SOF­FREN­DO S’IMPARA

Corriere Fiorentino - - Da Prima Pagina - di San­dro Pic­chi

Tut­to nel­la ri­pre­sa e vit­to­ria vio­la, sof­fer­ta quan­to ba­sta per ag­giun­ge­re un ti­to­lo di me­ri­to in più per­ché nel cal­cio sof­fren­do si impara. Chi non ha nul­la da im­pa­ra­re è Fe­de­ri­co Chie­sa: un gio­iel­lo di gol e mol­te in­cur­sio­ni pe­ri­co­lo­se. Pio­li lo ave­va spo­sta­to a si­ni­stra in mo­do da fa­vo­ri­re la con­clu­sio­ne con il de­stro. Qual­che vol­ta è sem­bra­to che Chie­sa esa­ge­ras­se nel­la ri­cer­ca del ti­ro più che in quel­la dei com­pa­gni, ma la re­te al­la Del Pie­ro, se la ci­ta­zio­ne è con­sen­ti­ta, ha chia­ri­to tut­to.

Il gol pro­dez­za di Chie­sa ha por­ta­to sul cam­po un van­tag­gio che è du­ra­to quan­to un sor­ri­so, per­ché il Bo­lo­gna ha pa­reg­gia­to im­me­dia­ta­men­te con Pa­la­cio, una vec­chia vol­pe an­co­ra in ot­ti­me con­di­zio­ni e qui si è sup­po­sto che la Fio­ren­ti­na ac­cu­sas­se il col­po, im­pres­sio­ne du­ra­ta fi­no al più che pre­ci­so col­po di te­sta di Pez­zel­la che ha por­ta­to tre pun­ti, di­fe­si in un fi­na­le in­si­dio­so che odo­ra­va di pa­reg­gio. Il pa­lo ha com­piu­to un suo in­spe­ra­to do­ve­re sul col­po di te­sta di Pa­la­cio ed è fi­ni­ta con la se­con­da vit­to­ria con­se­cu­ti­va dei vio­la. Da ze­ro a sei pun­ti nel gi­ro di due gior­na­te, un ri­tor­no in una zo­na di clas­si­fi­ca do­ve l’aria è mi­glio­re. Ci so­no sta­te nel­la Fio­ren­ti­na di ie­ri in­di­ca­zio­ni po­si­ti­ve, più o me­no evi­den­ti, che in­co­rag­gia­no. Al­la squa­dra vio­la si chie­de­va una ri­pro­va do­po il fin trop­po co­mo­do suc­ces­so di Ve­ro­na, e la ri­pro­va c’è sta­ta, al­me­no per quan­to ri­guar­da il ri­sul­ta­to e il mo­du­lo di gio­co che, do­po le dif­fi­den­ze ini­zia­li, com­pre­se le no­stre, ha di­mo­stra­to una sua con­si­sten­za o al­me­no una ac­qui­si­ta fa­mi­lia­ri­tà da par­te del­la squa­dra. Il pas­so a vol­te è len­to, la co­stru­zio­ne a vol­te è fin trop­po pa­zien­te, il cen­tra­van­ti vie­ne as­si­sti­to po­co e com­bi­na po­co, ma il grup­po dà l’im­pres­sio­ne di cre­de­re in quel­lo che fa, an­che quan­do non fa mol­to, e que­sto do­po i dub­bi e le per­ples­si­tà di ini­zio sta­gio­ne, non è cer­ta­men­te un cat­ti­vo se­gna­le. Pio­li ha avu­to una buo­na idea quan­do ha fat­to en­tra­re in cam­po Gil Dias, ag­giun­gen­do un’ala di ruo­lo nel set­to­re do­ve l’ala era Bru­no Ga­spar al quale Gil Dias si è ag­giun­to per for­ma­re una ca­te­na de­stra più ef­fi­ca­ce. Non era fa­ci­le met­te­re nei guai il Bo­lo­gna che con­tro il Na­po­li ave­va ret­to be­ne a lun­go, uscen­do scon­fit­to in mo­do lar­go ma in­fe­de­le ri­spet­to al­la par­ti­ta. Per la Fio­ren­ti­na un ti­to­lo di me­ri­to in più. È ov­vio che la so­li­di­tà del­la squa­dra sa­rà mes­sa a du­ra pro­va nel­le pros­si­me par­ti­te, mer­co­le­dì con­tro la Ju­ven­tus in tra­sfer­ta e poi in ca­sa con l’Ata­lan­ta, par­ti­te nel­le qua­li l’im­pres­sio­ne che la stra­da im­boc­ca­ta sia quel­la giu­sta sa­rà sot­to­po­sta a se­ve­re ve­ri­fi­che. Ma in­tan­to c’è que­sta in­di­ca­zio­ne po­si­ti­va, sor­ret­ta da due vit­to­rie. Chi, co­me il vo­stro cro­ni­sta, cre­de­va po­co in un pro­get­to all’ap­pa­ren­za im­prov­vi­sa­to pren­de at­to con sod­di­sfa­zio­ne dei due pas­si in avan­ti che por­ta­no un po’ di fi­du­cia pen­san­do al lun­go cam­mi­no.

L’ab­brac­cio di Chie­sa ai ti­fo­si vio­la (fo­to Se­sti­ni)

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