Cor­ra­di: «Chie­vo, con Ma­ran puoi sta­bi­lir­ti a quo­ta 50»

L’ex cen­tra­van­ti del­la Di­ga: «Vec­chia guar­dia ok, il fu­tu­ro pas­sa da De­pao­li e Vi­gna­to»

Corriere di Verona - - DA PRIMA PAGINA - Lo­ren­zo Fa­bia­no

VE­RO­NA Par­li di Chie­vo e gli si apre il cuo­re. Per Ber­nar­do Cor­ra­di il club del­la Di­ga è sta­to il tram­po­li­no di lan­cio: 74 pre­sen­ze e 23 gol in due an­ni da in­cor­ni­cia­re, tra 2000 e 2002, la sto­ri­ca pro­mo­zio­ne in se­rie A e l’ap­pro­do in Eu­ro­pa. Bei tem­pi, bei ri­cor­di.

Buon­gior­no, Cor­ra­di. All’ini­zio de­gli an­ni Due­mi­la con Mas­si­mo Ma­raz­zi­na lei for­ma­va la cop­pia dei ge­mel­li del gol nel “Mi­ra­co­lo Chie­vo” di Gi­gi Del­ne­ri. In­sie­me fa­ce­va­te sfra­cel­li.

«Lì ho vis­su­to gior­ni stu­pen­di: non po­trò mai di­men­ti­ca­re la sod­di­sfa­zio­ne di sban­ca­re San Si­ro quan­do bat­tem­mo l’In­ter di Vie­ri e Ro­nal­do con un gol mio e di Mas­si­mo. Ci ri­tro­vam­mo ad­di­rit­tu­ra in te­sta al­la clas­si­fi­ca. Fu fan­ta­sti­co».

Di ac­qua sot­to il pon­te del­la Di­ga ne è pas­sa­ta, ma il Chie­vo è sem­pre lì a gio­car­se­la con tut­ti nel sa­lot­to del cal­cio ita­lia­no. Co­me se lo spie­ga?

«Se­guo il Chie­vo sem­pre con gran­de af­fet­to. Per me non è af­fat­to una sor­pre­sa. Una squa­dra che da 16 an­ni è in Se­rie A non ha più nul­la di mi­ra­co­lo­so. Il Chie­vo ha da tem­po tro­va­to una pro­pria iden­ti­tà e fi­sio­no­mia. Sa ba­da­re al so­do e, quan­do è il ca­so, for­ni­re pu­re del­le bel­le pre­sta­zio­ni. La for­za sta nel­la for­ma men­tis; ve­do un grup­po sem­pre ani­ma­to dal­la stes­sa fa­me».

La trup­pa con ab­ne­ga­zio­ne ap­pli­ca sul cam­po al­la let­te­ra i det­ta­mi del suo stra­te­ga. Il suo giu­di­zio su Rol­ly Ma­ran?

«Ma­ran sta fa­cen­do un gran bel la­vo­ro. E’ un tec­ni­co mol­to pre­pa­ra­to, non a ca­so cor­teg­gia­to an­che da so­cie­tà bla­so­na­te, che co­no­sce ogni an­go­lo dell’am­bien­te ed è bra­vis­si­mo a sa­per ti­ra­re fuo­ri il me­glio dai suoi gio­ca­to­ri. Di­ri­gen­za, staff tec­ni­co, e squa­dra ope­ra­no in per­fet­ta sin­to­nia con se­rie­tà e pro­gram­ma­zio­ne. I ri­sul­ta­ti so­no sot­to gli oc­chi di tut­ti».

Con­tro il Na­po­li la di­fe­sa, pro­tet­ta a do­ve­re dal cen­tro­cam­po, non è mai an­da­ta in af­fan­no. Se lo aspet­ta­va?

«Die­tro, il Chie­vo ha gio­ca­to­ri esper­ti e im­por­tan­ti. To­mo­vic con la sua dut­ti­li­tà è sta­to un ot­ti­mo ac­qui­sto. Il Na­po­li si è tro­va­to di fron­te a una squa­dra so­li­da e con­cre­ta. Ma­ran ha ser­ra­to le fi­la co­pren­do al­la per­fe­zio­ne le zo­ne del cam­po. Per il Na­po­li è di­ven­ta­to im­pos­si­bi­le tro­va­re sboc­chi. Que­sta è se­con­do me la let­tu­ra da da­re a quel­la par­ti­ta».

Lei è og­gi as­si­sten­te di Car­mi­ne Nun­zia­ta sul­la pan­chi­na del­la na­zio­na­le ita­lia­na un­der 17; seb­be­ne in ro­sa il Chie­vo ab­bia pa­rec­chi gio­va­ni di ot­ti­ma pro­spet­ti­va, ci si osti­na a par­la­re di squa­dra vec­chiot­ta...

«Bè, fin­ché la vec­chia guar­dia reg­ge e si espri­me a que­sti li­vel­li, non ve­do do­ve sia il pro­ble­ma. Det­to que­sto, il Chie­vo di­spo­ne di uno dei mi­glio­ri vi­vai di tut­to il pa­no­ra­ma ita­lia­no. Da lì so­no usci­ti il ven­ten­ne De­pao­li e il di­cias­set­ten­ne Vi­gna­to. Il pri­mo sta in na­zio­na­le Un­der 21 con Gi­gi Di Bia­gio, il se­con­do in Un­der 18 con Da­nie­le Fran­ce­schi­ni. Con noi in Un­der 17 ab­bia­mo un ra­gaz­zo se­di­cen­ne del­la pri­ma­ve­ra gial­lo­blù, Ivan Mi­che­lot­ti, ter­zi­no si­ni­stro mol­to bra­vo. In Ger­ma­nia lan­cia­no i gio­va­ni in pri­ma squa­dra a di­cias­set­te an­ni. Qui da noi ci vuo­le più tem­po, per­ché si gio­ca un cal­cio più tat­ti­co e dif­fi­ci­le. So­no con­vin­to che nel­la se­con­da par­te del­la sta­gio­ne, a sal­vez­za in cas­sa­for­te, Ma­ran ne sfor­ne­rà al­tri».

Do­ve po­trà ar­ri­va­re que­sta squa­dra?

«La sal­vez­za ri­ma­ne il pri­mo obiet­ti­vo. Cre­do poi si pos­sa ri­pe­te­re quan­to fat­to nel­le due ul­ti­me sta­gio­ni as­se­stan­do­si tra i 45-50 pun­ti».

L’Eu­ro­pa è un so­gno smi­su­ra­to?

«È un so­gno che ri­chie­de una ro­sa più am­pia, a fron­te di un mag­gior di­spen­dio d’in­ve­sti­men­ti ed ener­gie. Un ma­gni­fi­co tra­guar­do, ma che po­treb­be ri­ve­lar­si un pro­ble­ma. La con­sa­pe­vo­lez­za del­le pro­prie di­men­sio­ni è la for­za di que­sta so­cie­tà».

Chiu­dia­mo con un pen­sie­ro per il pre­si­den­te Cam­pe­del­li?

«Lui è l’ar­te­fi­ce di tut­to. Gli do­vreb­be­ro da­re il bre­vet­to di “Fa­vo­la del­la Se­rie A” per­ché quel­lo che ha fat­to in que­sti an­ni e con­ti­nua a fa­re è qual­co­sa di uni­co e ir­ri­pe­ti­bi­le».

Pre­sen­te az­zur­ro Al Chie­vo dal 2000 al 2002, og­gi Cor­ra­di è as­si­sten­te del ct dell’Un­der 17

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