En­tra­no in giar­di­no per il pal­lo­ne. E lui spa­ra

Li­vor­no: ar­re­sta­to per ten­ta­to omi­ci­dio. I due ra­gaz­zi­ni ave­va­no sca­val­ca­to la re­te du­ran­te una par­ti­tel­la

Corriere Fiorentino - - La Città & La Regione - Gia­co­mo Sal­vi­ni

Non so­lo il dram­ma dell’al­lu­vio­ne che nel­la not­te tra il 9 e il 10 set­tem­bre ha pro­vo­ca­to ot­to vit­ti­me. A Li­vor­no, gio­ve­dì scor­so, si è sfio­ra­ta un’al­tra tra­ge­dia. Una sem­pli­ce par­ti­ta di pal­lo­ne tra ami­ci in via Oro­si (zo­na Sta­zio­ne), in­fat­ti, po­te­va tra­sfor­mar­si in un ter­ri­bi­le omi­ci­dio.

Po­co do­po le due del po­me­rig­gio, cin­que ra­gaz­zi­ni mi­no­ren­ni stan­no gio­can­do per stra­da, pre­ci­sa­men­te in un can­tie­re vi­ci­no al­le pa­laz­zi­ne che co­steg­gia­no il ca­val­ca­via di Por­ta a Ter­ra fi­no al­la Tor­re del­la Ci­gna. Una par­ti­ta di pal­lo­ne co­me tan­te al­tre: pas­sag­gi, cross e un ti­ro un po’ trop­po for­te. Co­sì la sfe­ra fi­ni­sce ol­tre la re­cin­zio­ne e at­ter­ra in un cam­po at­ti­guo ad un’abi­ta­zio­ne pri­va­ta con tor­ret­ta.

I due ra­gaz­zi più co­rag­gio­si de­ci­do­no di fa­re quel­lo che mol­ti dei lo­ro coe­ta­nei avreb­be­ro fat­to nel­la stes­sa si­tua­zio­ne: an­da­re a re­cu­pe­re il pal­lo­ne. Co­sì sca­val­ca­no il mu­ret­to che li di­vi­de dall’abi­ta­zio­ne. A quel pun­to sen­to­no, for­te e chia­ra, la vo­ce del­la pa­dro­na di ca­sa che ur­la e in­vi­ta il ma­ri­to a pren­de­re il fu­ci­le e spa­ra­re. E que­sto ese­gue: mi­ra i ra­gaz­zi­ni e fa fuo­co. Uno spa­ro, sec­co. Ma for­tu­na­ta­men­te a vuo­to.

I due mi­no­ren­ni li­vor­ne­si scap­pa­no il­le­si, an­che se ter­ro­riz­za­ti. Do­po po­co i cin­que ra­gaz­zi­ni si pre­sen­ta­no in sta­to di choc ne­gli uf­fi­ci del­la Po­li­zia Fer­ro­via­ria, a po­chi me­tri di di­stan­za, e rac­con­ta­no tut­to agli uf­fi­cia­li. Nel gi­ro di qual­che mi­nu­to li rag­giun­go­no i ge­ni­to­ri che spor­go­no de­nun­cia. La po­li­zia ri­tie­ne cre­di­bi­le la ver­sio­ne dei ra­gaz­zi­ni e si at­ti­va all’istan­te.

Do­po aver in­di­vi­dua­to la ca­sa al ci­vi­co 32 di piaz­za Dan­te (pie­no cen­tro, a due pas­si dal­la sta­zio­ne), man­da le vo­lan­ti di po­li­zia sul luo­go. Pro­ta­go­ni­sti del­la vi­cen­da due co­niu­gi: G.L., una don­na pi­sa­na di 60 an­ni, e il ma­ri­to A.R., li­vor­ne­se di 67. La don­na, ap­pe­na ve­de ar­ri­va­re gli uo­mi­ni in di­vi­sa, vuo­ta su­bi­to il sac­co: «È sta­to mio ma­ri­to a spa­ra­re, sia­mo esa­spe­ra­ti dai con­ti­nui ten­ta­ti­vi di fur­ti e di vio­la­zio­ne di do­mi­ci­lio. Non ne pos­sia­mo più». L’uo­mo con­fer­ma tut­to di­cen­do, pe­rò, che a in­ci­tar­lo era sta­ta pro­prio la mo­glie.

Nel­la ca­sa gli uo­mi­ni del­la po­li­zia tro­va­no due fu­ci­li ca­ri­chi e la car­tuc­cia del­lo spa­ro den­tro il ce­sti­no del­la spaz­za­tu­ra in cu­ci­na. Ma l’uo­mo non po­te­va ave­re quel­le ar­mi in ca­sa: il por­to d’ar­mi in­fat­ti era sca­du­to ven­tu­no an­ni fa (nel 1996) e non era mai sta­to rin­no­va­to. Co­sì l’uo­mo, reo con­fes­so, è sta­to ar­re­sta­to con l’ac­cu­sa di ten­ta­to omi­ci­dio in con­cor­so e la mo­glie de­fe­ri­ta in sta­to di li­ber­tà per lo stes­so rea­to.

La spie­ga­zio­ne «Sia­mo stan­chi del­le con­ti­nue in­tru­sio­ni»: co­sì si so­no giu­sti­fi­ca­ti l’uo­mo e sua mo­glie

Il po­li­ziot­to mo­stra il fu­ci­le con cui l’uo­mo ha spa­ra­to

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