Max, Jo­nas e gli al­tri Giar­di­no ora è un film

«Le cir­co­stan­ze» è il pri­mo do­cu­men­ta­rio su Vit­to­rio Gar­di­no. Lo sta ul­ti­man­do il re­gi­sta e pro­dut­to­re Lo­ren­zo Ciof­fi: «Quan­do ho sco­per­to i per­so­nag­gi e le sto­rie dell’ar­ti­sta bo­lo­gne­se ne so­no ri­ma­sto af­fa­sci­na­to. So­no dei ro­man­zi: Spiel­berg po­treb­be po

Corriere di Bologna - - Da Prima Pagina -

e cir­co­stan­ze. I ro­man­zi di­se­gna­ti di Vit­to­rio Giar­di­no» sa­rà il pri­mo do­cu­men­ta­rio mai rea­liz­za­to sull’ar­ti­sta bo­lo­gne­se del fu­met­to. Sull’in­ge­gne­re vo­ta­to all’ot­ta­va ar­te, il «pa­dre» di Sam Pez­zo, Jo­nas Fink, Max Frid­man e au­to­re di ca­po­la­vo­ri di por­ta­ta in­ter­na­zio­na­le.

A di­ri­ge­re il film è Lo­ren­zo Ciof­fi, re­gi­sta e pro­dut­to­re na­po­le­ta­no, clas­se ‘79, co­lui che, tra le al­tre co­se, ha cre­du­to nel film-re­por­ta­ge Na­po­li­slam di Er­ne­sto Pa­ga­no.

Ciof­fi, co­sa l’ha por­ta­to a Bo­lo­gna?

«Il fa­sci­no che ho su­bi­to sco­pren­do i la­vo­ri di Giar­di­no. A vent’an­ni ho tro­va­to per ca­so Rap­so­dia un­ghe­re­se, con Max Frid­man, nel­la li­bre­ria di mio zio».

E co­me le è ve­nu­ta l’idea di un film?

«Avrei vo­lu­to pro­por­re a Spiel­berg di por­ta­re al ci­ne­ma quel­le sto­rie. Non po­ten­do­lo fa­re ho de­ci­so di rea­liz­za­re io un do­cu­men­ta­rio sull’au­to­re».

Co­sa l’ha af­fa­sci­na­ta in par­ti­co­la­re di quel­le pri­me let­tu­re?

«Il fat­to che ci fos­se den­tro tut­ta Eu­ro­pa. Con Fink, per esem­pio, ri­tro­vi i mu­ta­men­ti dei Pae­si dell’Est e con Frid­man nei vo­lu­mi di No pa­sa­ran vi­vi da den­tro la guerra ci­vi­le spa­gno­la. Ho di­vo­ra­to le ope­re di Giar­di­no: ri­co­strui­sco­no il No­ve­cen­to. Ma io mi so­no con­cen­tra­to su un al­tro aspet­to». Qua­le? «Sull’im­por­tan­za del­la scel­ta in­di­vi­dua­le. In ogni av­ven­tu­ra i per­so­nag­gi rie­sco­no a com­pie­re scel­te che mo­di­fi­ca­no il cor­so de­gli even­ti pur vi­ven­do in con­te­sti di li­ber­tà li­mi­ta­ta».

Da qui il ti­to­lo «Le cir­co­stan­ze»?

«Sì. Ciò che ci con­di­zio­na e che, pe­rò, pos­sia­mo con­di­zio­na­re». E lei co­me lo rac­con­ta? «Evo­can­do sto­rie e per­so­nag­gi. Ho se­gui­to l’ar­ti­sta nel suo stu­dio, do­ve con cu­ra ma­nia­ca­le ap­pro­fon­di­sce ogni ar­go­men­to, do­ve di­se­gna e co­lo­ra con la stes­sa cu­ra. Sia­mo poi an­da­ti in­sie­me nei suoi luo­ghi di ispi­ra­zio­ne: nel­le cit­tà rea­li, da Pa­ri­gi a Bar­cel­lo­na, o a Bo­lo­gna, che spes­so ha ri­trat­to per rap­pre­sen­ta­re ve­ro­si­mil­men­te al­tre cit­tà. La fe­del­tà dei suoi di­se­gni al rea­le è im­pres­sio­nan­te».

Qual­che esem­pio di scor­cio bo­lo­gne­se?

