MA LE ASTUZIE NON BASTANO

Corriere Fiorentino - - Da Prima Pagina - Di Pao­lo Er­mi­ni pler­mi­ni@rcs.it

La Lega può chie­de­re an­che di asfal­ta­re l’Ar­no per ve­lo­ciz­za­re il traf­fi­co Fi­ren­ze-Pi­sa, in mo­do da evi­ta­re il po­ten­zia­men­to di Pe­re­to­la (l’ae­ro­por­to di Ren­zi, se­con­do il Car­roc­cio). Nell’Ita­lia di­ven­ta­ta il Pae­se dell’er­ba vo­glio, a pa­ro­le or­mai tut­to è pos­si­bi­le (an­che se con ef­fet­ti di­sa­stro­si). Pe­rò non si pos­so­no cam­bia­re le car­te a pro­prio pia­ci­men­to. E im­bro­glia­re il po­po­lo, con buo­na pa­ce del de­cla­ma­to po­pu­li­smo. È sta­to il mi­ni­stro Cen­ti­na­io a da­re il la, so­ste­nen­do che il no al­la nuo­va pi­sta si­gni­fi­ca an­che im­pe­di­re un ul­te­rio­re gran­de af­flus­so di tu­ri­sti a Fi­ren­ze, in mo­do da evi­tar­ne il col­las­so. Ma il ra­gio­na­men­to non sta in pie­di. In sin­te­si:

1) Il po­ten­zia­men­to del Ve­spuc­ci non è sta­to con­ce­pi­to a uso e con­su­mo del mo­vi­men­to tu­ri­sti­co, ben­sì co­me stru­men­to per il mon­do de­gli af­fa­ri che chie­de la mas­si­ma ra­pi­di­tà nei suoi spo­sta­men­ti.

2) I tu­ri­sti che sbar­che­ran­no a Pe­re­to­la non sa­ran­no ri­spe­di­ti all’ae­ro­por­to di pro­ve­nien­za, ma è chia­ro che qui ar­ri­ve­rà una fa­scia mol­to ri­stret­ta di tu­ri­sti di fa­scia al­ta che non han­no nien­te a che fa­re con il tu­ri­smo mor­di e fug­gi e l’usu­ra del cen­tro. E que­sto non av­ver­rà per­ché fa co­mo­do dir­lo: sa­rà in­ve­ce il ri­sul­ta­to del­la scel­ta pre­ci­sa per la qua­le nel si­ste­ma in­te­gra­to re­gio­na­le il mo­vi­men­to tu­ri­sti­co de­ve es­se­re con­cen­tra­to su Pi­sa. Non in ba­se ad au­spi­ci, ma go­ver­nan­do le rot­te, gli ac­cor­di con le com­pa­gnie, la re­te dei char­ter.

3) Tut­to è pron­to per av­via­re i la­vo­ri per la nuo­va pi­sta del Ve­spuc­ci. E per pro­ce­de­re con lo svi­lup­po pa­ral­le­lo dei due sca­li. Go­ver­na­ti da un’uni­ca so­cie­tà, To­sca­na Ae­ro­por­ti. Che non è cer­ta­men­te una as­so­cia­zio­ne be­ne­fi­ca, ma non si ve­de per­ché do­vreb­be pe­na­liz­za­re se stes­sa sa­cri­fi­can­do Pi­sa a Fi­ren­ze, co­me pre­ve­do­no gli av­ver­sa­ri di Pe­re­to­la. Tut­to è pron­to per es­se­re mes­so in ope­ra, dal­le ga­ran­zie di si­cu­rez­za al­le com­pen­sa­zio­ni am­bien­ta­li. Tut­to è pron­to do­po mez­zo se­co­lo di po­le­mi­che e bef­fe (sul­la pel­le di Fi­ren­ze, per le esi­gen­ze dell’ex Pci).

4) Tut­to è pron­to ma il go­ver­no gial­lo­ver­de ha det­to stop. La pi­sta al­la fi­ne non si fa­rà e Fi­ren­ze ve­drà più vi­ci­no un fu­tu­ro da cit­tà-mu­seo as­se­dia­ta dal de­gra­do, ac­com­pa­gna­to dal pro­gres­si­vo in­de­bo­li­men­to di tut­to il suo tes­su­to pro­dut­ti­vo (piz­ze a ta­glio esclu­se). Al­la fi­ne la cit­tà do­vrà pie­gar­si al dik­tat di Sal­vi­ni e del­la Cec­car­di, ma qua nes­su­no è fes­so: non ci si può er­ge­re a sal­va­to­ri del­la pa­tria pro­prio men­tre la si col­pi­sce.

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