RENZI, BER­LU­SCO­NI E L’AS­SE DI FI­REN­ZE

Corriere Fiorentino - - Da Prima Pagina - di Pao­lo Er­mi­ni

C’è già chi par­la di un Na­za­re­no fio­ren­ti­no tra Renzi e Ber­lu­sco­ni. Era ine­vi­ta­bi­le, vi­sto che so­no pro­prio il se­gre­ta­rio del Pd e il lea­der di For­za Italia gli in­vi­ta­ti di mag­gior ran­go del­la due gior­ni che il fon­da­to­re e il di­ret­to­re del Fo­glio, Giu­lia­no Ferrara e Clau­dio Ce­ra­sa, han­no or­ga­niz­za­to il 21 e il 22 ot­to­bre nel Sa­lo­ne dei Cin­que­cen­to, con tan­to di sa­lu­ti del sin­da­co Nar­del­la. Un fe­sti­val che fa da con­tral­ta­re al fe­sti­val del Fat­to Quo­ti­dia­no che si è svol­to al­la Ver­si­lia­na a fi­ne ago­sto e che si pre­sen­ta po­li­ti­ca­men­te ef­fer­ve­scen­te. I dia­lo­ghi con­se­cu­ti­vi con i due ex pre­mier se­gne­ran­no l’au­tun­no, ma po­tran­no orien­ta­re an­che tut­ta la cam­pa­gna elet­to­ra­le di pri­ma­ve­ra.

Ferrara e Ce­ra­sa smen­ti­sco­no di la­vo­ra­re a un go­ver­no di lar­ghe in­te­se o, a mag­gior ra­gio­ne, di vo­le­re rie­su­ma­re il pat­to che il 18 gen­na­io del 2014, con l’in­con­tro sto­ri­co nel­la se­de ro­ma­na del Pd, ria­prì la sta­gio­ne del­le ri­for­me isti­tu­zio­na­li. Non è più quel tem­po, cer­to, do­po che Renzi e Ber­lu­sco­ni si so­no du­ra­men­te con­trap­po­sti nel re­fe­ren­dum co­sti­tu­zio­na­le del di­cem­bre scor­so. Ma è con lo stes­so spi­ri­to di al­lo­ra che po­treb­be es­se­re per­se­gui­to l’obiet­ti­vo dell’hap­pe­ning fio­ren­ti­no: da­re al con­fron­to po­li­ti­co il ca­rat­te­re di un duel­lo tra le for­ze dell’«ot­ti­mi­smo» e quel­le del «de­cli­ni­smo». Il di­se­gno dei «fo­glian­ti» è chia­ro: gli ita­lia­ni de­vo­no fi­nal­men­te sce­glie­re tra una po­li­ti­ca del­le com­pe­ten­ze e i di­let­tan­ti­smi de­ma­go­gi­ci, se­con­do una ispi­ra­zio­ne bi­par­ti­san cen­tro­de­stra-cen­tro­si­ni­stra che non can­cel­la le dif­fe­ren­ze. Ma co­me non pen­sa­re, al­lo­ra, al di là dei pro­po­si­ti di­chia­ra­ti, che a Pa­laz­zo Vec­chio sa­ran­no Bep­pe Gril­lo, Luigi Di Ma­io e tut­ti i Cin­que­stel­le i ber­sa­gli pri­vi­le­gia­ti? Più com­pli­ca­to im­ma­gi­na­re che co­sa Ber­lu­sco­ni di­rà di Sal­vi­ni e Me­lo­ni. O, in pa­ral­le­lo, che di­rà Renzi di Pi­sa­pia (di D’Alema si sa già che pen­sa, e non da ades­so). L’esi­to del­la due gior­ni non è scon­ta­to, in­som­ma. Tut­to di­pen­de­rà dall’abi­li­tà dei due gio­ca­to­ri. Cer­che­ran­no di col­pi­re uni­ti il ter­zo com­pe­ti­tor per ten­ta­re di ve­der­se­la poi nel con­fron­to di­ret­to?

Ie­ri era il com­plean­no nu­me­ro 81 dell’ex Ca­va­lie­re e Renzi si è pre­mu­ra­to di far sa­pe­re che non lo ha chia­ma­to per far­gli gli au­gu­ri. Un mo­do per fu­ga­re i sospetti di «in­ciu­cio», si ca­pi­sce, ma la lot­ta con­tro com­plot­ti­sti e di­sfat­ti­sti for­se do­vreb­be pro­prio ri­par­ti­re dal­la cul­tu­ra del­le buo­ne ma­nie­re. L’uni­ca ri­vo­lu­zio­ne pos­si­bi­le, ormai, nell’era dell’in­sul­to im­pe­ran­te.

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