«L’oro­lo­gio di via Ca­sti­glio­ne o la Ci­re­nai­ca — do­ve Giar­di­no ha vis­su­to la sua in­fan­zia — di­ven­ta­no una piaz­za di Pra­ga o la sua pe­ri­fe­ria».

Che al­tro ma­te­ria­le ave­te uti­liz­za­to nel film?

«Ma­te­ria­le di ar­chi­vio e re­per­to­rio. Per la guerra ci­vi­le spa­gno­la, per esem­pio, ab­bia­mo at­tin­to mol­to dall’Ar­chi­vio au­dio­vi­si­vo Aa­mod del mo­vi­men­to ope­ra­io de­mo­cra­ti­co. Ab­bia­mo an­che so­no­riz­za­to se­quen­ze dei fu­met­ti: so­no già di per sé mol­to ci­ne­ma­to­gra­fi­ci. Avre­mo an­che un ine­di­to». Qua­le? «Fil­ma­ti ama­to­ria­li sul­la Pri­ma­ve­ra di Pra­ga. Aspet­tia­mo so­lo una fir­ma per i di­rit­ti di uti­liz­zo». Quan­do sa­rà fi­ni­to? «En­tro l’an­no. Sia­mo in fa­se di mon­tag­gio. Co­sì fi­nal­men­te Giar­di­no è li­be­ro di ter­mi­na­re l’ul­ti­mo ca­pi­to­lo del­la sa­ga di Jo­nas Fink. Ci tie­ne mol­to ma, co­me suo so­li­to, non ha fret­ta. Per lui è più im­por­tan­te de­di­car­si ad ogni det­ta­glio».

Ha in­se­ri­to an­che in­ter­vi­ste ad al­tri?

«Si, per­so­na­li­tà del mon­do del­la cul­tu­ra che ama­no il la­vo­ro dell’au­to­re. Co­me Fran­ce­sco Guc­ci­ni, il di­ret­to­re del­la bi­blio­te­ca del­la Ci­ne­te­ca San­dro To­ni o esper­ti di fu­met­to co­me Lu­ca Raf­fael­li e Oscar Co­su­li­ch. Chi ap­prez­za il rea­li­smo sto­ri­co, chi la poe­ti­ca, chi il trat­to e lo sti­le ele­gan­te. Ci so­no an­che per­so­na­li­tà da Fran­cia, Spa­gna e Re­pub­bli­ca Ce­ca. In Spa­gna, in par­ti­co­la­re, lui è mol­to ama­to. Nel film par­la­no, per esem­pio, il suo edi­to­re spa­gno­lo Ra­fael Mar­ti­nez di Nor­ma Edi­to­rial o stu­dio­si che han­no col­la­bo­ra­to con lui».

Giar­di­no si ispi­ra a per­so­ne rea­li an­che per i vol­ti dei per­so­nag­gi: le ha in­con­tra­te?

«Lui in que­sto sen­so è mol­to pu­di­co o, me­glio, ri­spet­ta il pu­do­re de­gli al­tri. Ep­pu­re sua mo­glie e la sua fa­mi­glia so­no mol­to pre­sen­ti nei fu­met­ti. Lo stes­so Max Frid­man è il suo al­ter ego av­ven­tu­ro­so»

Lei è re­gi­sta e an­che pro­dut­to­re del film?

«Sì la pro­du­zio­ne è del­la mia so­cie­tà La­doc. Poi ab­bia­mo il con­tri­bu­to del­la Re­gio­ne Emi­lia-Ro­ma­gna gra­zie a ban­do vin­to nel 2016».

Ho di­vo­ra­to le ope­re di Giar­di­no: con­ten­go­no la sto­ria dell’Eu­ro­pa del No­ve­cen­to e di­co­no che an­che in con­te­sti di li­ber­tà li­mi­ta­ta le scel­te in­di­vi­dua­li han­no una gran­de for­za Nel film l’au­to­re ci mo­stra il suo la­vo­ro, e i luo­ghi che lo han­no ispi­ra­to Ho uti­liz­za­to an­che ma­te­ria­le d’ar­chi­vio sui fat­ti ri­por­ta­ti nei li­bri e ab­bia­mo so­no­riz­za­to se­quen­ze dei fu­met­ti

Co­lo­ri Nel­la fo­to gran­de Vit­to­rio Giar­di­no; a de­stra Lo­ren­zo Ciof­fi; so­pra la co­per­ti­na di un vo­lu­me del­la sa­ga di Max Fried­man «No Pa­sa­ràn»

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