Ma per­ché ave­te il son­no agi­ta­to?

Cosmopolitan (Italy) - - Ottobre -

Il no­stro in­si­der ti spie­ga co­me mai lui ogni not­te sem­bra com­bat­te­re con le len­zuo­la

Fuo­ri il so­le sta sor­gen­do, gli uc­cel­li­ni cin­guet­ta­no e tu apri gli oc­chi so­gnan­do di es­se­re una prin­ci­pes­sa in at­te­sa di un ca­me­rie­re in li­vrea che ti por­ti la co­la­zio­ne. Poi ti guar­di in­tor­no. Il let­to sem­bra re­du­ce da un bom­bar­da­men­to ae­reo e un esem­pla­re di ma­schio di fian­co a te dor­me scom­po­sto co­me do­po la rot­tu­ra di una di­ga, ma­ga­ri rus­san­do con il vo­lu­me dei mo­to­ri a Imo­la. Per­ché? Qua­le ma­le­fi­cio spin­ge noi uo­mi­ni a con­tor­cer­ci nel son­no co­me in­de­mo­nia­ti al­la sa­gra del­la piz­zi­ca, tra­sfor­man­do len­zuo­la fir­ma­te in un por­ci­le sgual­ci­to? Be’, quan­do ti por­ti in ca­sa un ani­ma­le sel­va­ti­co suc­ce­de. Ec­co i det­ta­gli.

1 CO­SE VIRILI CHE SI FAN­NO DI NOT­TE Men­tre tu dormi, il tuo ra­gaz­zo con­tro la sua vo­lon­tà è in un bor­del­lo de­gli An­ni Die­ci. Una splen­di­da don­na si spo­glia e lui si tuf­fa sul let­to ec­ci­ta­tis­si­mo (è il suo in­con­scio a gui­dar­lo), ma ec­co­lo in una jun­gla afri­ca­na, in­se­gui­to da tre ve­lo­ci­rap­tor. Quan­do uno lo rag­giun­ge, per di­fen­der­si gli af­fer­ra le ma­scel­le, che in real­tà so­no una te­na­glia, per­ché ora è in una fab­bri­ca in­gle­se di fi­ne Ot­to­cen­to. Oc­cor­re chiu­de­re una val­vo­la, pri­ma che tut­to esplo­da! La gi­ra a fa­ti­ca, ma è di­ven­ta­ta il vo­lan­te di una Fer­ra­ri in un te­sta a te­sta con Ayr­ton Sen­na. Ta­glia il tra­guar­do, una bion­da gli cor­re in­con­tro al ral­len­ta­to­re, e la sve­glia suo­na. Se­con­do te tut­to que­sto può ac­ca­de­re da fer­mi?

2 AN­CHE TU TI MUOVI CO­ME UN DERVISCIO Nes­sun ma­schio ose­rà mai con­fes­sar­ti che di not­te ti agi­ti an­che tu. Le ra­gaz­ze ten­do­no a tra­sfor­mar­si in un mu­li­nel­lo. Sul se­rio, gi­ra­te su voi stes­se ap­pro­prian­do­vi di len­zuo­la, co­per­te, cu­sci­ni... Qua­lun­que co­sa non sia an­co­ra­ta ai mu­ri è ri­suc­chia­ta dal vo­stro ab­brac­cio. Sia­mo co­stret­ti a con­tro­bi­lan­cia­re per non con­vi­ve­re con il raf­fred­do­re. Il ma­schio più sca­fa­to si pre­mu­ra di ri­fa­re lui il let­to, in mo­do da rim­boc­ca­re le len­zuo­la dal­la pro­pria par­te co­sì a fon­do da neu­tra­liz­za­re l’ef­fet­to vor­ti­ce. L’ine­sper­to, in­ve­ce, com­bat­te con te. Men­tre dormi, pe­rò, al­tri­men­ti da sve­glia lo mas­sa­cre­re­sti.

3 IRRIGIDIMENTI NOT­TUR­NI Hai pre­sen­te l’ere­zio­ne mat­tu­ti­na? Eb­be­ne, du­ran­te la not­te ne ab­bia­mo pa­rec­chie. Na­sco­no e muo­io­no pen­san­do a chis­sà co­sa. Nes­sun pro­ble­ma se non fos­se che l’ere­zio­ne fun­zio­na co­me il ca­val­let­to per le mo­to: se c’è, non puoi muo­ver­ti più di tan­to. E spes­so lui ha trop­po son­no per ri­sol­ve­re il pro­ble­ma in mo­do... ma­nua­le. Il po­ve­ro ma­schio al­fa, dun­que, cer­ca la po­si­zio­ne idea­le tra mil­le dif­fi­col­tà (a pan­cia in su tra­sfor­ma il let­to in una ten­da da cam­peg­gio, a pan­cia in giù gli sem­bra di pe­ne­trar­si l’om­be­li­co, di la­to ver­so di te è co­me se ti pun­tas­se una pi­sto­la al­la schie­na). E ogni sfio­ra­men­to lo ec­ci­ta ul­te­rior­men­te, peg­gio­ran­do le co­se.

4 VAGHIAMO NEL BUIO CO­ME NI­N­JA Men­tre tu vai in ba­gno pri­ma di co­ri­car­ti, noi uo­mi­ni spes­so sal­tia­mo que­sto pas­sag­gio. Co­sì nel cuo­re del­la not­te ci al­zia­mo coi cram­pi e bran­co­lia­mo co­me zombie fi­no al­la toi­let­te ur­tan­do ne­gli spi­gno­li. Di ri­tor­no dal wc, ac­cen­de­re la lu­ce per ca­pi­re dov’è il let­to sca­te­ne­reb­be ur­la ute­ri­ne, quin­di ci muo­via­mo nell’om­bra co­me ni­n­ja. Pec­ca­to che non lo sia­mo, per­ciò im­pie­ghia­mo 20 mi­nu­ti per ca­pi­re qual è il ver­so giu­sto del len­zuo­lo. A vol­te ci ad­dor­men­tia­mo nel ten­ta­ti­vo. È per que­sto che puoi tro­va­re il tuo uo­mo ad­dor­men­ta­to sul tap­pe­to, sul di­va­no o nell’ar­ma­dio. 5 LA VE­GLIA DEL GUER­RIE­RO For­se ora non ri­cor­di, ma ver­so le 3 ti sei la­men­ta­ta di una tar­di­va zan­za­ra. Mos­so da istin­to cacciatore e pro­tet­ti­vo, lui per ore ha cer­ca­to l’in­fa­me in­set­to sal­tan­do, spo­stan­do mo­bi­li, lan­cian­do in aria cu­sci­ni. Le len­zuo­la di­sa­stra­te so­no la pro­va che ha lottato per te.

di Ni­co­lò Zu­lia­ni

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