emer­so nel pre­cam­pio­na­to è quel­lo di non sa­per­li ge­sti­re e a vol­te spre­car­li. È suc­ces­so col­pe­vol­men­te a Tren­to, ed è suc­ces­so con­tro una co­raz­za­ta co­me Ve­ne­zia che ha i mez­zi per te­ne­re bot­ta a col­pi del po­ten­zia­le ko e ri­sor­ge­re gra­dual­men­te con le sue cer­tez­ze co­me fat­to al Pa­laDoz­za. Manca la con­tro­pro­va, ma la sen­sa­zio­ne è che con un gio­ca­to­re in più — cioè quel­lo che manca, non un’ag­giun­ta — que­sta Se­ga­fre­do avreb­be po­tu­to pre­sen­tar­si do­me­ni­ca pros­si­ma a Mi­la­no guar­dan­do dall’al­to in bas­so (in clas­si­fi­ca) i fa­vo­ri­ti di que­sto cam­pio­na­to. Bi­so­gne­rà pe­rò ave­re pa­zien­za per­ché l’orien­ta­men­to del­la so­cie­tà è quel­lo di aspet­ta­re il gio­ca­to­re giusto, che pos­sa real­men­te rin­for­za­re la squa­dra. Un ele­men­to già col­lau­da­to, a co­sto di aspet­ta­re i ta­gli del­le cop­pe eu­ro­pee a di­cem­bre, piut­to­sto che un’in­co­gni­ta roo­kie.

L’ul­ti­mo quar­to del­la par­ti­ta di do­me­ni­ca è sta­to elo­quen­te, con die­ci mi­nu­ti fi­la­ti in cam­po di Ros­sel­li a sof­fri­re fi­si­ca­men­te e tec­ni­ca­men­te. So­no man­ca­te le al­ter­na­ti­ve — Ndo­ja po­te­va es­se­re un sup­por­to per di­stri­bui­re le ener­gie ma non per in­ci­de­re sul­la par­ti­ta — e ma­ga­ri la vo­glia di ri­schia­re qual­co­sa tat­ti­ca­men­te per co­strin­ge­re gli av­ver­sa­ri ad ade­guar­si e non ras­se­gnar­si a un cor­po a cor­po al­la lun­ga per­den­te.

La so­lu­zio­ne del dop­pio lun­go, che nel­la A2 «small ball» del­lo scor­so an­no era in­ve­ce esplo­ra­ta con fre­quen­za, que­st’an­no non si è pra­ti­ca­men­te mai vi­sta. La Reyer è una for­ma­zio­ne che ha fi­si­co e staz­za, pro­prio nel ruo­lo do­ve la Vir­tus ha la pro­pria la­cu­na può pro­por­re Pe­ric e in ala pic­co­la ha i cor­pi di Ore­lik e Bra­mos. An­da­re «pic­co­li», con Ales­san­dro Gen­ti­le da 4 ad esem­pio, po­te­va es­se­re un’op­zio­ne per­cor­ri­bi­le per apri­re il cam­po in at­tac­co ma ri­schio­sa al­la lu­ce del­la bat­te­ria di ali av­ver­sa­rie. Il dop­pio lun­go La­w­son-Slaughter, con que­st’ul­ti­mo che in di­fe­sa ha la mo­bi­li­tà per in­se­gui­re an­che le ali for­ti sul pe­ri­me­tro e il pri­mo che in at­tac­co ha una dop­pia di­men­sio­ne mol­to ef­fi­ca­ce, po­te­va for­se rap­pre­sen­ta­re la pos­si­bi­li­tà più con­cre­ta di da­re una scos­sa a que­gli ul­ti­mi die­ci mi­nu­ti nei qua­li la Vir­tus è par­sa in­ve­ce pas­si­va e nel­le ma­ni di Ve­ne­zia.

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