Di Ma­io, pas­so di la­to e of­fer­ta a Sal­vi­ni

“Sce­glia­mo in­sie­me il pre­mier”

Corriere di Rieti - - Da Prima Pagina -

A pa­laz­zo Gra­zio­li sa­rà sta­ta una ce­na lun­gis­si­ma, quel­la di ie­ri se­ra. Non tan­to per il nu­me­ro del­le por­ta­te, quan­to per la di­scus­sio­ne mes­sa in mez­zo al ta­vo­lo. In­tor­no al qua­le, ol­tre al pa­dro­ne di ca­sa Silvio Ber­lu­sco­ni, si so­no se­du­ti il se­gre­ta­rio le­ghi­sta, Mat­teo Sal­vi­ni, Gior­gia Me­lo­ni, ac­com­pa­gna­ta da Igna­zio La Rus­sa, e il pre­si­den­te del Par­la­men­to eu­ro­peo, An­to­nio Ta­ja­ni. Ber­lu­sco­ni e Sal­vi­ni, in real­tà, so­no ar­ri­va­ti già pre­pa­ra­ti vi­sto che han­no con­di­vi­so il vo­lo (sull’ae­reo del Cav) che li ha por­ta­ti da Mi­la­no a Ro­ma. A bor­do del ve­li­vo­lo han­no co­min­cia­to a di­scu­te­re del­la pro­po­sta la­st mi­nu­te di Lui­gi Di Ma­io: “Mi fac­cio da par­te - ha det­to il lea­der del M5s du­ran­te l’in­ter­vi­sta a Lu­cia An­nun­zia­ta a In mezz'ora su Rai­tre - e in­vi­to Sal­vi­ni a tro­va­re in­sie­me un pre­si­den­te del Con­si­glio”. Un pas­so in­die­tro ma a due con­di­zio­ni: fuo­ri Ber­lu­sco­ni e For­za Italia e un pro­gram­ma, duel­lo dei Cin­que­stel­le, da at­tua­re al­me­no per due pun­ti su tre. Va­le a di­re: red­di­to di cit­ta­di­nan­za, abo­li­zio­ne del­la leg­ge For­ne­ro e una qual­che for­ma di leg­ge a con­tra­sto del­la cor­ru­zio­ne (que­sta vol­ta Di Ma­io non no­mi­na­to il con­flit­to di in­te­res­si). Con que­sto en­ne­si­mo col­po di sce­na, Di Ma­io rie­sce a sca­ri­ca­re ogni even­tua­le re­spon­sa­bi­li­tà del fal­li­men­to di da­re un go­ver­no po­li­ti­co al Pae­se sul­le spal­le di Sal­vi­ni con una mos­sa che, per cer­ti ver­si, ri­cor­da quel­la che una par­te del Pd avreb­be vo­lu­to fa­re con lui: ta­vo­lo co­mu­ne, ma pa­let­ti ri­gi­di. Non è la pri­ma vol­ta che il M5s ri­vi­si­ta stra­te­gie Dem, ma con mag­gio­ri suc­ces­si (ve­di il #sen­za­di­me in chia­ve an­ti Na­za­re­no bis). “Se il pun­to è rea­liz­za­re qual­co­sa per gli ita­lia­ni, un pro­gram­ma elet­to­ra­le, e l’osta­co­lo so­no io - di­ce Di Ma­io di fron­te al­le te­le­ca­me­re di Rai3 -, le per­so­ne de­vo­no sa­pe­re che quell’im­pun­ta­tu­ra non c’è. Se è per il be­ne del Pae­se, io fac­cio un pas­so in­die­tro. Di­co a Mat­teo Sal­vi­ni: se­dia­mo­ci a un ta­vo­lo e sce­glia­mo in­sie­me un pre­si­den­te del Con­si­glio a con­di­zio­ne che sia un po­li­ti­co”. Nel ca­so l’in­te­sa non si tro­vi, Di Ma­io ri­ba­di­sce il suo “no” a un go­ver­no di tre­gua o tec­ni­co o del Pre­si­den­te, che met­te­reb­be a ri­schio la de­mo­cra­zia rap­pre­sen­ta­ti­va per­ché “11 mi­lio­ni di elet­to­ri si sen­ti­reb­be­ro tra­di­ti”. Piut­to­sto, il ca­po po­li­ti­co dei pen­ta­stel­la­ti pre­fe­ri­reb­be te­ner­si Gen­ti­lo­ni e ar­ri­va­re al vo­to il pri­ma pos­si­bi­le. Un ese­cu­ti­vo del Pre­si­den­te non avreb­be la mag­gio­ran­za in Par­la­men­to - è il ra­gio­na­men­to di Di Ma­io -, vi­sto il dop­pio ri­fiu­to di M5s e Le­ga. “Noi non vo­tia­mo la fi­du­cia a un go­ver­no tec­ni­co” per cui, se an­che Sal­vi­ni è coe­ren­te con quan­to fin qui det­to, un ese­cu­ti­vo del Pre­si­den­te “non ha i nu­me­ri”: ca­pi­to­lo chiu­so. Ma il pia­no B di Di Ma­io c’è e pas­sa di nuo­vo, in qual­che mo­do, per il Pd di cui il M5s avreb­be bi­so­gno per sostenere Gen­ti­lo­ni fi­no al ri­tor­no an­ti­ci­pa­to al­le ur­ne e ap­pro­va­re nel frat­tem­po i prov­ve­di­men­ti ur­gen­ti. Nel­la not­te, da pa­laz­zo Gra­zio­li sa­rà usci­ta una ri­spo­sta. Che, nel ca­so fos­se po­si­ti­va per Di Ma­io, san­ci­reb­be con mol­ta pro­ba­bi­li­tà la fi­ne dell’al­lean­za del cen­tro­de­stra. Con con­se­guen­ze im­pre­ve­di­bi­li.

Ie­ri se­ra a ce­na si so­no ri­tro­va­ti Silvio Ber­lu­sco­ni, Mat­teo Sal­vi­ni e Gior­ga Me­lo­ni: han­no di­scus­so in me­ri­to all’ultima pro­po­sta lan­cia­ta dal lea­der M5s, Lui­gi Di Ma­io

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